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La sfida di Capodanno: le dive fanno la differenza

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L’Anno che Verrà vince, Capodanno in Musica si supera. Nel duello tv del cambio d’anno, i due programmi competitor schierano Patty Pravo, Donatella Rettore e Orietta Berti da una parte, Mietta e Iva Zanicchi dall’altra. È anche grazie al contributo di queste dive storiche della canzone italiana che la tv, nel passaggio dal 2025 al 2026, resta protagonista tra picchi di share, critiche e polemiche, in cerca di un equilibrio perfetto tra nostalgia e pop contemporaneo, tra rito e identità.

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L‘ultima notte dell’anno, tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, si chiude anche sul fronte televisivo con un confronto che, numeri alla mano, racconta di crescite e decrescite, di polemiche e conferme, di usi e consumi della musica italiana. I dati Auditel parlano chiaro: Su Rai 1 L’Anno che Verrà mantiene una posizione di leadership nella notte di San Silvestro con 5.204.000 spettatori e il 35,5% di share, ma Capodanno in Musica su Canale 5 – pur senza strappi clamorosi – si difende benissimo registrando una progressione costante e significativa con il suo record di 3.601.000 spettatori 28,2% di share

Chi sale, chi scende

Non è Natale senza panettone e non è San Silvestro senza la sfida televisiva all’ultima nota. Anche la notte del 31 dicembre 2025 è stata nuovamente teatro del confronto tra L’Anno che Verrà, contenitore di musica-spettacolo su Rai 1, e Capodanno in Musica su Canale 5, concerto dal cuore pop.

I dati Auditel raccontano una competizione serrata. Se confrontiamo le cifre delle rispettive puntate (2025-2026) con quelle dell’edizione precedente (2024-2025) notiamo delle oscillazioni significative.

L’Anno che Verrà segna una lieve flessione di circa –1,3 punti di share, poiché un anno prima aveva totalizzato 5.383.000 spettatori e il 36,8% di share. Capodanno in Musica, invece, pur rimanendo distante numericamente da Rai 1, consolida un trend di crescita positivo, con oltre +2,9 punti percentuali di share e +200 mila spettatori: nel 2025 aveva raggiunto 3.395.000 spettatori e il 25,3% di share.

Due format, due cast

La proposta Rai — oltre quattro ore di diretta, dalle 21.00 fino all’1.40 — è stata affidata ancora una volta a Marco Liorni, alla guida di uno show esteso, ancorato al repertorio condiviso e all’effetto trenino di fine anno. Sul palco di Catanzaro Lido si sono alternati artisti di diverse generazioni: da Serena Brancale ad Antonino, passando per Sal Da Vinci, Cristiano MalgioglioIvan Cattaneo, Ice MC, Gazebo, Cugini di Campagna, Neri per Caso, Cecilia Gayle, Samurai Jay, Settembre, Rocco Hunt, Clementino e Nina Zilli, presente anche in più interventi da co-conduttrice, fino ai nomi storici come Massimo Ranieri.

Mediaset ha risposto da Piazza Libertà a Bari con uno show con più ritmo, in onda dalle 21.50 alle 2.30, affidato a Federica Panicucci e Fabio Rovazzi. Un impianto da concertone pop, dove il revival dialoga con il presente: da Gigi D’Alessio, Raf, Umberto Tozzi e Riccardo Fogli, passando per Tony Maiello, Alessio Bernabei e Sarah Toscano, fino ai protagonisti del mainstream radiofonico — The Kolors, Baby K, Fred De Palma — e ai nuovi nomi in ascesa come Welo, Cioffi, Mida, Mew, Petit, I Desideri, Young Hash, Eddie Brock e Federica Abbate, con la chiusura affidata ai Vida Loca.

Le dive di punta: Da Patty Pravo a Mietta

In un palinsesto dove gli ascolti si contendono minuto per minuto, le performance musicali rappresentano la vera differenza artistica. Per i rispettivi apici, Rai 1 e Canale 5 hanno puntato sulle loro dive-totem: Patty Pravo, Donatella Rettore, Iva Zanicchi e Mietta, voci iconiche e personalità forti. Tra cieli immensi, brividi divini, estasi d’amore e disordine perfetto, non sono semplici ospiti, ma vere e proprie guide simboliche dei rispettivi cast. 

E c’è chi, come Orietta Berti, è passata dal cast di Canale 5 a quello di Rai 1, a conferma della contesa di queste carte vincenti. 

Su Rai 1Patty Pravo, Donatella Rettore e Orietta Berti hanno incarnato tre declinazioni complementari della memoria musicale italiana: l’icona elegante e carismatica, la provocazione pop elettrica e la solidità melodica della grande tradizione nazional-popolare. 

Patty Pravo, attesa ora dalla gara di Sanremo 2026, ha portato sul palco una vocalità sospesa e magnetica, confermando una cifra artistica capace di attraversare epoche e linguaggi senza perdere identità. Si è esibita prima con E dimmi che non vuoi morire, e poi con La BambolaPensiero Stupendo e Ragazzo triste. 

Donatella Rettore, riscesa in pista con il nuovo singolo Malamocco, ha cantato Splendido Splendente e Chimica, riaffermando l’anima più irriverente e performativa del cast Rai, con una scrittura pop che continua a dialogare con il presente. 

Orietta Berti ha svolto invece un ruolo chiave: quello di architrave popolare dello show. La sua presenza rassicurante e trasversale ha trasformato la familiarità della sua voce in un punto di equilibrio tra varietà televisiva, nostalgia e partecipazione collettiva, diventando un vero collante generazionale. 

Sulla scia della sua popolarità di lunghissima data, nel parterre di Rai 1 ha trovato spazio anche Rossana Fratello, che è corsa in sostituzione di Romina Power, esibendosi con la recente versione dance di una sua hit firmata da Cristiano Malgioglio, Se t’amo t’amo. 

Su Canale 5Iva Zanicchi e Mietta — attualmente regina di iTunes con il nuovo potentissimo singolo Per avere me — hanno rappresentato due forme diverse ma complementari di autorevolezza vocale, classicità ed eleganza da grande serata. 

Sempre pimpante e graffiante, Iva Zanicchi, forte di una carriera monumentale e di nuovi lavori che continuano ad affiorare, ha portato sul palco esperienza, peso interpretativo e padronanza scenica, con un tris di canzoni: Come ti vorreiDolce far niente e Zingara. 

E poi Mietta, protagonista di Capodanno in Musica nella sua Puglia, che ha offerto una performance rigorosamente dal vivo, dominando il palco a notte fonda. La cantante è entrata in scena alle 1:48, quando lo show concorrente era terminato da pochi minuti, innescando il salto di share. 

Con grinta esplosiva, padronanza vocale e presenza scenica — nonostante il freddo e un outfit audace — ha eseguito due hit emblematiche dei suoi volti artistici: il black-disco di Angeli Noi e il pop-melodico di Vattene Amore 

Viene celebrata da Federica Panicucci per un talento che supera le insidie dell’orario e del tempo — «Che voce!». E anche per una bellezza mai sull’orlo del precipizio che, in minigonna inguinale e tacchi a spillo, non teme confronti: «Che meraviglia!». 

La presenza in presa diretta di Mietta, così come quella più scenica delle altre colleghe, offre un’ottima lente per osservare come la televisione musicale di fine anno punti spesso su tutto e il contrario di tutto: tra usato vintage e mode in divenire, c’è spazio anche per chi sa davvero fare la differenza, collocandosi in una zona intermedia, quasi magica, dove esperienza, identità e voce continuano a trasformarsi in evento. 

Le esibizioni registrate: The Kolors e Rocco Hunt

Tra gli spunti di discussione più accesi della serata ci sono state le polemiche sui social relative ad alcune esibizioni non in diretta. I The Kolors, protagonisti di Capodanno in Musica su Canale 5, sono finiti al centro delle critiche per una performance registrata e trasmessa in anticipo, necessaria per gestire gli impegni logistici della band. 

Una dinamica simile ha coinvolto anche Rocco Hunt su Rai 1: utenti e appassionati hanno notato che la sua esibizione a Catanzaro è stata trasmessa mentre lui si trovava a cantare contemporaneamente altrove. 

Questi episodi hanno catalizzato commenti appassionati su X e altre piattaforme, con spettatori divisi tra chi giudica comprensibili le scelte tecniche per un evento di questa portata e chi, invece, rivendica l’autenticità come valore irrinunciabile della notte di Capodanno. 

Rai 1 sotto accusa: «Parodia russa»

Non sono mancate le critiche da parte della stampa. Gennaro Marco Duello, giornalista di Fanpage, ha firmato una recensione durissima su L’Anno che Verrà, definendolo «il Capodanno più triste della sua storia». Nel suo affondo, Duello parla apertamente di cast datato, cover imbarazzanti e déjà-vu televisivo, arrivando a paragonare lo show alla versione non ironica della celebre parodia russa Ciao 2020.

Particolarmente severi i passaggi dedicati a Ivan Cattaneo, definito «imbarazzante», e alle esibizioni in versione karaoke: da Cristiano Malgioglio impegnato in una cover di Annalisa, a Sal Da Vinci descritto come controfigura di Umberto Tozzi, presente invece in diretta al Capodanno in Musica di Canale 5. A salvarsi, nella lettura del giornalista, è Marco Liorni, indicato come un professionista solido che meriterebbe ben altro.

Duello ha anche lasciato intendere che la scelta di affidare per il terzo anno di fila la location alla Calabria non sia poi così inspiegabile, suggerendo una possibile lettura politica, alla luce del fatto che la Regione è governata dal vicesegretario di Forza Italia Roberto Occhiuto.

Alle critiche ha replicato Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro, che ha definito l’articolo offensivo nei confronti della città, sottolineando che ospitare un evento televisivo nazionale così importante rappresenti un motivo di orgoglio per la comunità locale e per l’intera regione. Fiorita ha dichiarato che le critiche sono legittime, ma non possono oscurare né l’impegno organizzativo del territorio né la partecipazione popolare che ha accompagnato l’evento.

Tra rito e identità

Le dinamiche social, le critiche della stampa e il successo televisivo raccontano un evento che resta centrale nella cultura popolare italiana: un brindisi condiviso che passa attraverso la musica in tv, capace di riflettere gusti, nostalgie e tensioni generazionali mediante il linguaggio universale dell’arte.

Al di là delle differenze di share e di strategia, quella del 31 dicembre 2025 si conferma come un rito televisivo benaugurante e, insieme, come una fotografia simbolica di due diverse declinazioni della musica in televisione: da un lato la memoria condivisa e il varietà goliardico di Rai 1; dall’altro il ritmo delle hit e l’energia live di Canale 5. Le performance delle dive — vissute tanto come espressione musicale quanto come momento iconico — ci restituiscono identità vocali forti e riconoscibili, in equilibrio tra revival e rinnovamento del repertorio italiano.

Ricordandoci che la musica non può fare a meno delle donne e che, anche ai tempi dell’IA e dei poteri forti al ribasso artistico, che privilegiano i cantanti della porta accanto, può ancora dialogare con il piccolo schermo senza rinunciare alla propria identità: un segnale significativo per la nuova stagione televisiva e musicale, lanciato al taglio di ripartenza.

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HIT NON HIT (dalla musica pop al jazz) – BLOG & PRESS di Ugo Stomeo 

 

 

 

 

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