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Nessun titolo è stato così profetico come quello di Arbore. Nel 2024 la RAI ha compiuto un miracolo, riportando l’Italia settant’anni indietro, rispolverando l’avanspettacolo dell’Italia del dopoguerra. L’avanspettacolo un tempo, è stato anche un fenomeno popolare interessante, come lo stesso Fellini ha celebrato nel suo film “Roma”.

L’ imbarazzante gag con John Travolta, che magari avrebbe preferito riproporre il twist di Pulp Fiction con Loredana Bertè, ha ricordato ai telespettatori vintage, gli spettacoli in cui un imitatore con la giacca a paillettes rosa, imitava il verso di una gallina, mentre una ballerina alle sue spalle, agitava uno scialle composto da piume di pavone.

Questi spettacoli popolari si tennero fino alla fine degli anni sessanta. Al Teatro Smeraldo di Milano, mio cugino Marcello Crivellini, che allora studiava al Politecnico, fu spettatore per caso a uno di questi show. Fu colpito quando il presentatore di turno presentò una spogliarellista di nome Joyce, che uscì in bikini da un’enorme conchiglia simile a quelle delle capesante, circondata dal fumo emanato da lastre di ghiaccio secco. Mentre la ballerina si spogliava mostrando alla fine dei nastrini rossi rotanti, agganciati ai suoi capezzoli, il pubblico si spellava le mani dagli applausi, praticamente come i fans dell’Ariston.

La gag del qua qua, mi ha ricordato quell’episodio che ascoltai da mio cugino quando avevo sette anni. All’Ariston come allo Smeraldo c’era l’orchestra, le paperette, le giacche luccicanti da avanspettacolo e tutto il cucuzzaro annesso. Non a caso il maestro Arbore aveva portato nel suo programma le ragazze Coccodè proprio per prendere in giro il gusto trash di una certa Italia.

Il giorno dopo (oggi per chi scrive) è scoppiato di tutto. Il Codacons ha chiesto una interrogazione parlamentare per pubblicità occulta, dato che John Travolta è testimonial di una azienda di scarpe ben presente nella gag.

Il suo cachet ondeggia tra i 400 e i 500 mila euro, anche se Amadeus ha dichiarato in conferenza stampa che il divo americano, è venuto a Sanremo per rimborso spese (200mila euro). Chissà, forse per le sue spese ha affittato l’aereo presidenziale di Biden?

La rivista americana Billboard, nello specifico nell’edizione italiana, ha subito pubblicato un articolo a firma di Tommaso Toma, nel quale prende le distanze dalla penosa gag scrivendo che gli era sembrato “Di essere sul tasto 12 o 13 del telecomando invece che sul primo canale, Rai Uno”. Per intenderci i canali delle tv regionali dove si esibiscono cantanti con i capelli tinti di nero, tra signorine generosamente svestite e orchestre di liscio. Per Toma, la serata “è deflagrata a metà grazie all’antico heritage da animatori di villaggi turistici come Fiorello e Amadeus”.

Ora tutto si può dire degli americani, tranne che non sappiano fare spettacolo, di un livello oltremodo superiore rispetto a quello che abbiamo visto, nel quale persino il malcapitato Travolta è sembrato imbarazzato, pur stando al gioco per contratto. C’è da giurare che quando tornerà a casa, rilascerà una intervista per spiegare il perfido scherzetto di cui è stato “vittima”.

Certamente gli italiani hanno altri problemi ben più seri da risolvere e ben altri interrogativi da porsi (ad esempio il motivo per il quale in Governo ha speso finora solo il 14% dei contributi delle 4 rate del PNNR incassate, che se poi non li spenderà tutti, dovrà restituirli all’Europa) ma guarda caso il livello di tossicità sanremese ha battuto tutti i record, infatti tutti i Tg di tutte le reti televisive ne hanno parlato, e sono passate solo meno di 24 ore.

Sui social poi non si scrive altro. Ora che aspettarsi di peggio? Consigli per la finale:
Russel Crowe che canta il Pulcino Pio.
Lady Gaga insieme ai Ricchi e Poveri con la maschera di Marina Occhiena
Joaquin Phoenix che rifà Joker insieme a Cristiano Malgioglio camminando sul filo con una gallina in mano.
Woody Allen che suona al clarinetto  Arraphao degli Squallor.

Mi sembra una finale che possa fare il record di ascolto. Su questo non c’è dubbio, e a quel punto il Presidente Mattarella non può non nominare Amadeus Cavaliere del Lavoro delle Repubblica. Quindi indietro tutta con trash nostrano. Ce lo meritiamo dopotutto.

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