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Sanremo 2026: la Top 5 di Carlo Conti è maschiocentrica

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Il conduttore e direttore artistico Carlo Conti ha respinto a più riprese le accuse di privilegiare i cantanti maschi rispetto alle donne, sostenendo di scegliere esclusivamente in base alle canzoni proposte e indipendentemente dalla provenienza discografica e territoriale. Ma tra il dire e il fare – come lui stesso ha sottolineato ai cantanti in fase di ufficializzazione per Sanremo 2026 – c’è di mezzo il mare. A confermarcelo anche le prime cinque posizioni della sua classifica ideale dell’ultimo Festival di Sanremo, svelata a bocce ferme ai microfoni di Radio Toscana.

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A permeare l’edizione 2026 del Festival di Sanremo è ancora quel fil rouge del patriarcato, tanto radicato in Rai, che prima con i famosi “passi indietro” di Amadeus e poi con i passi in avanti di Carlo Conti ha trovato i suoi espressori più fedeli. 

Non è un caso che le donne in gara tra i Big, anche quest’anno, fossero in netta minoranza rispetto agli uomini: 10 su 30, se consideriamo anche Maria Antonietta in duetto con Colombre. Un terzo del cast. 

Non è nemmeno un caso che nella top 5 ideale di Conti compaiano esclusivamente uomini, con il primo posto riservato all’immancabile amico fiorentino Marco Masini, che per la vincita del Premio Sala Stampa per il miglior testo avrà fatto rivoltare dalla tomba Sergio Bardotti, a cui è intestato il premio. 

A Festival concluso, il conduttore e direttore artistico, ai microfoni di Radio Toscana, ha svelato i suoi gusti — c’era da scommetterlo — tutti orientati verso cantanti maschi: 

“A mio giudizio il brano più bello era quello di Fedez e Masini: moderno, potente, cantato benissimo con un testo pazzesco. Poi per me sarebbero stati da podio anche Tommaso Paradiso, RafFulminacci. Anche Ermal Meta ha proposto un brano importante”. 

Di Serena Brancale, Malika Ayane, Arisa, Ditonellapiaga e Patty Pravo nemmeno l’ombra. E sulla vittoria di Sal Da Vinci, che tanto ha fatto ribrezzo agli amanti della musica pop di qualità, ha affermato: 

“Non avrei immaginato, quando ho scelto la sua canzone, che potesse arrivare così in alto, magari era da prime 10”. 

Conti parla con la naturalezza di chi non si rende conto — o forse non sente il bisogno di mettersi in discussione — tanto da anticipare il monologo di Gino Cecchettin contro la violenza di genere con una battuta alla moglie che rilancia uno degli slogan più radicati del patriarcato: “Non ti vestire così”. 

E con uno slalom che nemmeno Alberto Tomba negli anni ’90, in conferenza stampa ha giustificato così le sue scelte artistiche, tutte appannaggio del cosiddetto sesso “forte”: 

«Io mi assumo la responsabilità delle scelte che ho fatto in base alle canzoni che sono state presentate». 

Spiegando: «È come andare da un fioraio e vedere cosa c’è a disposizione. Bisogna fare delle scelte; poi può capitare di fare degli errori, per carità, ma io ho scelto sulla base delle canzoni». Una frase che sarebbe suonata perfettamente credibile sulla bocca di Pippo Baudo quando rivoluzionava i piani e cataloghi delle major con intuito, gusto e autorevolezza e che — stando alla sua storia festivaliera — non può far sua. 

E ancora: «Io speravo quest’anno che tante donne presentassero delle canzoni e purtroppo non l’hanno fatto. È come il vino: si va ad annate».
“Dove sono le braccia?” esclamerebbe Levante, perché è facile intuire che il suo unico pensiero sia andato ad Angelina Mango, Annalisa ed Emma. Come se l’universo artistico delle donne nella musica italiana fosse tutto lì. 

«È un momento discografico in cui la produzione maschile è maggiore di quella femminile», dice, infischiandosene di fatto della protesta lanciata al Festival dello scorso anno da Giorgia, Elodie e Gaia, che avevano denunciato apertamente una persistente ghettizzazione delle artiste donne. 

La verità è che le orecchie di Conti sembrano drizzarsi solo quando a cantare sono gli uomini. La sua top 5 ideale lo ribadisce con orgoglio. Anche stonati e con canzoni discutibili — alla Eddie Brock, per intenderci — possono andare bene, soprattutto quando a portarli all’Ariston sono i discografici delle major. 

D’altronde né Amadeus né Carlo Conti — che insieme non compongono nemmeno una gamba del monumentale Pippo Baudo — hanno mai avuto l’umiltà di fare un passo indietro alla direzione artistica, nemmeno di fronte a Mina.
La nostra unica vera regina d’Italia è pubblicamente disponibile dal 2019, ma la Rai continua a lasciar cadere nel vuoto questa ipotesi. 

Chi meglio di lei potrebbe garantire il sigillo di qualità per un Sanremo davvero indimenticabile, fatto soltanto di grandi canzoni e grandi artisti? Mina farebbe tremare i poteri forti e sgonfierebbe gli attributi di quel sistema di gerarchie consolidate che domina la discografia italiana. E forse è proprio per questo che la sua ipotesi resta, puntualmente, impraticabile. 

Anche quest’anno le pedine del grande scacchiere di Viale Mazzini continuano a muoversi secondo geometrie già scritte.  

Per il nuovo corso di Sanremo, se la primadonna Rai Milly Carlucci è stata scaricata con il compito di resuscitare Canzonissima, l’autocandidatura di Elisa alla direzione artistica del Festival — sostenuta anche da colleghe come Giorgia e Arisa — è stata cestinata per un prestabilito passaggio di pacco con Stefano De Martino. 

Il giovanissimo conduttore apre così l’interrogativo più caldo del momento: proseguirà lungo l’autostrada perfettamente asfaltata da Amadeus e Carlo Conti, consolidando ulteriormente il potere della sua madrina artistica, Maria De Filippi, nell’industria televisiva, radiofonica e discografica, oppure avrà il coraggio di abbandonarla per imboccare un sentiero di campagna, più naturale e spettacolare, dove, tra i filari della musica italiana e sotto le serre dell’Ariston, possano finalmente sbocciare i fiori più belli? 

Sarebbe proprio questa la vera sfida per Sanremo 2027: costruire un cast davvero stellare ed equilibrato, capace di evitare errori e orrori e di restituire al Festival la sua vocazione alla bellezza più autentica. 

Perché non è questione di essere umani: è questione di essere professionisti, competenti, liberi e vicini alla sensibilità contemporanea. E, come lo stesso Carlo Conti ha detto ai cantanti in attesa della conferma ufficiale per Sanremo 2026, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. 

La Top 5 di Sanremo 2026 per Carlo Conti 

1. Marco Masini & Fedez

2. Tommaso Paradiso

3. Raf

4. Fulminacci

5. Ermal Meta 

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