Home Sanremo 2018 Sono rose. Rifioriranno? – L’Alfabeto del Festival di Sanremo 2018

Sono rose. Rifioriranno? – L’Alfabeto del Festival di Sanremo 2018

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Sanremo 2018 e il suo “alfabetico riepilogo” di fine edizione.

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A come ASCOLTI: un’edizione da record. La finale di Sanremo è stata seguita da 12 milioni 100 mila persone, pari ad uno share del 58,3 %. Segno che la professionalità paga. Nonostante le prime perplessità e i nasi storti sulla scelta del Direttore Artistico e del Conduttore (sulla Conduttrice ce n’erano decisamente meno), i risultati hanno messo tutti a tacere. Si potrà mai fare meglio? Solo se si affiderà la conduzione ad un gigante come Fiorello e ad una fuoriclasse come Virginia Raffaele, secondo il mio parere: gli unici potenzialmente idonei a poter effettuare un sorpasso (quasi) senza rischio di frontale.

B come BAGLIONI CLAUDIO: un Direttore artistico competente, attento e puntiglioso. Il mattino dopo la Prima Serata avrà tirato un enorme sospiro di sollievo: la responsabilità era tanta e le aspettative credo gli pesassero sul collo come il mondo sulle spalle di Atlante. Nelle serate a venire si è sciolto e si è persino cimentato in un’imitazione della Raffaele che imita Belen che passerà alla storia come uno dei momenti più surreali, ma simpatici, della storia televisiva. Ha presentato, cantato (tanto) e si è prestato a momenti di varietà televisivo con grande disponibilità e naturalezza. Unico appunto: ma, alle giacche che indossava , non poteva far spostare il bottone che tiravano tutte sul pancino?

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C come CANZONI: 20 quelle dei Campioni, 8 quelle delle Nuove Proposte. Belle e orecchiabili (quasi) tutte. Peccato che, con l’avvento dei Social che ci portano via tempo e attenzione, si sia persa l’abitudine di ascoltarle testo alla mano: un tempo le si seguiva parola per parola e, al passaggio successivo, già si riusciva a canticchiarle. Ora si è più impegnati a twittare e a seguire i Gruppi di Ascolto su Facebook piuttosto che concentrarsi sul significato dei testi, se c’è. E proprio a tale proposito, sarebbe interessante e doveroso far salire sul Palco anche gli autori delle canzoni che le hanno pensate, scritte, arrangiate, altrimenti si dovrà pensare a cambiare la dicitura in Festival del Cantante Italiano.

D come DOPOFESTIVAL: nuovo e ripensato, ricollocato al Casinò. Il sottotitolo “Tanto siamo tra amici” ne spiega esattamente le volontà: divertimento, poche polemiche, un po’ di sano cazzeggio. Edoardo Leo (parlantina a mitraglietta), Rolando Ravello dalla simpatia intelligente, Carolina Di Domenico elegantissima, Sabrina Impacciatore nella parte di Sabrina Impacciatore, Rocco Tanica come sicurezza e dalle battute folgoranti. «Un saluto da questa Sanremo che Ray Charles buonanima definiva “la perla delle Dolomiti”» vince su tutte.

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E come ELEGANZA: l’aggettivo più usato per descrivere questa edizione è stato proprio: elegante. Conduttori, artisti e ospiti si sono presentati con abiti distinti e accurati: nessuno smandrappato alla Clementino, per intenderci. Le serate in cui la Hunziker vestiva Armani lasciavano senza fiato, per bellezza e per magia (decisamente meno efficaci gli abiti di Trussardi). La scollatura audace ma raffinata della Prima Serata mi ha fatto rinchiudere in un mutismo di invidia e di irrealizzabilità: ho guardato la mia Seconda di reggiseno con rancore.

F come FIORELLO: ha aperto questa edizione con la solita verve irresistibile e ha gestito l’imprevisto dell’incursione sul palco con la sua capacità unica di maneggiare con perizia ogni tipo di situazione. Il suo duetto con Baglioni ha avuto il picco d’ascolto con 17,1 milioni di spettatori. Su le mani!!!

G come GIOVANI: si distinguono sempre per freschezza e novità. Si discuteva in Sala Stampa se fosse il caso di inserirli nella competizione senza più differenziazioni, insieme ai Campioni. Mirkoeilcane dichiarava che si sarebbe sentito a disagio a cantare con un big come Vecchioni (per fare un esempio), Mudimbi invece riteneva che potesse fungere da stimolo ai Campioni per puntare all’eccellenza (leggi: per non fare figure di palta con i Giovani). La vittoria quest’anno è andata a Ultimo e i titolisti si sono davvero sbizzarriti per fantasia e originalità (argh!).

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H come HUNZIKER: “Che meraviglia!” potrebbe essere il suo mantra per questo Sanremo. Solare, sorridente, ottimista ha condotto con disinvoltura e autoironia, con un piglio che stava tra Paperissima e Zelig. Ha cantato e ballato, nonostante il forte dolore al piede, con un alluce valgo che le ha fatto vedere le stelle. Peccato l’occasione persa, come paladina e fondatrice dell’Associazione Doppia Difesa che combatte la violenza contro le donne: avrebbe sicuramente potuto fare meglio e di più di quell’imbarazzante siparietto delle “finte” contestatrici da pizza e birra dell’8 marzo.

I come INTEGRATORI: magnesio, potassio, vitamine, caramelle al propoli, erisimo, barrette e drinks energetici. Per sopravvivere al Sanremo devi bombarti, altrimenti non riesci a reggere i ritmi massacranti e le pochissime ore di sonno: questo vale per tutti, giornalisti compresi. Ho visto colleghi accasciati sul computer mentre consumavano un panino, ignari delle condizioni meteo esterne. Io mi sono accanita per un buon quarto d’ora a cliccare Copia sull’Ipad e Incolla sul cellulare, senza ovviamente nessun risultato soddisfacente.

J come JONES PADDY: chi è costei? Un’inglese di 83 anni, la più anziana danzatrice di salsa acrobatica del mondo, che durante l’esibizione de Lo Stato Sociale, si è cimentata nel suo ruolo più congeniale: la vecchia che balla.

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K come KOLTES BERNARD-MARIE: il drammaturgo francese maledetto che ha ispirato il monologo toccante di Favino a Sanremo. Un testo allarmante che parlava di come un corpo estraneo fatica a prender posto in società e ci sia bisogno di materie prime come amore, tolleranza, accettazione. A fine interpretazione anche lo stesso Favino aveva le lacrime agli occhi. Uno dei momenti più emozionanti del Festival.

L come LEOSINI: la signora noir di “Storie Maledette” come ospite a Sanremo, mito sacro della tv, che bacchetta Baglioni sulle note di Questo piccolo grande amore: «E far l’amore giù al faro…». E lei che taglia corto: «I dettagli morbosi a me non interessano. Non mi riguardano». Avrei approfittato della sua presenza e della sua credibilità per un monologo toccante e significativo contro la violenza alle donne. Peccato per l’occasione persa.

M come MARE: se hai la camera con vista sei fortunato. Il mare è una una gioia per gli occhi, il grande protagonista silenzioso di Sanremo. Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice, scriveva Jean Claude Izzo: dovremmo avere tutti una finestra sul mare.

N come NON MI AVETE FATTO NIENTE: titolo della canzone vincitrice, interpretata da Ermal Meta e Fabrizio Moro. Nonostante l’accusa di plagio dalla quale sono stati assolti e riammessi, nonostante quel pizzico di paraculaggine del testo, la pace e la libertà sono temi importanti che vanno supportati. Erano i trionfatori annunciati e non hanno deluso le aspettative.

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O come ORE PICCOLE: le serate finiscono tardissimo, mai prima dell’1. Se poi ti avventuri nel Dopofestival di Sanremo arrivi direttamente a far colazione con gli operatori sanitari ospedalieri del primo turno. E’ un estenuante tour de force ma la musica val bene un paio di borse sotto gli occhi!

P come PICCHIO: era giustamente preoccupato quando ha accettato questa avventura insolita per lui. Ma, essendo artista intelligente e attore davvero stratosferico e di grande talento, la scommessa è stata vinta su tutti i fronti. Ha cantato, ballato, presentato anche in inglese fluentissimo: con il monologo sui migranti ha conquistato tutti. IMMENSO.

Q come QUOTE ROSA: “Non ho voluto fare le quote rosa obbligatorie perché mi sembrava sbagliato. Ho semplicemente vagliato le candidature che mi sono arrivate” ha detto Claudio Baglioni a proposito dello scarso numero di artiste donne in gara. 35 uomini e 4 donne: una percentuale davvero insignificante. Complimenti ad Annalisa che si è classificata al terzo posto, senza nessuna polemica a supportarla, solo con la sua voce, la sua interpretazione, il suo talento: il podio se l’è meritato tutto.

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R come ROSA TRIO: da qualche centinaio di follower a oltre 16 mila e il suo profilo continua a crescere. La signora del pubblico che, interrogata da Michelle Hunziker se usasse o no i social, sventuratamente ha risposto sì, si è vista catapultare nell’Olimpo delle star di Instagram. La signora, però, intelligentemente, ha voluto sfruttare il momento di celebrità con questo post su Facebook: “Sfrutto il mio attimo di popolarità per parlarvi di un argomento a me molto caro: la lotta contro quel ‘grande male’ chiamato cancro, sovvenzionata da AIRC. Il volontariato da me svolto nella rappresentanza della Delegazione di Milazzo mi ha regalato tante soddisfazioni negli ultimi anni e chissà, forse un giorno non molto lontano potremmo guardare questa malattia con occhi diversi. Ad oggi, i miei sono speranzosi! Non siamo mai stati così vicini ad una svolta. E voi, cosa ne pensate?”. Influencer con cervello.

S come SERGIO ENDRIGO: esattamente 50 anni fa, nel 1968, Endrigo vinceva il Festival con “Canzone per te“. Il tributo quest’anno era doveroso e tante sono state le richieste pervenute dal Web per perorarlo. E’ stato deciso, quindi, di istituire il premio speciale Sergio Endrigo al miglior interprete della manifestazione che è stato consegnato a Ornella Vanoni, che è salita sul palco dell’Ariston con Pacifico e Bungaro, per “Imparare ad amarsi“. Memorabile la risposta di Ornella: “Il premio di…?“.

T come TWITTER: sul social dell’uccellino le interazioni hanno registrato una crescita di oltre il 100% rispetto all’anno scorso. L’evento televisivo italiano più commentato di sempre.

U come ULTIMO: vincitore delle Nuove Proposte con “Il ballo delle incertezze”. Un brano sull’emarginazione che parla di tutti quelli che non si sentono compresi, prima che dagli altri, soprattutto da se stessi. Giovanissimo, ma con le idee chiare.

V come VOTAZIONI: sistema complesso che è stato ricordato sul palco costantemente, tra distinzioni di Giurie, numeri di Televoto, costi per la chiamata, numero di preferenze. Qualcosa si potrebbe rivedere, per cercare di semplificare.

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Y come YOU’VE GOT A FRIEND: un duetto d’eccezione quello tra Giorgia e James Taylor, su una cover del brano di Carole King del 1971. Il silenzio è calato in Sala Stampa: 4 minuti di forte emozione. Peccato aver relegato a corista il ruolo di Giorgia, una delle voci più belle della musica italiana. Se la meritava anche lei un’ esibizione tutta sua, o no?

Z come Le doppie in GaZZè: la sua “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” ha vinto il Premio BigaZZi (due zeta anche qui) per la Miglior Composizione. E, per rimanere nella doppia z, nella serata dei duetti ha portato due nomi del nostro jaZZ, Rita Marcotulli e Roberto Gatto. Una storia bellissima, una leggenda straordinaria che aveva incantato anche il grande Lucio Dalla. GaZZè ha dichiarato: “Mi piacerebbe che Bocelli cantasse la mia canzone”.
Se son rose, fioriranno anche queste.
Alla prossima!

 

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