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LA MUSICA DEL FUTURO E LO SCENARIO ARTIFICIALE

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Mentre il Paese si appresta al pellegrinaggio mentale a Sanremo per celebrare la musica pop del passato, il resto del mondo guarda al futuro. Una buona occasione per studiarlo è la lettura del saggio di Roberto Manfredi: “La musica del futuro” di Tempesta editore.

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Un libro interessante che ripercorre più di un secolo di innovazione e di ricerca nella musica, in particolare dalla musica elettronica alla musica creata insieme all’intelligenza artificiale. Al libro hanno collaborato molti musicisti e ricercatori, come Francesco Bardozzo, docente, programmatore e musicista, che è uno dei massimi esperti italiani di intelligenze generative. Già 4 anni fa pubblicò un disco di musiche di Bach in featuring con l’AI.

Il tema centrale del saggio è l’interazione tra la “macchina” e il musicista umano, che non riguarda solo la composizione e la produzione artistica ma anche tutto l’indotto nella musica: i live, l’immagine, il mercato, la radio, il diritto d’autore nell’imminente futuro. Uno scenario avvincente, complesso e in parte inquietante, anche se l’autore lo racconta con uno spirito laico, da studioso e da osservatore, ben lontano da qualsiasi tentazione negazionista che vede l’Ai come una minaccia anziché una risorsa.

Si parte con un omaggio al Noè del vinile, il brasiliano Zero Faitas che in enorme hangar di San Paolo, ha costruito una enorme “arca” contenente milioni di dischi in vinile acquistati in tutto il mondo. Una storia autentica che rappresenta simbolicamente l’avventura Novecentesca del prodotto discografico fisico, ormai giunta al termine. Si prosegue con la storia della musica elettronica dagli anni trenta in poi, con sunti biografici di personaggi quali Raymond Scott che inventò il prototipo del Moog a Delia Derbyshire prima donna a comporre musiche e sigle alla BBC utilizzando esclusivamente nastri magnetici, da Karlheinz Stockhausen fino a Bjork passando per Brian Eno e Laurie Anderson.

roberto manfredi
Roberto Manfredi

Ma a parte la storia, quello che affascina nel libro è la descrizione del nuovo scenario artificiale che abbraccia un universo fatto di robot, ologrammi, suoni olofonici (oggi Dolby Atmos) e la nascita di quello che viene definito il meta-autore, vale a dire il compositore che crea insieme e attraverso le nuove tecnologie generative. Un mondo nuovo ed eccitante che spaventa i nostalgici dell’era analogica e digitale, soprattutto in Italia in cui l’innovazione è agli ultimi posti a differenza dei Paesi asiatici, di Israele e degli Stati uniti.

Ma nel saggio di Manfredi c’è tanto made in Italy, con un omaggio all’inventore dell’olofonia, Umberto Maggi, primo bassista dei Nomadi che fece conoscere ai Pink Floyd la sua invenzione del suono a 360 gradi, al punto che Roger Waters la utilizzò in parte nell’album “Final Cut”.

La Musica del futuro viene raccontata come uno straordinario labirinto dove persino il diritto d’autore dovrà essere ricodificato. Uno scenario in costante mutazione. Del resto Lenny Kravitz già 5 anni fa, con sublime ironia e senso del futuro, aveva dichiarato:
Oggi i Grammy Awards dovrebbero andare al computer, più che agli artisti”.

Un libro da leggere fino alla quarta di copertina. La cover che ritrae la versione futuristica del marchio discografico più noto al mondo: Master of Voice, nel quale il cane è un robot e il grammofono un apparecchio pieno di schede audio e microchip, è stata realizzata da Roberto Albini in featuring con l’Ai. La post fazione è di Renato Marengo.

La Musica del Futuro (Tempesta Editore)

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