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mercoledì, Febbraio 1, 2023

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Jeff Beck, la chitarra perfetta

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Il nostro mondo attuale, pieno di informazioni ed in continuo scambio, ci porta a perdere di vista la caducità della vita e la percezione del tempo che passa inesorabilmente. Nel caso di personaggi come Jeff Beck, che non ha certo avuto bisogno dei “social”, dei “followers” o dei “download” per occupare da quasi sessant’anni uno dei posti più importanti nel mondo della chitarra rock, la perdita ci coglie completamente impreparati.
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Jeff c’è sempre stato e pareva che ci sarebbe stato sempre, punto di riferimento inarrivabile di generazioni di chitarristi, per una volta tutti d’accordo.

Perfettamente inutile cercare di classificare in un “genere” la sua musica, lui suonava alla Jeff Beck, era lui stesso il suo “genere musicale”, fatto innanzitutto di interpretazione: mai una nota gratuita, buttata là, non perfetta nel contesto e nel momento artistico.

Nessuna concessione a virtuosismi inutili, furbetterie banali, fraseggi dozzinali: lui ha subito intuito le possibilità espressive di uno strumento come la chitarra elettrica ed ha trascorso l’intera vita ad approfondirle, sempre al totale servizio del contenuto musicale, dell’emozione, della creazione e del sentimento.

Se fosse stato per lui il grande giro d’affari degli amplificatori e degli effetti per chitarra sarebbe andato in malora o forse non sarebbe mai esistito: è veramente un’impresa ardua cercare di riprodurre i colori della gamma espressiva con un pedaletto o con un “plug in”. Da che esiste l’insegnamento della musica i didatti non fanno che ripetere che “il suono sta nelle mani” e Jeff era l’implacabile conferma di questa enorme verità.

Girano tantissime testimonianze, illustri e ben attendibili, di episodi in cui il nostro abbia sfoderato il suo suono anche collegandosi ad un amplificatore qualsiasi trovato sul posto.

Una perfetta sinergia solo artistica tra un tocco personalissimo unito ad un senso delle dinamiche, del tempo, del respiro musicale e degli spazi connessi, collegato però ad un uso della distorsione, del feedback, del sustain, della leva e della manopola del volume, coadiuvati da una continua ricerca del pickup più espressivo, del manico migliore, in sostanza della chitarra perfetta.

Questo era Jeff Beck, ci lascia un vero patrimonio di musica, ma ci mancherà tantissimo.

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