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DIODATO AL TEATRO DELLA TOSSE A GENOVA – INTERVISTA ESCLUSIVA

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di Kate Andora

Diodato in versione live è una esperienza emozionante… e partiamo da qui.

Il 30 Ottobre al Teatro della Tosse (Sala La Clacque) di Genova, abbiamo assistito ad uno di quegli eventi che vorresti vivere e rivivere in continuazione e alla fine del quale fatichi a ritornare alla realtà.

Lo spettacolo in questione ha visto salire sul palco Diodato, accompagnato dalla sua band storica e dal quartetto d’archi genovese Gnu Quartet per una tappa davvero speciale del suo A ritrovar bellezza tour.
Era la prima volta dell’artista tarantino a Genova e l’accoglienza è stata molto calorosa, ricambiata da una performance di altissimo livello dagli artisti sul palco.

La setlist vedeva in prima linea i grandi successi della storia della musica italiana rivisitati da Diodato nel suo ultimo lavoro discografico “A ritrovar bellezza”, un vero e proprio viaggio scandito da una voce narrante e dalle note immortali rese ancora più moderne ed attuali dai nuovi arrangiamenti e dalla superba interpretazione vocale di Diodato.

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Nella seconda parte della serata hanno invece trovato spazio i brani del primo album “E forse sono pazzo”, tutti brani originali scritti dal giovane artista pugliese, tranne il pezzo “Amore che vieni, amore che vai”, cover magistralmente reinterpretata e riarrangiata di una meravigliosa canzone del grande Fabrizio De Andrè (cantata in duetto con Zibba, gradito ospite della serata).

Una fusione di classico e moderno, nei suoni, nel linguaggio, negli arrangiamenti che colpisce dritto nel segno, arriva al cuore e ti porta a parlare ancora ed ancora ed ancora di questa incredibile serata con amici che magari a questo giro non erano presenti, ma al prossimo siamo sicuri di poterli coinvolgere. Ed è a questo che, secondo Diodato, un musicista deve puntare se vuole evitare quella che pare la strada maestra inevitabile.

Di questo e di molto altro si è parlato durante l’interessantissima chiacchierata (di cui vi riportiamo la fedele trascrizione qui di seguito oltre a poterla ascoltare nel video come sopra) con l’artista tarantino avvenuta dopo il concerto, grazie alla cortese disponibilità dell’ufficio stampa, dell’artista stesso ed al provvidenziale intervento di Germana, amica comune che ha dato il La a tutto ciò.

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Esordio a Genova, andato bene direi…
Molto bene, sono stato sorpreso io per primo,per fortuna c’erano anche gli Gnu (Quartet, quartetto d’archi genovese col quale ha lavorato nell’ultimo lavoro “A ritrovar bellezza”) devo dire un’accoglienza molto calorosa, sapevo comunque che il pubblico di Genova era un pubblico di intenditori, che ha molto a che fare con la musica quindi non facile.

Raccontando il tuo ultimo lavoro “A Ritrovar Bellezza”, dici che è un viaggio attraverso un’Italia lontana, che profuma ancora di irresistibile vitalità e di sentimenti apparentemente semplici ma che solo la grande poesia sa spiegare. Trovi che questa poesia oggi sia venuta a mancare, nel vissuto, nel modo di fare musica, in quello che ci circonda?
Secondo me, il senso è una mia riscoperta personale che spero contagi il più possibile perchè ci tenevo dopo l’esperienza avuta a “Che tempo che fa” che mi ha permesso di girare moltissimo e di rivedere questo Paese, luoghi meravigliosi ovviamente. Una riscoperta molto importante perchè credo sia necessario, in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando, ricordarci della bellezza che ci circonda, riconoscerla e tutelarla e valorizzarla il più possibile. Il senso di questo disco poi era proprio questo: ricordiamoci che comunque siamo stati capaci di scrivere musica come questa, ciò non significa che oggi non si faccia buona musica. Anzi penso che questo sia un ottimo periodo per la musica italiana.

Tu comunque hai saputo coniugare molto bene il cantautorato della “vecchia scuola” con il rock, con suoni nuovi, moderni, non solo in questo album ma anche nei tuoi pezzi originali.
“A ritrovar bellezza” è un disco che va un po’ incontro a quel mondo lì, a quel modo di lavorare… Poi anche e soprattutto dal vivo si viene a creare questo mix e spero venga fuori anche nel mio prossimo disco perchè questi brani mi hanno insegnato tanto, perchè quando li canti così è una cosa, quando li vai a rivedere, a risuonare, a reinterpretare impari tante cose ed era un po’ il senso di questo lavoro qui:imparare.

E’ più difficile lavorare ad un album di inediti oppure maneggiare e rielaborare un album di cover che hanno già una loro identità ben definita?
Dipende. In questo periodo mi viene da dire che è più difficile scrivere delle canzoni, anche e soprattutto se poi le paragoni a certi capolavori. Però devo dire che anche quando ti avvicini a certi mostri sacri, ai cosiddetti “intoccabili” (un termine che non mi è mai piaciuto ma che spesso viene usato…) un po’ di tensione c’è! Io arrivavo da una cover di De Andrè (“Amore che vieni, amore che vai” dall’album di debutto “E forse sono pazzo” ndr) che mi aveva regalato talmente tante soddisfazioni che sono andato molto tranquillo su questo lavoro qui, me lo sono goduto e ho detto ai musicisti “cerchiamo di divertirci, facciamo passare la gioia di risuonarli”

Hai accennato al nuovo album: puoi dirci qualcosa in più?
Ci sto lavorando in questi mesi, spero sia pronto per l’inizio del prossimo anno. E’ il mio secondo disco di inediti e spero venga contagiato in qualche modo da questo lavoro di cover, perchè mi ha aiutato a ricollegarmi, a riconnettermi con quelle che sono le mie radici culturali e spero venga fuori nel prossimo disco.

Qualche giorno fa sei stato a Casablanca nell’ambito della giornata “ProGrammatica” promossa da Radio Rai 3 alla quale hanno partecipato numerosi artisti. Puoi raccontarci di questa tua esperienza?
Era una giornata organizzata da Radio tre e dal MIUR (Ministero dell’Università e della ricerca) , il senso era portare un po’ anche la musica nelle scuole e parlare di musica. La mia esperienza è stata molto particolare perchè sono stato all’estero, a Casablanca, in una scuola italiana in cui il 90% degli studenti era marocchino però parlavano tutti italiano e conoscevano tutti la musica italiana molto bene. Mi cantavano Tenco, Bocelli. E’ stata un’esperienza che mi ha fatto molto riflettere su quanto sia importante la musica italiana anche per la diffusione della lingua italiana, che poi era il senso primario di questa iniziativa. E’ stato un progetto straordinario al quale spero di poter partecipare nuovamente, perchè mi ha permesso di viaggiare e di conoscere ragazzi eccezionali che mi hanno colpito molto per la loro vitalità e voglia di apprendere cose ed ha sottolineato ancora una volta la forza della lingua italiana che non dobbiamo sottovalutare.

Tu hai creato la tua etichetta indipendente, “Le Narcisse”. Quali ostacoli si incontrano lavorando per un’etichetta indipendente nella realtà musicale italiana odierna? Perchè, secondo te, la realtà indipendente nel nostro paese ha così poco spazio?
In realtà io credo che abbia molto spazio…ma altrove! Nel senso che purtroppo si è creata una situazione abbastanza drammatica all’interno della discografia italiana, a mio avviso, perchè certi progetti hanno molta difficoltà ad emergere. Ho fatto un disco di cover… probabilmente oggi molti di quegli autori avrebbero avuto grandissime difficoltà ad emergere perchè avevano una personalità molto forte, avevano un’identità che non era semplice al primo ascolto, almeno non in tutti i casi. Oggi, un po’ probabilmente anche “grazie” ai talent, c’è un po’ di pigrizia ma più che altro credo sia timore da parte della discografia, di andare a scovare, di andare ad investire su certi artisti, aiutarli a crescere…quello che si faceva una volta ….si aspettava anche che l’artista maturasse, gli si davano i mezzi per esprimersi al meglio.

Oggi non si ha più voglia di aspettare?
Beh, oggi la discografia sta vivendo una grave crisi, ovviamente quando il tuo posto di lavoro è a rischio ed hai a disposizione un programma televisivo che ti mette un artista davanti a milioni di persone, tu il giorno dopo puoi mettere il suo disco in vendita on line e con il minimo investimento questo artista è conosciuto da tutti e oltretutto, qualora non dovesse andare bene, l’anno successivo ne arriverà un altro, ne arriveranno due o tre da altrettanti talent. Per questo motivo diventa tutto molto difficile per tutte quelle realtà che realmente viaggiano tanto, lavorano tanto nei club , incontrano tante persone e sono anche molto apprezzate, però non trovano spazio sui grandi media.

Vedi spiragli o pensi che la strada vada sempre più in quella direzione?
In questo momento non vedo molti spiragli (ride). Alla fine credo cmq che è un po’ quello che è successo stasera… che un musicista debba puntare a questo: arrivare davanti al pubblico, trovare pian piano, volta dopo volta, un locale sempre più pieno di persone pronte ad ascoltare, pronte a comprare la sua musica, pronte anche a sostenerlo, a parlare di lui dopo il concerto con altri amici. Credo che ormai sia questa l’unica strada rimasta se non si vogliono fare i talent o altre trasmissioni televisive, non vedo altre alternative.

Ma per chi ha una personalità ben definita, fare un talent non è un po’ un suicidio?
Non lo so, io non l’ho fatto e non mi permetto di giudicare, davvero. Sono consapevole del fatto che a volte si è portati a fare scelte di un certo tipo perchè non si vedono altre possibilità. Però se quella scelta scelta premia, se uno è davvero così forte da portare se stesso e continuare a farlo anche dopo, tanto di cappello, di rispetto. Io però ho fatto un percorso diverso, forse più difficile , più duro. Ma è quello che fanno in tanti e tanti riescono anche a vivere di musica così.
Sarebbe comunque bello (indipendentemente da me) che queste realtà trovassero spazio anche sui media importanti, questo è quello che spero. Purtroppo la musica in tv è sparita, se non con i talent o il festival di Sanremo. Ci vorrebbe qualche programma in più che punti maggiormente alla qualità. Radio e tv, soprattutto le più importanti, dovrebbero rendersi conto che hanno anche una responsabilità culturale verso il proprio pubblico e magari tentare pian piano di investire in situazioni anche più complicate, più difficili ma che possono regalare grandi soddisfazioni.

 

DIODATO
FMD INTERVISTA ANTONIO DIODATO


Crediti video concerto e audio intervista: Kate Andora.
Crediti montaggio video+intervista: Angela Paonessa

 

 

 

 

 

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