Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Imparate dagli angeli a leggere le date

Imparate dagli angeli a leggere le date

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di Michele Monina

RIP Ravi, insegna agli angeli a suonare il sitar.

Questo uno dei tanti post che accompagnavano, nelle ultime ore, la notizia della morte, a novantadue anni di Ravi Shankar, musicista indiano noto per essere stato uno dei maestri di George Harrison e per essere il padre di Norah Jones. I più colti ricordano anche Anoushka, figlia legittima di due anni più grande di Norah. Un grande della musica, apprezzato da chi ha seguito negli scorsi decenni il pop, ma soprattutto da chi ha visto alla world music come alla sola possibilità di evoluzione del rock.

Shankar, un grande della musica che da ieri occupa i social, come spesso capita in questi strani tempi, a chi muore e diventa veicolabile attraverso un link da condividere. Tutto nelle norma. Tutto a base di RIP e di angeli che hanno qualcosa da imparare. Tutto come da copione, non fosse che Ravi Shankar è sì morto il 12 dicembre, ma il 12 dicembre di tre anni fa.

Sì, la notizia che vi state affannando a condividere, esternando strazio e dolore, è relativa a qualcosa già successa, la morte di Ravi Shankar appunto. Un fatto che, non essendo voi a conoscenza della sua effettiva dipartita tre anni fa, deve averli lasciato del tutto indifferenti. Lo piangete ora, sapendolo morto, ma il fatto che lo sia da tre anni attesta che negli ultimi tre anni il fatto che fosse vivo o morto non vi ha minimamente scalfito.

Tutto questo per dire cosa, vi chiederete? Per dire che Ravi Shankar è morto, e andarsi a risentire la sua raffinata musica è cosa buona è giusta. E per dire che andare a sentire musica di qualità è cosa buona e giusta a prescindere dall’imperscrutabili viralizzazioni della rete.

Ah, ultimo dettaglio, quella strana sequenza di numeri che trovate in fondo agli articoli (o in capo, a seconda dei giornali), una sequenza che solitamente comprende due coppie di numeri divise da uno slash seguite da un numero a quattro cifre, che solitamente inizia con 20 (se inizia con 19, beh, la faccenda è grave), si chiama “data” e sta a indicare quando l’articolo che state leggendo, e che magari intendete condividere sui social è stato scritto e pubblicato.

Tenetene conto, potreste evitare brutte figure.

P.S. Visto che vi piace tanto viralizzare, preparatevi, perché a breve avrete qualcosa di veramente succoso da spargere in giro come polline. Risparmiate le energie per le faccende serie.

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Michele Monina
Sono nato in Ancona nel 1969 e vivo mio malgrado a Milano ormai da diciassette anni. Diciassette anni nei quali ho pubblicato sessantasei libri, prevalentemente biografie di cantanti, ma anche romanzi, reportage e libri su sport e cultura popolare. Ho lavorato a MTV, scritto per radio e teatro e da qualche tempo sono passato dall’altra parte della barricata, producendo dischi e scrivendo canzoni conto terzi. Ora scrivo anche sul Fatto Quotidiano. Ho una moglie e quattro figli, motivo fondamentale per cui negli ultimi anni ho fatto così tante cose.

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