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SIAE E DIRITTO D’AUTORE: LA LETTERA DEI MILLE

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di Mariafrancesca Mary Troisi

Qualche giorno fa il mondo dello spettacolo/musica/tv/cinema si è compattato a difesa del diritto d’autore e della SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), aderendo al messaggio della “Lettera Aperta” lanciato da SIAE a tutta la comunità di autori. Il messaggio degli autori che hanno sottoscritto la lettera è chiaro: non si può svendere la creatività in nome di una liberalizzazione selvaggia o affidandola a investitori che puntano a fare profitti sull’intermediazione del lavoro degli autori.

Gli autori producono cultura. E la cultura identifica la storia di un Paese, garantendone la democrazia, la tolleranza, e la libertà di pensiero.

E‘ dunque esente da altre interpretazioni il pensiero degli autori italiani –firmatari- che rivendicano il ruolo della SIAE in risposta ad altri operatori che vorrebbero entrare nel mercato italiano (come SoundReef – che ha già preso accordi con Fedez e Gigi D’Alessio, avviando una vera e propria “campagna pubblicitaria” a favore della propria “immagine”).

Tra gli autori – firmatari – figurano nomi noti e meno noti, appartenenti a diverse generazioni: Niccolò Ammaniti, Biagio Antonacci, Malika Ayane, Claudio Baglioni, Franco Battiato, Pippo Baudo, Roberto Benigni, Edoardo Bennato, Andrea Bocelli, Angelo Branduardi, Paolo Buonvino, Liliana Cavani, Adriano Celentano, Cristina Comencini, Fabio Concato, Paolo Conte, Maurizio Costanzo, Ivan Cotroneo, Gaetano Curreri, Francesco De Gregori, Pino Donaggio, Elisa, Roby Facchinetti, Roberto Faenza, Tiziano Ferro, Max Gazzè, Dori Ghezzi, Michele Guardì, Andrea Guerra, Francesco Guccini, Pino Insegno, Jovanotti, Emis Killa, Mario Lavezzi, Luciano Ligabue, Fiorella Mannoia, Marco Masini, Franco Micalizzi, Franco Migliacci, Cristiano Minellono, Mogol, Giuliano Montaldo, Ennio Morricone, Gabriele Muccino, Gianna Nannini, Nek, Ferzan Ozpetek, Gino Paoli, Piero Pelù, Nicola Piovani, Raf, Eros Ramazzotti, Massimo Ranieri, Tony Renis, Enrico Ruggeri, Marco Risi, Salmo, Gabriele Salvatores, Giuliano Sangiorgi, Alberto Sironi, Alessandro Solbiati, Giovanni Sollima, Paolo e Vittorio Taviani, Giuseppe Tornatore, Umberto Tozzi, Carlo ed Enrico Vanzina, Carlo Verdone, Paolo Virzì, Nina Zilli, Zucchero e altri.

L’iniziativa è nata dopo che lo scorso 22 aprile, a Ginevra, il Presidente della Confederazione Internazionale delle Società di Autori e Compositori (CISAC), Jean Michel Jarre, aveva dichiarato: “In futuro non ci sarà un mercato di contenuti se i creatori non saranno in grado di crearli. Dobbiamo proteggere chi crea questi contenuti. Proteggerli vuol dire proteggere il loro diritto ad avere una equa remunerazione per il loro lavoro“.

SIAE ha un’esclusiva a operare in Italia – garantita per legge – ma alcune società straniere, sulla base di un’interpretazione della direttiva Barnier –la normativa europea – chiedono una liberalizzazione del mercato.

Dice Filippo Sugar – Presidente SIAE: “La SIAE rispetta già quanto richiesto dalla direttiva, sia in termini di trasparenza sia di gestione. Chi parla di liberalizzazione confonde la verità. La SIAE è per sua natura la casa comune degli autori e dagli editori perché è gestita direttamente dai soggetti che tutela e perché non opera a scopo di lucro, ma col solo obiettivo di proteggere il lavoro di chi crea. Siamo controllati dagli autori e quindi operiamo nel loro interesse esclusivo, non come imprenditori terzi che dalla raccolta dei diritti devono ricavare il loro profitto.

Non siamo preoccupati né angosciati. Gli autori possono scegliere dove iscriversi, anche noi abbiamo un migliaio di stranieri associati, ma credo che rivedremo presto chi se ne è andato

Alla fine conta la capacità di fare il proprio lavoro. Un nuovo operatore avrebbe davanti a sé due strade: firmare un accordo con noi e riconoscerci delle commissioni per i nostri rilevamenti, ma quindi un autore pagherebbe due volte le commissioni, oppure avere una struttura come la nostra in grado di monitorare 30mila eventi live l’anno e in grado di negoziare contratti con i grandi broadcaster come Mediaset, Sky e Rai e con i singoli bar e locali di provincia. In un mondo che deve affrontare player digitali che agiscono globalmente come Google o Spotify, piuttosto che parcellizzarsi è meglio stare uniti e al limite consorziarsi con altri Paesi, come stiamo facendo coi colleghi francesi e spagnoli

Invece di dividersi la cosa più saggia sarebbe quindi restare uniti e operare insieme per garantire il massimo della tutela e della retribuzione a chi è il vero motore dell’identificazione culturale di un Paese, gli autori.

Fino a qualche anno fa la presenza di membri di nomina politica negli organi di gestione rendeva la società ingovernabile. Dal 2013, dopo il commissariamento, siamo arrivati all’autogoverno.

L’anno scorso i nostri incassi sono cresciuti del 16 per cento, grazie ad esempio alla rinegoziazione dei contratti con Sky e Mediaset e alla semplificazione delle tariffe che rende più semplice ai partner pagare. Sono cresciuti anche controlli e sanzioni. Per la prima volta un socio è stato radiato perché dichiarava il falso: diceva di eseguire musiche sue, invece ne faceva altre. In parallelo sono scesi i costi per gli associati. Il processo di digitalizzazione e l’ingresso di giovani dirigenti che arrivano dal privato ci ha reso più efficienti”.

La risposta degli autori – firmatari – è stata, ripetiamo, forte è chiara. Loro sono con SIAE.

V’invitiamo – per maggiori chiarimenti – a rileggere la chiacchierata con Roberto Razzini –Managing Director di Warner Chappell Music Italiana, Presidente di FEM, e Membro del Consiglio di Sorveglianza SIAE – fatta qualche tempo fa – proprio su questo tema.

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