Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Guè, Emis e Guccini: trova l’intruso

Guè, Emis e Guccini: trova l’intruso

Le "discutibili" reazioni alle critiche di due rappers come Guè Pequeno e Emis Killa

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di Michele Monina

Ognuno ha L’avvelenata che si merita.

Sapete tutti la storia, no? Un giovanissimo Riccardo Bertoncelli, appena ventenne, ha l’ardire di criticare Francesco Guccini. Lui, per tutta risposta, lo rende immortale nei versi de L’avvelenta. “Tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparar cazzate”. Boom. Poi i due avranno modo di conoscersi meglio. Di  confrontarsi. Vuole leggenda che divennero anche amici.

Oggi è tutto diverso. Scrivi una stroncatura, e dopo dieci minuti l’artista, o sedicente tale, ti manda a cagare sui social. A seguire i suoi fan. Dovessi fare l’elenco sarebbe lungo, e tedioso. Però la scorsa settimana è stata significativa. Prima c’è stato Guè Pequeno, che piccato per un mio pezzo non proprio bonario ha ben visto di attaccarmi a più riprese su Twitter.

Attacchi non riuscitissimi, a dirla tutta. Quello maggiormente significativo lo vede tirare in ballo i miei figli, a suo dire (un suo dire molto sgrammaticato, ma ci sta) suoi fan. Niente di vero, ma probabilmente Gue’ ha in mente un’altra polemica con un suo collega, e ha provato a fare di tutta l’erba un fascio. Quando gli ho risposto che essendo ormai i miei figli minori arrivati quasi a compiere quattro anni, e avendo quindi abbandonato musiche da piccolini come la sua, ha deciso di ritirarsi.

A quel punto è scesa in campo la mamma, che mi ha dato del cretino in uno scambio di sms che lui ha provvidamente riportato sempre sui social. Il messaggio inizia con lei che lo chiama Pippo, e direi di chiuderla qui.

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Poi però mi arriva una segnalazione che tira in ballo proprio la precedente polemica, per la cronaca con Emis Killa. La riassumo in breve. Il mio esordio con Ilfattoquotidiano.it è un post che si intitola “Emis Killa, la Cristina D’Avena del nuovo millennio“. Dico cose note. Il rapper si rivolge ai bambini. E basta. Lui la prende male. Mi fa contattare dalla sua etichetta. Che paura. Poi entro in Twitter, e non sapendo esattamente come funziona, lo menziono in una battuta. Lui si incazza e mi risponde con un tweet che continente almeno tre reati differenti. La cosa va avanti un po’, e il succo è che io sarei frustrato, vai a capire perché, probabilmente perché mia figlia è sua fan. Mia figlia era sua fan, perché in pochi mesi, ovviamente, ha cambiato i suoi gusti, adolescenziali, mandando a cagare il suo precedente idolo.

Questo gli avevo anche preannunciato nella prima, incriminata, intervista: occhio che se insegui fan bambini avrai sempre e solo bambini. Come dire, appena cresceranno ti abbandoneranno e passeranno a altro. Ora è uscito il suo nuovo singolo, Lo sanno i veri. Dentro c’è una barra che mi riguarda. Questa: “sti giornalisti frustrati che odiano il mio lavoro se i loro figli ascoltano più me che loro“.

Ancora una volta i miei figli usati per attaccarmi. I miei figli che, per loro fortuna, hanno di meglio da fare che ascoltare sti tipi. Se la grandezza di un critico è data da chi lo attacca (lo dissa?) ho decisamente sbagliato parecchio…

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Michele Monina
Sono nato in Ancona nel 1969 e vivo mio malgrado a Milano ormai da diciassette anni. Diciassette anni nei quali ho pubblicato sessantasei libri, prevalentemente biografie di cantanti, ma anche romanzi, reportage e libri su sport e cultura popolare. Ho lavorato a MTV, scritto per radio e teatro e da qualche tempo sono passato dall’altra parte della barricata, producendo dischi e scrivendo canzoni conto terzi. Ora scrivo anche sul Fatto Quotidiano. Ho una moglie e quattro figli, motivo fondamentale per cui negli ultimi anni ho fatto così tante cose.

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