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Vota Alice per un mondo migliore

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di Michele Monina

Uno dice, legittimamente, ma chi te lo fa fare? Perché, in fondo, è più facile stare nel gruppo, prendersi le pacche sulle spalle degli uffici stampa, mangiare ai buffet, battere le mani a comando, sempre e comunque, farsi i selfie a bordo piscina. Così eccole lì, le recensioni tutte uguali, gli artisti che sono tutti straordinari, tutti talenti che quando cantano fanno capolavori. Metodo, questo, che assuefà al brutto. Che ci abitua a mangiare merda, al punto che poi la merda ci sembra buona e quando ci capita di trovarci di fronte a un piatto saporito, buono, genuino, non lo sappiamo più riconoscere. Anzi, ci sembra cattivo, perché non sa di merda. Tutto è uniformato, e perché mai uno si dovrebbe prendere la briga (la parola briga, sia detto en passant, si trova a questo punto di questo scritto per sottolineare come, volendo, la si può usare anche in contesti che, con la merda di cui si parlava prima, non c’entrano nulla) di uscire dal coro?  A che scopo? Con che vantaggio?

Ecco, il punto sta tutto qui. Io non scrivo di musica perché penso che questa cosa mi possa portare un vantaggio. Scrivo di musica per due validi motivi. Perché so farlo, e anche piuttosto bene, ma questo lo sapete già, e perché la musica è la mia passione, e vorrei provare e far sì che quanto di buono c’è emergesse tanto quanto che ciò di sbagliato scomparisse. Non una missione, perché non sono un missionario, ma qualcosa di più di un lavoro. Del resto per farlo, per riprendere a scrivere di musica, ho smesso di fare quel che ho fatto negli ultimi dieci anni.

Tutto questo lungo preambolo per dire cosa?

Che io ho scelto Alice Paba. Sì, tutto un lungo preambolo sul perché io abbia deciso di scrivere che arriva in un luogo che con quel ragionamento, apparentemente, poco o nulla a che fare, una cantante di diciannove anni che sta cercando di emergere a The Voice, non esattamente il mio ambiente naturale.

Odio i talent. Credo anche questa non sia una novità. Non perdo occasione per tirare fendenti a un mondo che, credo a ragione, ho identificato come il male della musica, in questi tempi. Intendiamoci, il male nel drama che sto raccontando, non il male assoluto. Tanto per dare il giusto peso alle cose. Comunque il male. Scorciatoia delle major, ormai incapaci di scoprire alcunché e altrettanto incapaci, se per caso un talento gli capita per le mani, di costruirci intorno un progetto. E mezzo usato da alcuni addetti ai lavori per dar adito a clamorosi magheggi di repertorio, roba che, un tempo, ci avrebbero costruito su una serie tv.

Amici l’ho sempre considerato per quel che è, un programma tv anche ben confezionato, rivolto a un pubblico specifico, quello che alberga da Roma in giù. La versione mariadefilippesca della musica, non diversa, per intenzioni e svolgimento, dagli altri prodotti tv della nostra, da Uomini e Donne a C’è posta per te. Nulla che abbia a che fare con il talento. Infatti di talenti non se ne sono visti, da quelle parti.

X Factor è più cool, con un pubblico microscopico, credo seguito da meno gente di quanta non segua Un giorno in pretura, ma più selezionato. Il programma che i milanesi che si occupano di musica, e quelli che si occupano di musica, in genere, ruotano intorno a Milano. Anche qui, di talenti ne sono usciti pochi, ma pochi davvero. Però, a differenza che su Amici, che per campare reinveste sui suoi talenti, tenendoli in vita artificialmente facendoli stare in tv, X Factor ha dietro la Sony, che ci investe e ci mette bocca. Così ecco, la Sony, a iniettare vita in cadaveri ambulanti, col solo scopo di dimostrare che qualcosa di buono stanno tirando fuori. Qualche nome? La Michielin, per dire. Ma anche Mengoni, prima di Sanremo.

The Voice, invece, è quello che antropologicamente mi ha sempre interessato di più. Un programma che dice di voler lanciare talenti a partire dalla sola voce e che, al momento, ha tirato fuori una sola vincitrice rilevante, se non nei numeri quantomeno nell’immaginario, una suora neanche troppo capace. Come dire, solo abito e niente monaco. Un controsenso. Per cui lo seguo costantemente. Anche perché quest’anno ci sono due miei amici tra i coach, Max Pezzali e Manuela Dolcenera. Diciamolo apertamente, sono stato il primo a aver identificato in Dolcenera il punto di forza di questa edizione, definendola “villain”, poi sono arrivati tutti gli altri, anche quelli che oggi la esaltano.

Quindi seguo The Voice, e nel seguirla mi sono pappato oltre ottanta cantanti selezionati dai quattro coach, più tutti quelli non selezionati ma andati in onda. Un vero oceano di voci. Voci che i coach, il solo punto di forza del programma, lo ripeto per la millesima volta, hanno più che generosamente chiamato talenti. Una roba da iscriversi al politecnico, laurea in chimica, al solo scopo di inventare una nuova droga per stordirsi e affrontare le giornate che ci restano senza tutto questo dolore. Ma in questo scempio ho intravisto un talento. Nel senso, un talento vero. Una cantante, perché già vi ho detto il suo nome, quindi sapete che è una donna, una ragazza, anzi, che secondo me potrebbe avere un futuro in discografia. Un futuro vero, non solo perché Rtl 102.5, partner di Amici, decide di spammare un suo brano ogni due minuti, magari piazzando il brano anche come colonna sonora di uno spot. Il suo nome è Alice Paba, una ragazza di diciannove anni, romana, che non a caso aveva partecipato anche alla scorsa edizione di Amici, senza riuscire a vincere (non vincere a Amici, sembra, sia una credenziale ben più valida del vincere). Ecco, fossi un produttore discografico, o anche solo un discografico, io su di lei investirei. La prenderei già ora sotto contratto, anche se il partecipare a The Voice fa sì che nessuno possa metterla sotto contratto, se non la Univesal. Ecco, allora, fossi la Universal la prenderei sotto contratto. E fossi Manuela Dolcenera punterei tutto su di lei, anche se nella sua squadra ci sono almeno un altro paio di nomi interessanti, come il piccoletto Joe Croci e Giorgia Alò, con una voce dotata di un timbro spaventoso. Lei, Alice, ha di più. Ha la voce, è indubbio, ma ha anche quel qualcosina in più che buca. La guardi e già ti arriva.

Quindi, sia messo agli atti, da oggi comincerò una campagna di sostegno di Alice Paba. Almeno finché non sarà successo qualcosa. Vota Alice Vota Alice Vota Alice. Oh, Alice, non fare scherzi, che mi sto giocando un pezzetto di faccia su di te, eh.

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