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Lucio Corsi, Maneskin e Co: quando il nuovo è vecchio come il cucco

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Nella lontana epoca analogica, le mamme mettevano la naftalina nei bauli e negli armadi per proteggere capi di lana e coperte. Il naftalene o naftalina è un idrocarburo aromatico, incolore ma dotato di un odore molto intenso, nocivo per le tarme, gli insetti e relativamente anche per l’uomo dato che la sostanza è classificata nel gruppo 2B tra i possibili cancerogeni. La naftalina, nel linguaggio popolare è la sostanza principale che “odora di vecchio”, per la precisione “vecchio come il cucco”, espressione che indica qualcosa o qualcuno che è molto vecchio o che è stato utilizzato per un lungo periodo al punto da essere quasi obsoleto. Tuttavia la naftalina aveva il merito di conservare un oggetto “praticamente” nuovo. Tutto questo cosa c’entra con la musica di Lucio Corsi o dei Maneskin, forse definitivamente messi in naftalina dallo stesso Damiano?

Il punto in questione è che quando il loro successo è esploso come un fungo atomico, per le nuove generazioni, sono apparsi come il nuovo assoluto. I Maneskin facevano un certo rock classico imbastardito con l’urban e il rap, non solo nella formula musicale ma anche nel look e nell’atteggiamento. Sembravano diversi, all’inizio un po’ hippy poi rock fetish, con tanto di borchie, latex e nude-look. Ai giovani sembravano nuovi, rispetto agli inflazionatissimi cantanti rap e trap. Ai loro padri e nonni invece, apparivano come un concentrato rock alla tale e quale di Carlo Conti, dove i riferimenti ai Led Zeppelin o agli Who o alla linguaccia dei Kiss, erano smaccatamente manifesti. I Maneskin nei concerti live, si dilettarono persino a sfasciare chitarre e batterie, come estratte da qualche vecchio filmato in bianco e nero degli Who o dalla sequenza del film Blow Up nel quale Jeff Beck distrugge chitarra e amplificatore durante un concerto degli Yardbirds.   Diverso ma non del tutto, il caso di Lucio Corsi, che poi giovanissimo non è dato che ha già compiuto 31 anni. Per le giovani generazioni di oggi, intossicate da cantanti-ballerine pop uscite da Amici e da X Factor, Corsi appare come un alieno. Un cantautore innanzi tutto che suona pure due strumenti contemporaneamente (chitarra acustica e armonica a bocca) che non usa l’autotune e con un look da Pierrot con faccia bianca e spalline da clown anni settanta. Ai loro padri invece sembra una tardiva imitazione del primo David Bowie. Roba uscita dalla naftalina insomma, nonostante l’intelligenza artificiale e la tecnocrazia dominante. Ecco dunque che il cosiddetto nuovo giovanile in realtà è vecchio come il cucco. Sia chiaro che non intendo affatto denigrare i meriti di questi artisti, anzi, per certi versi sono da lodare, dato che hanno riferimenti nobili nella miglior musica rock pop analogica del Novecento. Sarebbe infinitamente imbarazzante e sconsolante se invece Damiano riciclasse lo stile alla Riccardo Fogli o Corsi l’Alberto Camerini degli anni ottanta. Quindi bene che abbiano fatto altre scelte, artisticamente più alte, ma l’equivoco è che possano apparire per innovativi, quando invece si portano dietro l’odore di naftalina, perché qui di nuovo non c’è neanche un grammo. Ciò che antropologicamente risulta stonato e allo stesso tempo evidente, è che oggi, nessuno si prende più la briga di sperimentare qualcosa di non già sentito o di già visto. E questa specie di  stop frame infinito nella storia della musica, è anche pericoloso, in quanto oggi, la massima espressione di creatività musicale, consiste nel copiare o riciclare o clonare tutto quanto sia stato già prodotto. Esistono ancora gli innovatori? O meglio, è possibile che possano esistere ancora, dato che tutto ci sembra già stato abbondantemente inventato e prodotto? Che sia quindi tutta colpa del cosiddetto secolo breve (il Novecento), che si è preso la briga di inventare di tutto? Dai futuristi alla Pop Art, dai cantautorato al rock n roll nelle sue infinite varianti ( hard rock, metal, punk, grunge, dark e new wave), dalla musica soul al funky, dall’ R&B al rap, dal reggae alla musica etnica, dall’elettronica alla techno? Si probabilmente è colpa di quel maledetto secolo che sarà impossibile dimenticare perché fa parte della storia. Ma cosa rimarrà nella storia   della musica odierna, se tutto è già stato visto e sentito?

Ho letto su qualche testata musicale elogi infiniti all’assolo di armonica a bocca di Lucio Corsi all’Eurofestival. Elogi con una simile enfasi usata mezzo secolo fa nel descrivere il suono distorto e lancinante della chitarra di Jimi Hendrix. Capisco che in epoca di play back quasi obbligatorio (adottato all’Eurofestival), un assolo live di armonica a bocca, possa risultare innovativo, ma per tutti i satanassi….non lo è affatto, dato che lo strumento è stato inventato nel 1821 dal tedesco Christian F. Ludwig Buschmann. Quindi prima di gridare all’innovazione, al nuovo, al controcorrente pensiamoci un attimo….e magari oltre ad aprire qualche libro di storia, si faccia anche qualche ricerca su youtube. Nel frattempo, se qualcuno ci riesce, si provi a cercare qualcosa che possa apparirci se non del tutto nuovo, almeno “parzialmente” nuovo o sperimentale. In assenza di ciò, non ci resta che affidarci agli algoritmi  artificiali impazziti o alle nuove formule di informatica quantistica, sempre che non sbarchi qualche alieno da galassie sconosciute, per distruggere tutta la naftalina del pianeta Terra.

Coraggio ragazzi, nonostante tutto, sperimentare è ancora possibile.

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