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venerdì, Febbraio 3, 2023

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A proposito della canzone popolare – Pausini e “Bella Ciao”

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Non starò a perdere troppo tempo sull’affermazione di Laura Pausini e sul suo rifiuto ad accennare “Bella Ciao” su richiesta dalla tv spagnola, ma certo la sua affermazione è utile per capire cosa si intende per canzone popolare.
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“Io canto canzoni popolari, Bella Ciao è una canzone politica” ha detto la nota pop star italiana non sapendo bene cosa si intende per popolare.

“Bella Ciao” è più popolare di “La Solitudine” o altre canzonette cantate da Laura Pausini e neanche scritte da lei perché cantautrice non è, ma è interprete, quindi sull’analisi dei testi delle canzoni dovrebbe studiare un po’, ma a parte questo non sa o fa finta di non sapere, che il termine popolare si incrocia spesso con il termine politico e non si contrappone affatto. Potrei citare “La canzone popolare” di Ivano Fossati ad esempio o “Povera Patria” di Franco Battiato, ma per la Pausini ovviamente queste canzoni sono solo politiche e non popolari.

Dovrebbe anche sapere e mi auguro che ci studi u po’ sopra che storicamente, la canzone popolare internazionale nasce dal popolo, dalla gente.. Il blues è un canto di lavoro, dato che nasce nei campi di cotone e ha una forte valenza sociale e politica, perché racconta prevalentemente la condizione di lavoratori di colore sfruttati e oppressi dal razzismo.  I canti popolari italiani sono anche le canzoni di lotta e di lavoro: “Se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorare…”, “Sciur padrun dalle belle braghe bianche, fora le palanche, fora le palanche”. Poi ci sono state le canzoni della Resistenza che hanno cantato intere generazioni e sono popolarissime e altrettanto politiche. Ma ci sono canzoni come “Nun te reggae più” di Rino Gaetano che sono politiche e al tempo popolarissime popolarissime o “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” di Gianni Morandi.

La demarcazione che fa la Pausini tra canzoni popolari e politiche non sta in piedi e denota la sua profonda non conoscenza della storia della canzone italiana, ma nessuno pretende che lei la conosca, anche se le farebbe bene studiarla. Il punto è che lei fa parte di una generazione che confonde il termine pop con popolare che non sono proprio la stessa cosa. Lei pensa che la canzone popolare sia per definizione quella prodotta dall’industria discografica e adatta all’utilizzo delle radio commerciali e delle classifiche. In parte lo è certamente, ma non coglie la differenza tra la canzone pop studiata per vendere (ad esempio le lagne d’amore o i tormentoni estivi) e la canzone popolare che prima di esser commercializzata e prodotta discograficamente è partita da autori e cantautori che raccontavano temi sociali e politici senza pensare al denaro. E questo è accaduto in tutto il mondo.

Viene quindi il sospetto che la Pausini oltre a non sapere che Bella Ciao è stata incisa da infiniti interpreti mondiali come ad esempio Tom Waits e che in Francia in versione dance è stata prima in classifica qualche anno fa, si è rifiutata di cantarla perché a pochi giorni dalle elezioni, non voleva correre il rischio di essere strumentalizzata da una parte politica o di riflesso dall’altra e questo è persino comprensibile. Bastava dirlo senza pasticciare tra “canzone popolare e canzone troppo politica”.

Il termine “troppo” poi è persino ridicolo. Cosa significa troppo? Esiste una canzone politica accettabile perché lo è meno di altre? Chi stabilisce il troppo e il poco nella scrittura di un testo? Vigliamo fare una legge anche su questo? Una sorta di politically correct trasformato in censura come ai tempi del governo Tambroni in cui in Rai c’era una commissione di censura che vietava persino l’uso di parole come “membro” perché riconducibile a contenuti sessuali? Da quando in qua “membro del Parlamento” indica l’attributo sessuale maschile?

Queste cose accadevano in tempi in cui la Pausini non era neanche nata ma magari lei farebbe bene a saperlo per evitare figuracce televisive come quella che ha fatto in Spagna. E si che la Pausini è emiliana-romagnola quindi qualche canzone popolare e cantautori popolari come Francesco Guccini, Lucio Dalla, Gianno Morandi, un tempo definito dalla stampa”: “il marxista a 45 giri” dovrebbe anche averla sentita. Erano tutte canzoni e interpreti troppo politici? Evidentemente, Laura non c’è.

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