Ornella Vanoni non può morire, è viva in tutto quello che ha fatto, nei ricordi della gente «e se è finita, corro dentro alla vita»
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Si è spenta nella sua Milano all’età di novantuno anni Ornella Vanoni, diva d’altri tempi che col suo carisma, la sua ironia sottile e la sua innata eleganza è riuscita a stare sempre al passo coi tempi.
Una carriera cominciata quasi per caso, in diverse interviste racconta che voleva fare l’estetista per risolvere un suo problema d’acne e quindi risolverlo anche per gli altri. Dopo anni di studio all’estero entra a far parte della compagnia del Piccolo, la sua carriera percorre diverse strade, comincia come attrice ma quella sua vocalità così unica la fanno subito notare da chi si intende di musica, negli anni cinquanta è la voce delle canzoni della mala, del disagio sociale, della malavita.
Ma è negli anni sessanta che arriva la svolta, la sua voce, il suo carisma, la sua personalità incontrano i grandi autori di quegli anni, è musa ispiratrice di Luigi Tenco e Gino Paoli, con quest’ultimo ha anche una storia d’amore che nella memoria di tutti è ‘Senza fine’.
Una vita privata che si mescola a quella del palcoscenico, un’artista vera, senza filtri che oggi non muore, Ornella Vanoni ha vissuto la sua vita fino in fondo, chiusa la storia con Giorgio Strehler, innamorata di Gino Paoli, sposa, pur contro la volontà del cantautore ligure, l’impresario Lucio Ardenzi, in un’intervista racconta:
«Non parlo volentieri di Lucio Ardenzi. L’ho sposato che avevo ventisei anni, l’età giusta, ma non l’uomo giusto. Non l’ho mai amato. Ero una donna sperduta. Avevo lasciato Strehler, mi ero ammalata di tisi, c’era Paoli di mezzo e lui, Lucio, era un uomo così vanitoso. Una vanità sproporzionata. Abbiamo avuto un figlio che amo, Cristiano, e questo giustifica ampiamente la nostra storia».
Negli anni ’60 è già la star che tutti conosciamo, partecipa al Festival di Sanremo con brani che entrano prepotentemente nel cuore della gente: ‘Io ti darò di più’, ‘La musica è finita’, scritta da autori del calibro di Nisa, Franco Califano e Umberto Bindi.
Canta l’amore Ornella, lei che lo ha vissuto fino in fondo, è ancora interprete straordinaria di brani come ‘Una ragione di più’, qui oltre che interprete, contribuisce anche, assieme a Franco Califano, alla stesura del testo, la musica è di Mino Reitano.
Gli anni settanta sono un alternarsi tra musica e teatro, la carriera di Ornella Vanoni è talmente densa e vera che non ha mai freno, ogni decennio regala brani che entrano nella storia della musica italiana, sono gli anni dei grandi autori e di interpreti eccezionali.
Tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 arriva la tv a colori e i suoi capelli rosso fuoco infiammano la tv. Negli anni novanta inizia una lunga collaborazione con Mario Lavezzi. È davvero la musa di tutti gli artisti con cui ha collaborato, quando fa teatro le scenografie sono di Arnaldo Pomodoro, i costumi di Gianfranco Ferré, lei non è mai modella, ma modello d’ispirazione, porta sul palco la sua fragilità, la sua innata eleganza, l’essere espressione della Milano più bella che ci vogliamo ricordare.
Sempre sulla cresta dell’onda quasi senza volerlo, i suoi brani più celebri diventano duetti nel disco ‘Più di me, Più di te’, con lei cantano tutti gli artisti della musica italiana: Mina, Carmen Consoli, Eros Ramazzotti, Claudio Baglioni, Gianni Morandi, intensa e davvero interessante la loro ‘La musica è finita’.
Negli ultimi anni l’abbiamo vista al fianco di Fabio Fazio in ‘Che tempo che fa’, una presenza fissa che ce l’ha fatta conoscere sempre di più, «quest’anno non arrivo a Natale», scherzava tutte le volte Ornella.
Da Fazio l’abbiamo vista più fragile nel corpo, ma sempre viva ed energica con la mente. Un’artista del genere, che si è sempre concessa in tutta la sua verità non può morire, è viva in tutto quello che ha fatto, è viva nel ricordi della gente, oggi non si può essere tristi ma solo grati per avere avuto un’artista di questo spessore, «e se è finita», per chiudere con la sua canzone ‘Stella nascente’ «corro dentro alla vita».




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