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mercoledì, Agosto 4, 2021

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SIMON COWELL E’ IL NUOVO MANAGER DEI MANESKIN

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Chi chiama i Maneskin meteore deve avere qualche problema personale. I quattro ragazzi stanno avendo un successo internazionale inaspettato, dato che Damiano canta ancora in lingua italiana. La notizia fresca è che Simon Cowell è diventato il loro nuovo manager e produttore, uno che la musica e il business se li mangia a colazione.

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Una cosa è certa, grazie ai Maneskin ora il talent show X Factor diventa fondamentale. Non c’è altro show mediatico che regge il confronto. Se una volta il manager numero uno, acquistava spazi e passaggi nelle radio e investiva sui tour rischiando di suo, ora basta vincere un talent show o l’Eurofestival per sfondare nel mercato internazionale.

Per la verità il merito va ai Maneskin che hanno infranto la regola che vincere Sanremo o l’Eurofestival non serve a granchè, anzi per alcuni porta persino sfiga. Con il loro rock controcorrente “suonato”, visto i tempi in cui domina la trap e il rap, il successo dei Maneskin fa ben sperare per il futuro.

Che rimanga un caso isolato o contribuisca a rivitalizzare la musica suonata con strumenti veri (la maggior parte dei giovani artisti oggi non suona alcun strumento se non un computer), poco importa. Noi italiani però siamo maestri nell’inflazionare il mercato musicale e non solo. Quando tira un genere, tutti si mettono a produrlo con l’intenzione di imitare i Maneskin, ovviamente illudendosi di bissare il loro exploit.

Dubito fortemente che la discografia si metta a rinvestire sul rock, perché la lezione dovrebbero averla imparata negli anni, ma sono pronto a scommettere che in qualche modo lo faranno, andando a  cercare band nelle sale prove, in strada o in qualche sperduto festival di rock band di provincia.

Sarebbe persino divertente un ritorno agli anni sessanta, quando la Casa Davoli organizzava il primo contest per gruppi musicali facendoli suonare sui suoi impianti audio. Da quella storica rassegna nacquero gruppi come i New Trolls e Corvi, ma allora i gruppi stavano spopolando in tutto il mondo, tant’è che i gruppi italiani rieseguivano i brani delle band rock anglo americane. I Corvi arrivarono terzi e l’Ariston si fece firmare un contratto da loro in camerino, con un anticipo di 500mila lire in contanti, che allora erano una bella cifra per quei tempi. Il giorno dopo il raduno della Davoli, I Corvi erano già a Milano all’Ariston ad ascoltare una pila di 45 giri di band estere. “Un ragazzo di strada” nacque così e vendette oltre un milione di copie.
Altri tempi, ma se pensiamo che i Maneskin suonano musica loro e non cover, bhè significa che forse, alle volte, i tempi cambiano e in meglio.

Speriamo che Simon Cowell lasci i Maneskin così come sono, senza trasformarli in una band da rock circus con lustrini, pailettes e suoni campionati, ma è troppo intelligente per farlo. I Maneskin stanno dimostrando che si può fare musica sana senza scimmiottare nessuno cercando facili imitazioni di mercato.

Comunque la pensiate e mi rivolgo soprattutto ai vecchi nostalgici del rock anni settanta che strombazzano confronti improponibili, i Maneskin sono un bell’esempio per tutti. Noi siamo ancora succubi di una tv nazionale che ha un target di settantenni, in cui la musica italiana dev’essere per forza “Nessun Dorma” e l’orribile marcetta di Mameli che ha un testo così anacronistico che fa persino ridere.
Lunga vita ai Maneskin.

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