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venerdì, Agosto 14, 2020

Storie di Musica: gli anni d’oro

Abbiamo vissuto tempi meravigliosi nella musica, ma allora non ci sembravano così  meravigliosi. Li abbiamo vissuti attraversandoli con i capelli al vento

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Quello che capita nelle canzoni

Voto Autore

di Michele Monina

Ormai una vita fa, esattamente ventisei anni fa, una giovanissima e talentuosa Mietta portava a Sanremo un brano scritto per lei da Amedeo Minghi dal titolo Canzoni.

Brano strano, come del resto erano strani un po’ tutti i brani del cantautore romano all’epoca. In uno dei versi Mietta cantava: “quello che capita nelle canzoni non può succedere in nessun posto del mondo” e più avanti “Noi siamo vivi, mi pare, lo spero”. All’epoca, la cosa mi era sembrata a suo modo poetica. Ripensandoci, però, credo che sia più vero il contrario, quel che succede nelle canzoni succede, a volte, che succeda nelle nostre vite. Per questo ci si lega indissolubilmente a una certa canzone invece che a un’altra, a volte anche a canzoni brutte.

Se dovessi guardare ai quarantasei anni della mia vita, come un po’ tutti voi, credo, potrei indicare un po’ di canzoni che riassumono in maniera precisa, fedele, quasi chirurgica, i miei anni, i miei giorni, e volendo anche i miei minuti passati.

Ce n’è in modo particolare una, di canzone, di cui vorrei parlarvi oggi, perché proprio nei giorni scorsi mi è capitato di incontrare una delle due interpreti di quel brano, una persona che, e non poteva essere altrimenti, si è dimostrata speciale.

Nel 1994, una vita fa, ho vissuto quello che posso definire l’anno terribile della mia vita. Ne ho parlato anche troppo, altrove, per cui non credo valga la pena tornarci su, ma è stato un anno di quelli che li vivi e poi tutto cambia, per sempre. Al mio fianco, come ancora oggi, Marina, la donna della mia vita. Anzi, credo proprio che quell’anno lì, e altri ancora di lì a poco, abbiano reso il nostro rapporto solido, duraturo, temprato alle difficoltà che la vita non lesina. Un rapporto ancora più vero, per quella miscela di culo e dedizione che ogni storia d’amore necessita.

In quel 1994, io e Marina abbiamo avuto difficoltà a capirci, perché per una serie incredibile di motivi io non credevo ci fosse un futuro, non tanto per noi, quanto proprio per tutti, a partire da me. Non riuscivamo a capirci, ma c’eravamo, e sopratutto lei c’era. E con noi c’era questa canzone qui, che ben raccontava il nostro esserci, non capirci, ma comunque esserci, lì a costruire il nostro giorno per giorno.

Rispondimi, il titolo del brano. A cantarlo Lucio Dalla, autore del brano con Vincenzo Incenzo (stavolta nei panni del compositore), e Tosca, in stato di grazia, come sempre. Rispondimi, brano contenuto in quello che sarebbe potuto essere l’album della svolta di Dalla, che è stato l’album della svolta. Album bellissimo, di una bellezza pericolosa, deviazione cui ha seguito un ritorno nelle fila, pazienza. Rispondimi, una delle canzoni della mia vita. Delle nostre vite. “Una amore è amore anche se non ha un domani”, cantano i due, incrociando le voci, e non si può che creder loro.

In questi giorni mi è capitato di incontrare Tosca, artista che nel tempo ho continuato a seguire con immensa ammirazione, e la persona, capita spesso così, è pari all’artista. Ci eravamo già scritti, ma lo stare a chiacchierare come se ci si conoscesse da sempre, lei non poteva saperlo, arriva da lì. Ci conoscevamo già, infatti. Mi sono sentito di raccontarle questa storia, per ringraziarla di quel che, senza saperlo, la sua canzone ha fatto per me, per noi.

Quello che capita nelle nostre vite, a volte, spesso, succede nelle canzoni. Ditelo a Minghi.

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