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Giovanni Baglioni, e le dieci dita

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Giovanni Baglioni
Giovanni Baglioni
Voto Autore

di Michele Caccamo

Nella cassa di quella chitarra potrebbe esserci la cavalleria delle losche cantine o anche l’anima degli esseri nuovi che risorgono.

Giovanni Baglioni si mette davanti alla musica passando sulle corde come fossero un terreno di guerra, tanto che gli spuntano dalle dita le lame. Le sue piegature vanno oltre le altezze del tono, sembra vogliano rappresentare gli strilli dell’amore o maggiormente i canti della disubbidienza. Quando lui suona le note risaltano nello spazio come fossero “aerosoniche”.

Giovanni Baglioni ha le dita dappertutto: e percuote la cassa armonica e salta sulle corde come avesse nella mani dieci cavallette diventate matte. E fa perdere il senno e non si sa quale fiamma possa lanciarci nelle orecchie.

È un coltivatore di armonie che ci fa mettere in moto; proprio quando la vita si torce e ci potrebbe schiacciare: e lui vorrebbe impedirci di diventare greggi, grappoli dentro alle scatole del sistema.

La cassa di quella chitarra sembra avere la gola magica: che ne nasce la fede, e poi l’angoscia e poi la bellezza. Giovanni Baglioni sembra sappia procurarsi i raccolti migliori nell’arte dei suoni: che ne nascono fiori e poi mitraglie e poi vedette sulle nostre vite.

È evidente lui abbia l’intenzione di farci riprendere dalla siccità sentimentale, che vorrebbe spaccarci in due per raccogliere il nostro seme migliore. Perché lo sa che siamo diventati una luce calante: che, per come accade, alla fine muore.

Giovanni Baglioni, io l’ho visto danzare non molto distante dal mio dolore. E io ero in un presepe vuoto, con molto deserto e nessuna luce. E sentivo avvicinarsi sporco e sudicio il mio domani. E lui ha inventato ponti e torri, ha pensato noi fossimo dei passeri dentro a un acquazzone, e ha toccato nelle corde il punto esatto della fioritura, appena prima che arrivasse la quiete del sole.

Lo ascoltavo ed era come se lui guardasse il mio viso, e io pensavo di aver accanto una sedia vacante e che sulla sua musica non sarebbero state vane le mie parole.

Ogni cuore è una piccola cella e durante la tristezza si svegliano le pulci, avrei voluto dirgli. Perché questo è quello che so.

Giovanni dammi ancora la tua armonia amorosa; diventa cuoio e paglia nel fuoco, la motrice per altri miei battiti.

Giovanni, tapping and bending. Così mi sveglio.

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