Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Cosa non fare

Cosa non fare

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di Michele Monina
Uno dice, ok, quindi quale sarebbe il prossimo passo?

Hai trovato un talento, l’hai scritto, l’hai scritto di nuovo. Ci hai messo la faccia, ma così è comodo, perché nessuno l’ha sentito, quel talento, quindi è un po’ come dire che durante un viaggio hai visto il raggio verde. Io l’ho visto due volte, quel talento, e ho visto due volte il raggio verde, a Mauritius e in un’isoletta sul Borneo, per altro. Hai lanciato una sfida a autori e autrici, e alcuni nomi, parecchi nomi, si sono fatti vivi. Tutti uomini, per altro, nonostante il talento che hai trovato è donna. Resti convinto che qualche donna ci vuole, e inizi anche a pensare a chi, tra le cantautrici che conosci, di persona o di nome, potresti coinvolgere. Ti fai anche una lista. Insomma, tutto procede. E quindi? Quale sarà il prossimo passo?

Torno in me. Abbandono la seconda persona, jaymcinerniana. Torno alla prima. Quindi, ora, che faccio?

Non so esattamente cosa fare, lo confesso. Anzi, no, non voglio giocare sull’empatia e mostrarmi fragile e insicuro. So cosa fare, ma non voglio giocarmi ora tutte le carte. So cosa fare, e soprattutto so cosa non fare. Parto da questo. Non voglio seguire il trend di oggi. I trend di oggi. Cerco autori, sì, ma non cerco canzoni, non ancora. Così funziona adesso. Uno o una vince un talent, per dire, senza neanche sprecarmi troppo in fantasia, e i discografici, che notoriamente ultimamente non sanno più che pesci pigliare, chiedono ai soliti quattro, cinque autori alla moda oggi se hanno canzoni. Senza neanche specificare per chi. Canzoni, punto. Canzoni che suonino come quelle che girano adesso. Spesso addirittura uguali, come melodia, come suoni, come struttura. Copia e incolla. Poco importa che poi la canti Tizia o Caio, l’importante è che la canzone suoni come deve suonare, pensa il discografico. Poco importa pure che canzoni simili finiscono a cantanti in uscita a distanza di poco tempo, se funziona per Tizio funzionerà anche per Caio. Peccato che di tutto questo, di tutti questi, non resti traccia. Canzoni tutte uguali, spesso inadatte alle voci che le devono cantare. Non nate per quelle voci, ma a quelle voci capitate casualmente. Ecco, questo è quello che non voglio fare.

Ma uno dice, senza un modo per farne parlare è inutile fare musica oggi. Se non sanno che ci sei non ti ascolteranno e non compreranno la tua musica. Tutto vero. So anche questo.

Allora pensiamo a un modo per farne parlare. Creiamo un progetto. Sfruttiamo i nomi che si possono coinvolgere. Facciamo gruppo. Usiamo la rete, ovviamente, i social. Creiamo un progetto, e dentro quel progetto mettiamo l’occasione per capire quali sono le canzoni più adatte a quel talento, costruiamocele intorno, cuciamogliele addosso.

Non ci avete capito molto? Calma, che mica c’è fretta. Intanto scartiamo i metodi sbagliati, e poi cominciamo a fare gruppo. Lei, Jessica Lorusso, è pronta a partire con noi.

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