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Pianto dal Sud – disastro ferroviario in Puglia

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di Michele Caccamo

E ci stanno raccontando che gli assassini sono i macchinisti, i negri del fumo. Coloro che non hanno saputo marcare a stretta misura il binario, e lo hanno lasciato scivolare sotto le ruote e gli stantuffi, nel sentiero che tiene il posto alle ossa degli uomini morti.

E il treno oggi in Puglia si è aperto come un altare, o una rosa schiusa in due.

E ci stanno raccontando quanto influente sia il fato nelle vicende umane e che più neanche Dio ha le spalle giuste per la nostra sorte.

E che i due macchinisti hanno messo avanti le teste, nella forma delle pietre, per avere la potenza nel tempo, per dominare l’attrito del ferro.

E ci stanno raccontando i nomi degli uomini deceduti, degli angeli bambini volati e di quanto sia povera la vita, al Sud. Dell’irruenza del destino quando vuole massacrare, e che in fondo era imprevedibile. Che la morte ha la sua sfrontatezza.

E che i macchinisti tenevano entrambi la dritta, la bandiera monocolore dell’assalto.

E ci stanno raccontando che la Puglia ha una massa di rocce e che avrebbe consentito i binari a chiocciola, e che i treni non hanno tenaglie per arrampicarsi e che sarebbero caduti come un sacco di noci.

E ci stanno raccontando che perfino dal cielo sarebbe stato impossibile vederci delle pietre dure e squadrate, che non fossero scrigni di polvere. Che la Puglia ha nella piana del mare il suo impasto debole e che la salvazione sta nel limite, fissato in due sole linee rette. Un verme soltanto, a salire e non uno a scendere.

E ci stanno raccontando che avremmo perso la luce dell’alba, che avremmo avuto il castigo del sole per ogni vagone in più.

E noi rispettosamente ancora ci crederemo. Perché siamo canne vuote, inutili sul serio. Siamo del Sud, del regno dell’indolenza.

Quale vento ancora doloroso dovrà avvenire per farci alzare a diecimila con i bastoni dei cani, e scrivere noi la cronaca e dare corpo alla nostra uguaglianza. Quanto dovranno spingerci ancora nell’abisso dell’abbandono prima del nostro disdegno, prima della nostra ribellione?

E intanto il treno, oggi in Puglia, si è aperto come un altare, o una rosa schiusa in due.

 

 

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