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IL FENOMENO DELLE BARBIE POP

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Cosa si intende per fenomeno delle Barbie Pop?

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Tutto nasce nel marzo del 1959, quando la ditta Mattel lanciò in tutto il mondo una linea di bambole, nota come fashion doll incentrata sul modello della giovane donna statunitense. La tradizionale bambola di pezza o di carta, fu sostituita dal primo giocattolo al mondo ad avere una strategia commerciale basata sulla pubblicità televisiva.

Si calcola che siano state vendute oltre un miliardo di Barbie in oltre 150 Paesi nel mondo. Sembra incredibile ma la Barbie fu inventata da una donna, l’imprenditrice statunitense di origini polacche, Marianne Ruth Andler, che per prima, non pensò a una bambola simile ai neonati, ma simile ai teenagers. La Barbie infatti aveva l’aspetto di una giovane donna adulta, tant’è che il primo modello raffigurava una Barbie con un costume da bagno zebrato, quindi a suo modo, sexy. Inoltre la Barbie era snodabile, poteva essere ricomposta o vestita con accessori, pettinata o addirittura truccata.

E’ assai curioso che la Barbie non fu pensata e progettata da un uomo, ma da una donna. Nel corso degli anni il termine “Barbie” ha iniziato ad essere usato per indicare una ragazza di bell’aspetto ma priva di spessore.

Nel 1992 la Mattel mise in commercio una Barbie parlante programmata in varie fasi, capace persino di eseguire brevi filastrocche. Un modello Barbie fu addirittura ispirato alla cantante Marie Osmond.

La Barbie pop di oggi, intesa come giocattolo, non esiste praticamente più. Potremmo azzardare che oggi, le adolescenti contemporanee giocano con Barbie umane, che più o meno riproducono l’estetica e l’immaginario delle bambole giocattolo. Sono sexy, snelle, graziose, agili, sorridenti.

Le prime Barbie musicali sono state le Spice Girls che divennero in breve tempo un fenomeno pop mondiale destinato al puro intrattenimento. Pensando all’Italia, le band girls pop non hanno mai avuto una rappresentanza importante, anzi le donne nella musica hanno spesso rappresentato il simbolo di donne emancipate, libere e in competizione con il dominio maschile.
Si pensi ad esempio a Jo Squillo e Sabrina Salerno che cantarono a Sanremo:
“Siamo donne, oltre le gambe c’è di più”, o a “Non sono una signora” della Bertè.

Ma ultimamente è comparsa in classifica e nei sold out dei concerti la nuova leva generazionale delle pop star, formate da ragazze uscite dai talent o dai tanti concorsi canori, ognuna con la sua precisa identità ma che apparentemente sembrano fatte in serie. Non hanno alcun riferimento con le regine del Pop internazionale, nessuna trasgressione, eccesso o irriverenza simile a Madonna, Britney Spears o Lady Gaga, tanto per citare i tre esempi più illustri. Sono brave ragazze, carine, gentili ossequianti ai media, alla moda e alla pubblicità, adorate dai fans. Sono intonate, esili, ben pettinate e truccate, hanno gambe lunghe e bianche, sorridono, si muovono e ballano allo stesso modo, cantano canzoni d’amore pop, appena intascano una hit di platino lo portano negli spot pubblicitari di una automobile, di un profumo, di un televisore in 3D. Sono amiche fin da duettare nei concerti. Sembrano fatte in serie e hanno nomi simili a quelli delle Barbie.

Perfettamente politically correct, sostenibili, resilienti e inclusive ma con garbo. Poco più che ventenni anche se sono cresciute in periferia, possiedono già appartamenti di lusso in centro. Se la cantano e se la suonano e al mercato dello showbiz dicono sempre di sì, basta che il produttore e l’agente di sesso maschile siano d’accordo. Le Barbie Pop sfilano e cantano in prima serata nei maggiori broadcast nazionali. L’esercito dei Tiktoker le adorano.

Se qualcuno le prende in giro come nel Gialappas Show, ci partecipano pure facendo finta di gradire l’imitazione perché tutto serve a promuovere la propria immagine o la propria canzone.

Le nuove Barbie sono conformi a tutto, alla pace nel mondo, a Sanremo, all’uguaglianza, alla solitudine digitale, al divismo sfrenato, al mercato all’ingrosso dei followers, alla solidarietà, ai Pandori, alla salvezza del pianeta, alle covention aziendali dove sono pagate a peso d’oro, persino alle luminarie natalizie con le frasi delle loro canzoni. Nelle interviste snocciolano verità universali come: “L’importante è essere sé stessi”, ”Bisogna credere nei propri sogni”, “Ho le mie idee ma la politica non mi interessa”, “Non vedo l’ora di vedervi al Forum”.

Mai nessuna di queste nuove Barbie si ritireranno a vita privata, sottraendo la propria immagine ai media come fece Mina. Sono troppo determinate a sfruttare il successo perché è tutto “pazzesco”, “incredibile”, “meraviglioso”, come in un film di successo, come Barbie appunto!

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