La seconda serata del Festival di Sanremo 2026 si è aperta, come da regolamento, con la sfida delle Nuove Proposte. Due duelli diretti che hanno portato alla finale di domani Nicolò Filippucci e Angelica Bove, usciti vincitori rispettivamente contro Blind, El Ma & Soniko e Mazzariello.
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Filippucci è apparso più solido e centrato rispetto ai suoi avversari. Angelica Bove ha convinto più per coerenza complessiva che per energia. Domani si contenderanno il titolo della categoria.
A guidare la sezione giovani è stato Gianluca Gazzoli, pulito, professionale, ordinato nei tempi. Ha inserito anche un momento personale, accennando alla mancanza della madre: scelta delicata, forse non necessaria in quel contesto, ma gestita senza eccessi.

La serata che ha saputo toccare corde profonde, ma ha faticato a mantenere una tensione musicale costante, tra momenti emotivamente molto forti e una struttura televisiva che, a tratti, ha disperso energia invece di concentrarla.
L’alternanza continua tra Lillo, Pilar Fogliati e Achille Lauro ha costruito un meccanismo ordinato ma ripetitivo. I siparietti – spesso simpatici – hanno però rallentato la gara, spezzando il flusso tra un’esibizione e l’altra. La sensazione è stata quella di una competizione continuamente interrotta.

Ben riuscito il duetto tra Laura Pausini e Achille Lauro sulle note di “16 marzo”. Atmosfera raccolta, luci soffuse, nessuna costruzione eccessiva: solo due voci che hanno trovato un equilibrio naturale.
Uno dei momenti più coinvolgenti è arrivato dalla Costa Crociera con Max Pezzali. La musica è diventata festa collettiva, energia pura, senza mediazioni. “Nord, Sud, Ovest, Est” e “Tieni il tempo” hanno trasformato l’ambientazione in un saloon improbabile – piscina compresa – in un vero spazio di intrattenimento. È stato uno dei pochi momenti in cui la serata ha respirato senza artifici.

Un Festival più rigoroso anche nell’immagine
Non è solo una caratteristica della seconda serata: è una linea che si sta confermando in questo Sanremo 2026. I look dei Big e dei conduttori seguono una direzione chiara, più rigorosa, più formale, meno aperta all’eccentricità. Anche ieri si era percepita la stessa impostazione. Quest’anno il Festival sembra aver scelto un’eleganza controllata come cifra dominante. L’unico realmente fuori allineamento è stato Dargen D’Amico, con un outfit distante dal codice visivo generale.
Laura Pausini ha abbandonato qualsiasi immaginario da abito “principesco” per scegliere il pantalone, muovendosi tra stile manageriale e gran galà. Anche Achille Lauro, storicamente legato all’eccesso e alla provocazione, si è mantenuto su una linea sobria in total white.

Le emozioni che hanno funzionato
La serata ha avuto picchi emotivi importanti. Il coro ANFAS ha offerto un momento coerente e significativo, sostenuto da una scelta musicale appropriata. Le medaglie olimpiche, visibilmente emozionate, hanno portato sul palco un orgoglio nazionale autentico.
Il momento più intenso è stato “Perdutamente” di Achille Lauro, esplicitamente collegato alla tragedia di Crans-Montana. L’introduzione lirica, il coro, le luci spente e il fumo hanno costruito un impatto fortissimo, quasi funebre. In quel caso, la messa in scena ha sostenuto il contenuto, non lo ha coperto.

Fausto Leali, premiato alla carriera, ha ricevuto una standing ovation meritata. A 81 anni ha gestito con intelligenza il punto più acuto di “Io amo”, lasciandolo al pubblico. Una scelta lucida, consapevole. L’entusiasmo in sala è stato travolgente, così come l’annuncio della tournée negli Stati Uniti.
Commovente l’omaggio a Ornella Vanoni. La nipote Camilla Ardenzi, visibilmente emozionata, ha chiuso l’esibizione in un duetto virtuale con l’immagine d’archivio della nonna giovane.

La Top Five
La Top Five della serata – Tommaso Paradiso, Nayt, Fedez e Marco Masini, Ermal Meta, LDA & Aka7even – racconta molto del voto.
Tommaso Paradiso ha scelto una produzione più costruita rispetto alla prima serata, coerente con il suo stile. Il pubblico lo ha sostenuto con convinzione.
Nayt ha portato un rap identitario e divisivo. Non sempre la scelta stilistica ha favorito la chiarezza del testo, ma l’impatto è stato sufficiente per entrare nei cinque.
Fedez e Marco Masini hanno fatto arrivare l’anima prima ancora della vocalità. L’equilibrio tecnico non era perfetto, ma l’intenzione sì, e il pubblico lo ha percepito.
Ermal Meta ha puntato su un brano intimista, quasi una ninna nanna. Nessuna esplosione, nessuna tensione musicale forte, ma coerenza e pulizia.
LDA & Aka7even hanno trovato nel pubblico un alleato importante. L’energia in sala è stata evidente, anche oltre ciò che l’esibizione offriva sul piano tecnico.

Il filo della serata
Questa seconda serata ha dimostrato che a Sanremo non vince sempre la voce più potente o la performance tecnicamente più solida.
La musica ha alternato spettacolo, costruzione televisiva e momenti di verità. Quando scena e contenuto si sono allineati, la serata ha funzionato. Quando lo spettacolo ha prevalso sulla sostanza, l’energia si è dispersa.
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