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Di nuovo con Enrico Nascimbeni – INTERVISTA

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Crediti Foto Emanuele Dello Strologo
Voto Autore

di Giuseppe Santoro

Molte domande erano rimaste fuori dall’intervista del Maggio 2015 con Enrico Nascimbeni (leggi qui l’intervista) e quindi ritengo giusto completare l’opera, chiedendo oggi nuove risposte al poliedrico artista veronese.

INTERVISTA

Ti piace essere definito artista poliedrico o preferisci tuttologo?

Tuttologo no per pietà non li sopporto. Meglio artista poliedrico. Cioè faccio tante cose e riesco a farle male tutte. O quasi. La cosa che mi riesce meglio è scrivere. Che si tratti di una canzone, di un articolo o di un libro. Canoramente non sono un fenomeno ma ho un mio stile spero riconoscibile. In questi tempi sciagurati di intonature perfette e anima-talento zero…Penso che una stonatura fatta con il cuore e con stile sia la migliore intonatura che esista.

Enrico, cos’è successo nel mondo Nascimbeni in questi ultimi 16 mesi?

Amo ancora, anzi di più, mia moglie Pat. Il nostro cane Chas sta battendo il record di coccole e fughe da casa. La vita? Ho avuto momenti migliori ma non mi lamento. Dette le cose serie.  Ho scritto due libri e sto lentissimamente preparando un nuovo album.

Nel mondo non rotondo ma anche poco quadrato del 2016 sono successe invece diverse tragedie che hanno sconvolto l’Occidente. Come vive questi eventi un “giornartista” che ne ha viste tante, anche da molto vicino?

Con un immenso senso di impotenza e pure rabbia. Il giornalismo “sul campo” è sempre più raro. Essendo della vecchia guardia ritengo che ogni avvenimento importante vada vissuto nel luogo dove è avvenuto. Non guardando video sul tubo o peggio copiando e incollando gli articoli dei pochi che sono andati là rischiando a volte la pelle. La trovo una cosa vergognosa. Buzzati, che fu anche giornalista del Corriere della Sera  scrisse riguardo alla tragedia nel 1956 della miniera belga di Marcinelle dove trovarono la morte quasi duecento ragazzi italiani: “…L’immagine della loro terra, i verdi campi, il sole, le piazze del paese nelle mattine di domenica, la vecchia casa, le immagini più care della gioventù sono forse riapparse, agli infelici, mentre la mortale trappola si chiudeva, fra le vampe selvagge, i nembi di fumo, il sudiciume, l’orrore della sepoltura.
E noi siamo qui seduti tranquilli che scriviamo. E voi, mentre leggete, può darsi siate sotto l’ombrellone sulla spiaggia, o alla fresca ombra di un abete…”

100 bambini di Aleppo, per l’opinione pubblica e per i media, valgono 1 bambino francese?

No. Siamo arrivati ai bambini di serie A e quelli di serie B. Vale anche per donne e uomini. E tutto questo mi dà il vomito.

Quanto razzismo c’è in tutto questo?

L’Italia è sempre stato un paese razzista. Nord contro Sud. Ma anche il più piccolo paesino della nostra penisola è razzista nei confronti di quelli del paesino vicino. E viceversa. Abbiamo tollerato i migranti quando erano i vu cumprà da sfottere. Un fenomeno limitato. Ora che che l’esodo è veramente iniziato siamo impreparati, diffidenti e razzisti. E più andrà avanti più sarà peggio. A mio parere.

Il fenomeno dell’immigrazione è un tema molto importante e complicato, oggi mescolatore di diverse discipline come la sociologia, la comunicazione e l’educazione civica. Come giudichi le ricette politiche italiane ed europee in quest’ambito?

Beh sicuramente la ricetta peggiore è quella proposta dalla destra estrema di Salvini. Una ricetta con la quale mi ci pulisco serenamente il culo. Ma anche tutte le ricette della politica italiana ed europea per ora sono un totale disastro.

Detto questo ricette non ne ho. Ho delle sensazioni e delle idee. Insegnare già dalle elementari la tolleranza, la storia. Insegnare ai bambini a leggere libri (da bambini) basta che siano libri. Insegnare ai grandi a leggere. In Italia non si legge. E un individuo senza cultura è violento e pericoloso. Combattere senza pietà il terrorismo islamico. Dialogare con l’Islam. E che l’Islam dialoghi con noi. E’ più praticata religione del mondo, un miliardo e rotti di fedeli. Ovviamente mica son tutti terroristi. Accoglienza. Ma non dissennata. Cioè rinchiudere in un campo col filo spinato un individuo non mi sembra una umana soluzione. Se lo facessero con me non esclude che potrei compiere atti inconsulti. No a qualsiasi tipo di guerra. Si alle guerre dell’intelligence. Ho tenuto per ultimo internet. Il luogo, a mio parere, dove si sta combattendo una guerra di reclutamento, pensiero e intolleranza degli uni verso gli altri. Se a questo porta internet che venga spento in tutto il mondo. La mia è una provocazione. Ma non del tutto. Torniamo al confronto tra umani. Non fra avatar.

La Repubblica italiana ha finalmente una legge che tutela (anche se a metà) le unioni civili. Meglio tardi che mai?

Era ora. E’ solo il primo passo. Gli altri devono essere compiuti velocemente. L’amore è uno. Non mi importa tra chi e chi.

So che ultimamente hai ricevuto due premi molto importanti in ambito nazionale e internazionale e uno di questi hai deciso di restituirlo. Puoi spiegarci cosa è accaduto?

Ho preso in Venezuela il premio “Simon Bolivar” patrimonio dell’Unesco. Per il mio impegno sociale e artistico. Ne ero onorato. Onorato davvero. Ma proprio per il mio impegno sociale e la mia piccola quotidiana lotta per la libertà e in favore di chi non ha voce, non me la sento più di avere in tasca un premio che mi è stato dato da una giuria che sostiene la dittatura del presidente Maduro. Una dittatura che ha ridotto in ginocchio un popolo e un paese che amo, conosco e dove ho lavorato. Dal Venezuela leggo in questi giorni notizie agghiaccianti. Non posso prendere un premio sporco, a mio parere, del sangue di un grande popolo. Diverso è il discorso per il premio che ho preso in Italia sempre per il mio impegno artistico e sociale e nel giornalismo d’inchiesta:“Photofestival Attraverso le pieghe del tempo”. Ne sono onorato e li ringrazio per aver pensato a me. Ma adesso devo andare avanti. I premi sono momenti. Bisogna andare avanti. E meritarseli continuando, impegnandosi sempre di più.

Due sono anche i libri che hai pubblicato nel 2015: “Sognando di vivere a trecento all’ora su una macchinina a pedali” (di cui abbiamo già parlato nell’altra intervista) e “Generazione meno x”. Si possono acquistare solo sul web o si trovano anche in libreria?

Si certo che si posso acquistare in libreria o online. “Generazione meno x” è una ristampa. Buon segno. “Sognando di vivere a trecento all’ora su una macchinina a pedali” (Rupe Mutevole Edizioni) sta continuando a vendere molto bene. Benissimo direi. Forse è il libro di poesie più venduto di quest’anno. Ed in questa intervista annuncio il titolo di uno dei due miei libri che usciranno quest’inverno. “Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno”. Una raccolta di racconti. Beh dai speriamo bene. Dell’altro libro non dico nulla. Come non dico con quali case editrici usciranno questi due volumi. Sono scaramantico.

Quindi la scrittura per te è un flusso continuo a quanto pare. Nella musica invece non trovi più fonti d’ispirazione? L’ultimo album è datato 2011.

Ho scritto tante canzoni nuove. Ne salvo due o tre. Ho più volte iniziato a fare un nuovo album e regolarmente mi sono fermato. La musica è una cosa seria. E’ un lavoro serio. Da privilegiati. Ora? Tento di incidere sto benedetto nuovo album. Ho tutto per farlo. Manco io. Spero di trovarmi.

Un ricordo di Eugenio Montale, per me la figura letteraria più importante del 900, che so essere stato un grande amico di tuo padre Giulio.

Ho conosciuto Eugenio Montale a Forte dei Marmi dove lui aveva una casa. Uomo mite e scontroso. Con me è stato sempre disponibile al dialogo e ad ascoltarmi. Soprattutto quando andavo a trovarlo a Milano nella sua casa di via Bigli. Gli facevo sentire le mie prime canzoni. Leggeva i miei testi. Che beata gioventù, e sfrontata gioventù, gli portavo su dei fogli di quaderno, forse dimenticando che ero davanti a un premio Nobel per la Letteratura. Lui che fumava come un turco e io pure. Pomeriggi meravigliosi nella casa di un Poeta. Fette di torta cucinate dalla sua governante, la Gina, e caffè. Momenti Che non dimenticherò mai. Ritengo Montale il più grande poeta del Novecento italiano. Ed uno dei più grandi di sempre. Nessun problema ad accostarlo a Leopardi. Sono loro i miei poeti italiani preferiti.

Scusa la franchezza, ma hai avuto veramente un culo incredibile a conoscere così bene un mito della letteratura italiana. Era fortuna consapevole o inconsapevole?

Allora totalmente inconsapevole, ora consapevolissima.

 

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Giuseppe Santoro
Ricco, bello, dolce e simpatico nella vita precedente. In questa invece, nasco a Lecce il 18 luglio del 1989 da una famiglia di professori. Mia madre insegna Lettere in una Scuola Media di provincia e mio padre, adesso pensionato, era insegnante di Educazione Fisica. Dopo il diploma commerciale ho lavorato come impiegato in un Centro di Medicina Nucleare per un anno e mezzo, ma purtroppo in seguito ai tagli alla sanità pugliese, all’inizio del 2011 mi sono ritrovato disoccupato. Nel 2013 ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e adesso frequento la facoltà Magistrale di Lettere Moderne. Importante è stata per la mia formazione professionale, l’esperienza come responsabile comunicazione e social per il sito Cometiveste.it, di cui sono il fondatore con altri due ragazzi. Canto in una band da due anni e adesso ci stiamo dedicando anche allo sviluppo di alcuni progetti inediti. Ho sempre scritto testi musicali, poesie, ma anche saggi brevi sugli argomenti più disparati e nei miei articoli mi piace osservare la società con occhio critico. Oltre a un’ ipotetica carriera nell’ambito dell’insegnamento, molto difficile visti i tempi che corrono, mi piacerebbe continuare a dedicarmi alla critica musicale e sociale. Non amo molto dire cose ovvie e in generale, non mi piace stare dalla parte del più forte. Da un po’ di tempo collaboro con questo blog che credo stia diventando un punto di riferimento importante per chi ama la musica e i suoi retroscena. Spero di essere all’altezza del compito e poter interessare i lettori a quelle che sono le mie idee e i miei pensieri.

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