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Addio a James Senese, il cantore del sax

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Madre napoletana, padre afro americano, James Senese ha incarnato come pochi l’autentico spirito del Neapolitan Power.

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A differenza di Pino Daniele, “nero a metà”, James era nero intero: di anima, di corpo e di sangue. Ottant’anni spesi bene, all’insegna della vera musica, quella che spazia tra jazz, rock, soul e funky.  Nel 1990 all’Apollo Theater di New York  fu definito “Brother in soul”.

Ha suonato con artisti come Gil Evans, Lester Bowie, Bob Marley, Art Ensemble of Chicago. Il suo sax aveva un suono particolare, “graffiato”, “intenso”, ispirato al suono di John Coltrane.

Nel 1974 insieme al batterista Franco Del Prete ha fondato “Napoli Centrale”, la band più mediterranea di sempre, di cui è stato leader fino alla sua scomparsa.

Celebre la sua apparizione cinematografica nel film “No grazie, il caffè mi rende nervoso”, nel quale interpreta se stesso accanto a Massimo Troisi e Lello Arena.
Della sua forte personalità se ne accorse anche John Turturro che lo volle nel cast del film musicale “Passione”.

Una maledetta polmonite se l’è portato via, e con sé il suo sax, strumento principe della musica nera, che sia jazz o soul non importa, ma immaginarsi la black music senza sax, è come immaginare un deserto senza sole.

Onorare James Senese significa anche onorare il suo strumento: il sassofono, colpevolmente penalizzato nelle orchestre sinfoniche, a parte l’assolo per sax alto in Il vecchio castello dai Quadri di un’esposizione di Mussorgskij orchestrati da Maurice Ravel nel 1922. Ascoltare la musica e il suono di James Senese significa anche celebrare chi il sax l’ha inventato, come il belga Antoine Joseph Sax che presentò nella prima apparizione pubblica nel lontano 1841 presso l’Exposition de l’Industrie di Bruxelles.
James Senese è stato forse l’ultimo sassofonista italiano che ha celebrato il suo strumento come nessun’altro.

Oggi il sassofono è praticamente scomparso nella produzione musicale. L’unico arista mainstream italiano che non riesce a farne a meno, anche nella canzone pop e d’autore, è Antonello Venditti che ha sempre voluto il sax come strumento fondamentale nel suo repertorio e nelle sue formazioni, da Gato Barbieri all’attuale Amedeo Bianchi. A James Senese va il merito di aver celebrato il sassofono in vari ambiti musicali, ma non va dimenticato che era anche un eccellente interprete grazie alla sua voce e al suo particolarissimo timbro.

Una voce e un respiro intenso, pungente, sferzante, che scaturisce dal profondo. Sempre interessante, sorprendente, mai scontato, mai scolastico o accademico.
Grazie James, per quello che ci hai donato. Che Napoli sappia celebrati come i suoi figli migliori.

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