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lunedì, Gennaio 30, 2023

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Quando i management smentiscono le loro star – I divieti al concerto dei Rolling Stones

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Ho letto i numerosi divieti ideati dal management dei Rolling Stones. Ridicoli, insopportabili, opprimenti e anche un filino disgustosi perché il presupposto di questo infinito elenco di divieti è un totale affronto verso il pubblico pagante e per gli stessi artisti che rappresentano.

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Non li scrivo tutti perché altrimenti l’articolo durerebbe quanto un manuale di istruzione in 8 lingue, tipo quelli delle lavatrici, però qualcuno lo merita davvero:

  • Divieto di qualsiasi tipo di spray. Ok, quello al peperoncino fu deleterio al non-concerto di Sferaebbasta di qualche anno fa, ma qui siamo a San Siro in tribuna e nel prato a fine giugno con un assalto di zanzare inferocite, quindi almeno l’Autan sia tollerato e non scambiato per un’arma di distruzione di massa.
  • La bottiglia di acqua è permessa ma senza il tappo. Da quando in qua un tappo di plastica del peso di 3 grammi, viene considerato un oggetto contundente? Fosse quello dello champagne…ma dell’acqua naturale…per favore.
  • Divieto di qualsiasi cibo. Scusate eh…ma aprite i cancelli alle 17.00 e il concerto finisce alle 23.30. Ma manco un tramezzino in tasca? Se ne deduce che i posti ristoro organizzati dai promoter costino un occhio tanto per speculare oltre che sul biglietto ( 100 euro sul prato ), anche sul parcheggio ( 20 euro ).
  • Divieto di qualsiasi articolo inappropriato o offensivo. Questo è il più ridicolo. Non verrebbe in mente neanche alla festa di Comunione e Liberazione a Rimini, invece al management dei Rolling Stones si. I Rolling Stones hanno dedicato canzoni all’eroina e alla morfina, dischi a Satana e varie simpatie al diavolo e adesso all’alba degli ottant’anni si dovrebbero scandalizzare per una t-shirt con la scritta Fuck you Putin? Trasformare i Rolling Stones nel coro dell’Esercito della Salvezza è vomitevole.
  • Ridicolo anche il divieto della macchina fotografica. Nell’era dei cellulari ad altissima definizione e con zoom che non hanno niente da invidiare a una Canon fa veramente ridere. Quasi tutti ormai vanno ai megaconcerti per agitare i cellulari e per portarsi a casa foto e video da postare sui social. Forse il management dei Rolling Stones è rimasto ai tempi di Altamont. Bene allora assoldate ancora una volta gli Hell’s Angels come servizio di sicurezza così oltre a mantenere i diritti di immagine, ci scappa ancora il morto.

Tutto questo accade solo nel 2022 e dopo due anni di pandemia. Tutto abbastanza grossolano e paradossale, anche perché vi immaginate i controlli ai cancelli? “Tu non puoi entrare con il sacchetto di patatine Pai”, “Butta via il tappo o non entri”, “Togliti la maglietta oscena se vuoi entrare”, “Mangiati il Toast fuori dallo stadio e poi ritorna”.

Ovviamente nessuno della sicurezza lo fa ma allora perché scriverle ?

Il vero problema è che ormai i megaconcerti sono solo uno strumento di sfruttamento commerciale senza ritegno. E non mi riferisco solo al caro biglietti, ma all’atteggiamento speculativo delle agenzie di management che impongono regole assurde senza alcun rispetto verso il pubblico.

Quando organizzavo i concerti con Franco Mamone negli anni ottanta ridevamo spesso sulle bizzarrie degli artisti scambiate per clausole da inserire negli allegati dei contratti. Prince ad esempio pretese un quantitativo di ghiaccio quanto un palazzetto di pattinaggio. Con Claudio Conversi, proprietario dell’Odissea 2001 e del Rolling Stone andammo a svuotare tutte le macchine del ghiaccio sue e di altre sei discoteche. Prince voleva il suo camerino strapieno di cubetti di ghiaccio, altrimenti si incazzava come uno a cui avevano rigato la fiancata della macchina appena uscita dalla concessionaria.
Ricordo anche Youssou N’Dour con la faccia schifata perché andammo a prenderlo in hotel con una BMW anziché con la Mercedes che aveva richiesto. Particolare da poco, aveva preso 20mila dollari per il concerto a San Siro dedicato alla raccolta fondi per la Liberia.
Il gruppo musicale di George Weah si rifiutò di lasciare l’hotel per due settimane mangiando di tutto a sbafo. Chi aveva finanziato il concerto fece un bagno di soldi pazzesco e non si occupò più di concerti per tutta la sua vita futura.

Ma erano altri anni, quando a volte i mega concerti non funzionavano bene, perché il pubblico preferiva i music club o palazzetti con una capienza di 5/7000 persone al massimo. Oggi i concerti si fanno negli stadi o negli ex aeroporti da 80 mila persone in sù. Come fai a controllarli tutti ? Allora dato che oggi si protesta solo se c’è un esame scritto in più o se devi usare una mascherina in piena pandemia globale, ecco che escono fuori questi assurdi regolamenti, nella speranza che i fans si comportino come bravi soldatini.

Siamo nell’era del Full Metal Rocket. Il promoter fa il sergente e i fan i marines che urlano Sissignore!!!!! E se cominciassimo a disertare i megaconcerti e a scegliere quelli nei teatri? In nessun teatro verrebbe in mente di imporre l’abito di rigore come nei primi del Novecento. Invece al Meazza per i Rolling Stones bisogna vestirsi come scolaretti.
Siamo in un mondo rovesciato in cui persino i Rolling Stones fanno la figura di vecchi sepolcri imbiancati perbenisti. Buonanotte ai suonatori e soprattutto al loro management.

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