Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Manupuma, i Caraibi e la sauna

Manupuma, i Caraibi e la sauna

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Voto Autore

di Michele Monina

Sapessi come funzionano i meccanismi per cui un artista o un’artista di grande valore e talento di colpo viene riconosciuto/a come tale dal grande pubblico e incontra il successo, ora sarei in una spiaggia dei Caraibi, un mojoto appoggiato lì, a due passi dal telo da mare. 
Nei fatti, per mestiere (nel senso di lavoro ma anche di capacità, me lo dico da solo, di svolgere bene il proprio lavoro), mi è capitato a volte di incrociare un talento un attimo prima che venisse scoperto dagli altri, tanto da farmelo dire per primo.

Non è questo il caso, e me ne dispiace, perché il talento in questione non solo è notevolissimo, ma tutt’ora piuttosto sconosciuto e perché, questo talento, mi era stato indicato tanto tempo prima del suo esordio da un amico che ha avuto il piacere di riconoscerlo per primo.

Nei fatti me la sono persa, Manupuma, e con me troppa altra gente. Perché in un mondo giusto una che scrive come scrive lei, che canta come canta lei, che crea immaginari come li crea lei, sarebbe stesa sul telo da mare di fianco al mio, ai Caraibi, con un altro mojito a pochi centrimetri dal capello per il sole.

Manupuma è un’artista incredibile, una che sa scrivere e cantare da cavallo di razza, e che è anche in grado di creare un immaginario credibile, originale, suo. Il fatto poi che ci venga presentata, Dio spero abbia capito perché, come una sorta di mix tra Capossela e Bukowski credo abbia contribuito alla non parcellizzazione del suo successo, al punto che oggi è lì, senza contratto, con una manciata di canzoni incredibili pronte a spiccare il volo, se solo uno “che si intende di canzoni”, per dirla con Masini, si decidesse a ascoltarle e pubblicarle.

Manupuma ha al momento un album sul mercato, un gioiello senza se e senza ma. Canzoni di grandi livello, dai singolo Ladruncoli, che tra le altre cose è anche stato colonna sonora di uno spot mondiale di Moschino, non del sarto sotto casa mia, fino a Apocalisse, una canzone che, lo dico senza pudori, come fossi seduto nudo in una sauna, mi ha letteralmente strappato pezzetti di cuore.

Manupuma ha al momento un album sul mercato, un album che non potete non andare a cercare, che non potete non mettervi a sentire, che non potete amare come l’ho amato io. Una scrittura tagliente, sia quando si tratta di giocare sull’ironico sguardo sul presente, sia quando si tratta di mettere a nudo, anche lei lì nella sauna, la faccia nera del proprio cuore.

Ora, io non sono certo uno che ci va giù col fioretto, né che si è fatto, nel corso degli anni, stuoli di amici nel settore musicale, ma se un po’ di credibilità me la sono fatta, spero proprio che questo endorsement valga un nuovo contratto alla nostra. Non credete a me, credete almeno a Moschino, che non solo l’ha scelta come autrice della propria colonna sonora per il mondo, ma che continua a tenerla in conto, avendo probabilmente sentito e visto in lei quello che altri, per mancanza di opportunità, non hanno ancora potuto cogliere.

Il giochino dei paragoni è spesso stupido, perché di semplice scorciatoia a beneficio di chi scrive si tratta, ma se proprio vogliamo spendere un nome, tirare in ballo qualcuno che possa lasciare intravedere la medesima capacità di scrivere, di interpretare, seppur con le notevoli differenze vocali e di stile, e di inventarsi mondi immaginifici a beneficio di chi sente, beh, a me viene in mente molto più Tom Waits che Capossela, e non state lì a alzare il sopracciglio. Di scorciatoia si tratta, non tanto per me, che il disco di Manupuma lo so ormai a memoria, ma per voi che siete pigri, lì nelle vostre case, a sentire sempre la stessa solfa.

Io ve lo dico: Manupuma merita. Se dopo averlo ascoltato non sarete d’accordo, venitemelo pure a dire in faccia, non potendo essere sul telo da mare col mojito ai Caraibi mi trovate seduto sulla panca di legno della sauna, il telo è però rimasto fuori, vi avviso.

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