Home EDITORIALE del Direttore Enrico Nascimbeni è morto: addio maestro, sei stato ispirazione per tutti noi

Enrico Nascimbeni è morto: addio maestro, sei stato ispirazione per tutti noi

E' morto ieri Enrico Nascimbeni, un grande artista, un cantautore raffinato, un giornalista puntiglioso, uno scrittore brillante, un poeta appassionato

533
0
SHARE
Enrico Nascimbeni
Crediti Foto Emanuele Dello Strologo
Voto Utenti
[Total: 4 Average: 2]

Editoriale di Mela Giannini

E’ morto ieri Enrico Nascimbeni, un grande artista, un cantautore raffinato, un giornalista puntiglioso, uno scrittore brillante, un poeta appassionato, un attivista politico di sinistra e antifascista e, soprattutto, un grande amico di faremusic.it.
I funerali si svolgeranno il 14 Giugno alle ore 15.00 presso S. Giorgio, piazza Duomo, a Sanguinetto (Verona)

Figlio del grande giornalista Giulio Nascimbeni, Enrico era nato a Verona il 20 novembre del 1959.

All’inizio del 2019 l’artista aveva avuto gravi problemi di salute, ma si era ripreso. Ieri purtroppo un malore lo ha colpito e la morte è sopraggiunta all’arrivo in ospedale.

La notizia della sua morte è arrivata direttamente dai social per mezzo dalla moglie Pat, il tutto accompagnato da un lungo e commovente post:

ENRICO NASCIMBENI CI HA LASCIATI. ENRICO ERA ANCHE CIO’ CHE DICE NELLA SUA LETTERA E NELLA SUA CANZONE. IN QUESTO MOMENTO VOGLIO RICORDARE SOLO QUESTO (TRATTA DAL SUO BLOG SU ALL MUSIC ITALIA DATATA 31 LUGLIO 2015)

“Cara moglie mia,

effettivamente mi aspettavo di più. Volevo di più. Dalla mia vita. Avrei potuto fare di più. Vorrei darti di più. Ed invece questo brillare opaco dei miei giorni è quello che ti sto dando. Oh si. La vita l’ho vissuta. E la vivo. Ma quando diventa sopravvivenza. C’è amarezza nei miei occhi e nello stomaco. Abbiamo passato un inverno spartano. E solo noi sappiamo quanto.

Ti guardo sempre sai. Anche quando pensi che io stia guardando nel mio eterno vuoto. E vedo nei tuoi occhi belli Parigi, l’India, il Brasile, l’eterna tristezza del tuo sguardo. Ed io a Parigi non ti ho mai portato. Ti racconto spesso di tutte le mie avventure. Bambine e non. Tu sai che pezzo di merda sono stato nella vita. Tu sai quasi tutto di me. E grazie per non tenerne conto. Tu sei arrivata un giorno di agosto. Di tre anni fa. E non ti sei trovata di fronte un uomo. Ma un disastro ambientale. Pazientemente. Hai vegliato i miei sogni artificiali. Mi hai ridato la voglia di vivere . Ma tu. Meriteresti molto di più. Tantissimo. E invece eccomi qua. Con la netta sensazione che la musica mi abbia abbandonato. E con lei il sogno e le rose. La vita non è un palcoscenico. E nemmeno un libro. O una poesia. A volte mi confondo. Tra l’essere e il non essere sognato.

Non ho mai amato le lettere lunghe. Quindi moglie mia che dirti? “Bella, non ho mica vent’anni, ne ho molti di meno…”. Con gli abbracci di un uomo stanco e disilluso si costruisce una casa di sabbia. Che al primo libeccio crolla. Per me è ora di rialzarmi. E farlo per me. E per te. E lo farò.

E ti porterò a Parigi. E pure sulla luna. Cammineremo insieme nella vita. La tua vita. La mia vita. La nostra vita. Tu con un mazzo di fiori di campo tra le mani. Io fiero di essere al tuo fianco. Perché sei bella come il sole. Perché non è mai finita.

Perché nel nostro film alla fine i cattivi perdono.”
Tuo Enrico

enrico nascimbeni
Crediti Foto Emanuele Dello Strologo

Enrico Nascimbeni, laureato in Lettere Moderne e Filosofia, era amico e collaboratore di Roberto Vecchioni (con cui scrisse “L’ultima notte di un vecchio sporcaccione”, premiato con il Premio Tenco). Nella sua carriera aveva pubblicato nove album e aveva anche scritto per diversi artisti, tra cui Leonard Cohen, Tom Waits, Suzanne Paola Turci, Mango e tanti altri.

Come giornalista aveva collaborato con le più grandi testate e redazioni giornalistiche televisive, tra cui Il Giorno, Il Corriere della Sera, L’Arena, Studio Aperto, Sette e tanti altri.
Come scrittore, il suo ultimo libro si intitola “Ho scelto di sbagliare”.

Nascimbeni aveva curato anche diversi siti, blog e case editrici.
Ma più di tutti Enrico era stato nominato Commendatore della Repubblica dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Enrico aveva anche collaborato con il nostro magazine (qui i suoi articoli) con diversi scritti che oggi custodiamo con cura nel nostro cuore. Aveva parlato di tutto, di cantautori, degli anni di piombo, della lavoro, di Mani Pulite e tanto altro. Aveva anche intervistato la psicologa Maria Rita Parsi ed era stato, a sua volta, intervistato da noi più di una volta (leggi qui).

Chi scrive (il direttore di faremusic n.d.r.) era molto legata ad Enrico.
Ricordo con affetto il grande uomo qual era, un mentore, un motivatore, fonte di inesauribili consigli e “aiuti” culturali che serbo in me come tesoro preziosissimo.

Lunghe le nostre chiacchierate, soprattutto in merito all’attuale situazione musicale italiana e, non per ultimo, sull’attuale stato di salute della sinistra nel nostro paese e sui rigurgiti fascisti che stanno di nuovo sporcando la società italiana in questo ultimo periodo buio.

Mi raccontava di quando lui, da giovane, era stato in prima linea durante gli anni di piombo, delle sue lotte, dei suoi ideali, lui grande ispirazione per tutti gli attivisti come me che credono in una giustizia sociale senza frontiere e senza pregiudizi.
Gli ultimi suoi insegnamenti erano rivolti alla “tolleranza”, all’ascolto e comprensione verso chi, tra la gente, a sinistra, si era “smarrita” per strada votando e simpatizzando con i fascio-populisti di ogni sorta, esortando a dialogare con loro per farli rinsavire e aprire gli occhi.

Mi mancheranno le sue continue esortazioni ad andare avanti, a perseverare nel mio ruolo di giornalista e direttore di un importante, complicato e impegnativo sito musicale-culturale qual è faremusic.it. Le sue attenzioni e i suoi complimenti sono stati per me orgogliose medagie affisse al petto da un maestro che è stato, nel modo più assoluto, fonte inesauribile di ispirazione da cui attingere sempre e per sempre.
Mi mancherai maestro… ci mancherai tanto davvero, caro Enrico.
RIP.

 

Commento su Faremusic.it