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Il pettine magico di Niccolò Fabi

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di Michele Caccamo

Fa passare la sua ruota nella muffa, nei listelli organizzati, della melodia italiana; con un lavoro inconsueto fatto di morbide e sofisticate note.

Ha l’andamento delle arpe e lo slancio selvatico delle lepri; come fosse un romantico folle che si fidanza con la luna. Molti lo sanno cosa piangono le sue lacrime.

Niccolò Fabi nasce nelle fosse stellate, in quel limite minimo tra i monti e le nuvole. E canta come fosse un pettine magico, nei fili del tempo e dei nostri pensieri. Con quanta tenerezza riesce a svettare nel buon vento della speranza.

E ci lavora, attorno agli alberi giganti che nascondono la luce: con il cesello divide la Grazie dal dolore.

Non si appaga con un suono facile, apre la sua musica alle eufonie d’oltre universo per darci un alternato itinerario verso la Gioia: al di fuori della consuetudine.

Niccolò Fabi è il viaggiatore dagli alti canti, il poeta di nuovi favoriti versi, l’Uomo che adagia lumi e oli di Bellezza cercando di raffrenare il suo pianto.

Leggero e lieve come un ideale ci porta nel suo piccolo nido che la noncuranza, scoprendolo, scaccerebbe con un soffio. E le dita sonore si elevano nelle costellazioni, per la condanna della nostra malvagità: che allora anche la Fede è serena.

Non sappiamo cosa ci tocca nell’essere vivi, quali siano le soglie principali della nostra anima, né quanto sia necessario tenere muta la nostra ribellione; perché la terra è la dimora del peccato. Noi non siamo figli del sole e non sappiamo quale possa essere il momento giusto per evitare l’azzardo. Siamo parti astratte del nostro stesso alfabeto: una pena che sorregge l’intera vita.

Niccolò Fabi interpreta questo caos abbracciato al suo cuore, come fosse la pupilla la penna, la grande fortuna che ci dobbiamo.

Lui ha le chiavi delle nostre case, le coperte per i nostri dispiaceri. È l’Uomo che unisce gli spazi nei cieli per avere la somma dell’Amore.

Le canzoni di Niccolò Fabi sono degli allattamenti per la felicità; chiaramente di impegno civile. Senza il bavaglio della moda o dei costumi. La sua è la libertà bella dell’istante, dei movimenti di qualsiasi attimo, cantata in questo assurdo che esplode mentre siamo tutti arresi.

Niccolò Fabi ci vuole tenere svegli per poi mirare dritto alla verità dei nostri occhi: che si aprono per guardare il petto, inaridito come fosse una rosa che perde petali.

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