Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Ilaria Pastore: quando la musica è mettersi a nudo

Ilaria Pastore: quando la musica è mettersi a nudo

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di Michele Monina

Venerdì sera ho partecipato a un evento che, credo, ricorderò a lungo. Per più di un valido motivo. Innanzitutto per la bellezza dell’evento in sé. Poi perché a dar vita a questo evento è un’artista che apprezzo molto, tornata a regalarci musica dopo una lunga pausa. Ancora, perché quest’artista è anche una mia amica, e mi ha chiamato non solo a partecipare a questo evento come spettatore, ma in qualche modo prendendovi parte anche attivamente.

Mi fermo.

Tempo fa vi ho raccontato di come, casualmente, mi sono imbattuto in Ilaria Pastore, è lei la mia amica e artista straordinaria di cui vi sto parlando. Senza che perda parole per raccontarvi di nuovo quel momento, potete leggerlo qui.

Bene, finalmente il disco che in quell’occasione Ilaria stava ascoltando per la prima volta nella sua forma masterizzata sta per essere disponibile per tutti. E per festeggiare la cosa, non esattamente una cosa da poco, Ilaria ha deciso di dar vita a un evento unico. Presso l’auditorium di Art & Musica di via Tertulliano 68/70, di Andrea Zuppini, capitano di lungo corso del mondo della musica italiana, ha dato vita a un Silent Party di ascolto di Il faro la tempesta la quiete, questo il titolo del suo nuovo album, arrivato a distanza di sei anni dal suo esordio, Nel mio disordine. Cos’è un Silent Party. Se non siete avvezzi a un certo tipo di mondanità, spesso orientato verso la musica dance, come chi scrive, probabilmente non lo saprete. Si tratta di momenti in cui ci si ritrova e si ascolta musica singolarmente ma al tempo stesso collettivamente. In pratica, ci si ritrova in un unico ambiente, con un paio di cuffie in testa e si ascolta la stessa musica dei nostri vicini, ma isolati dagli altri. Singolarmente ma collettivamente, appunto.

Nello specifico, il Silent Party di ascolto di “Il faro la tempesta la quiete” ha una duplice peculiarità: non propone musica dance, ma d’autore, fatto che le differenzia da un canone già diffuso in quel mondo, e il tutto avviene in presenza dell’artista, che esattamente come tutti gli altri ascolta la propria musica munita di cuffie. Ecco, questo è un punto non da poco. Perché una volta che ci siamo accomodati su tappeti e cuscini preparati appositamente nell’auditorium della nuova struttura, in quella che è in sostanza una inaugurazione, una volta che la musica è partita, la luce di alcune abat-jour a creare un’atmosfera già abbondantemente creata dalla musica stessa, una volta che il Silent Party è iniziato, come non poteva essere altrimenti, gli sguardi dei presenti si sono posati su di lei, Ilaria Pastore. Ilaria che ha ascoltato le canzoni guardandosi intorno, sorridendo, ma anche con gli occhi lucidi di commozione, per una emozione difficile da contenere. Perché, e qui arriva il momento in cui il racconto viene meno, per lasciare spazio alle sensazioni, come la stessa Ilaria ha detto a inizio serata, ascoltare e far ascoltare un proprio album davanti al pubblico è un modo in cui l’artista si presenta assolutamente nudo di fronte agli altri, senza difese e senza filtri.

Così è. Ilaria si è mostrata nuda e ci ha mostrato il suo mondo complesso, articolato, vivissimo. Canzoni, ma di questo parlerò più avanti, quando l’album sarà in effetti uscito, che parlano di ricordi, di domande, di dubbi, di rapporti interpersonali. Che ci mostrano una ragazza che è diventata donna, che decide di fare i conti con l’oggi, con se stessa, col resto del mondo.

Particolarmente toccante, e non poteva che essere così, il momento in cui l’ascolto del brano Polaroid è stato accompagnato da un video particolarmente toccante. Lì gli occhi lucidi non erano solo i suoi, ma anche i nostri, di tutti i presenti.

Chiaro che, finito l’ascolto, quando è arrivato il mio momento di chiacchierare con lei, a beneficio del pubblico, io mi sia trovato spiazzato. Il mio lavoro, ho realizzato, è proprio quello di mostrare gli artisti nudi di fronte al pubblico, cercare un modo per raccontare la loro arte, magari, se non si vuole usare la scorciatoia dei paragoni, ricorrendo a immagini capaci di evocare il lavoro di qualcun altro, quel qualcun altro che si vuole, appunto, spogliare di fronte ai lettori. Difficile farlo quando l’artista si è già spogliato di fronte a tutti. E difficile tanto più farlo quando l’artista non solo si è mostrata nuda, ma si è anche mostrata nuda e commossa.

Ilaria non si è ovviamente limitata a chiacchierare con me, ma ha anche suonato, la voce un po’ incrinata dall’emozione, altre sue canzoni, compresa quella che ci aveva visto collaborare per la prima volta, Sulle mie gambe, brano finito nella antologia Anatomia femminile, di cui già vi ho parlato in passato.

Tutto questo per dirvi che non potete, e quando dico non potete intendo proprio che non potete, se avete un briciolo di curiosità e sensibilità e se vi fidate anche solo un pochettino di me, non andarvi a cercare “Il faro la tempesta la quiete”. E che non potete, vedi sopra, non andare a sentire Ilaria Pastore se sapete che viene a suonare dalle vostre parti.

Per parte mia, ma questa è una cosa su cui sto già ragionando da tempo, credo che l’idea di incontrare gli artisti nudi, artisti e critici musicali, sia la sola strada percorribile, ma una cosa alla volta.

Grazie Ilaria per averci fatto prendere parte a questa serata che non dimenticheremo. Grazie per tutto, grazie per la musica.

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