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Un dito nel culo, a Corinaldo

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corinaldo
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Alla fine li hanno messi in asfissia. Tutti quasi senza vita.

Nessuno di loro aveva imparato nulla dagli amici. Nessuno credeva potesse esserci un segnale di pericolo: nella pompa notturna non ci sono nemici, o come si pensa delle canaglie.

Ma molti sono finiti dentro al solco a rilucere di morte, dentro alla tinozza a chiedere aiuto.

E le mamme, e i padri, sono diventati la disperazione nel mondo.

Corinaldo è un luogo solitario, sembra nasconda per davvero un inganno; che abbia nella vita pietrame, carte e un mare grosso di caos messo intorno. Non ci si raccapezza, in tutti quei ritagli. Perché i bolli comunali danno la regola, saldamente impressa.

Corinaldo quella notte era un campo di tigri, la musica andava a mille all’ora. Gli apripista pagavano il pedaggio, prima della cattiveria di Sfera Ebbasta.

Ehi troia, avrebbe detto, portami la tua amica, nell’immutabile andatura del trap. E nessuno sarebbe insorto; magari avrebbero acceso delle minime lucine pur di accompagnarlo.

E pur di non vietarlo le mamme hanno abbassato le mammelle, e i padri hanno sceso i calzoni: non comprendendo, per amore, chi fosse il diavolo e chi l’angelo.

E li hanno tenuti per mano, come fossero alla soglia della scuola. E allora Sfera e Basta avrebbe dato i temi: la figa e la ricchezza, la ricchezza e la figa. L’ingiuria e il suo dito nel culo.

E le mamme e i padri li avrebbero accompagnati in quell’orinatoio.

Loro prima che nascessero erano già infelici, già delle sterpi bruciate; avevano le giornate fitte di strazi, e di noia.

Li accontentavano e credevano di poterli conquistare, di tenerli in ostaggio. Che non fosse necessario ascoltarli prima che cadessero. Loro credevano fosse facile, e con qualche gesto familiare, avvicinarli. Che poi un altro brivido fosse possibile oltre il bancomat.

I miei occhi Bancomat, Bancomat
Tengo i soldi in camera, camera.

Che poi al primo posto c’è comunque l’idiota. Che crede tutto sia vero. E che se fosse riuscito a far chiudere gli occhi a tutti sarebbe riuscito a fotterli.

A Corinaldo c’erano mille odori, e qualche cane. E la discoteca era chiusa come una tomba, e qualcuno ha brindato nella coppa del destino.

Alla fine qualcuno li ha messi in asfissia.

 

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