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L’appello del maestro Muti per la cultura e la risposta del premier Conte

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A seguito emanazione dell’ultimo DPCM il maestro Riccardo Muti, dalle colonne del “Corriere della Sera”, ha lanciato un “appello accorato” al premier Conte affinchè torni sui suoi passi e riveda la decisione di chiudere teatri, cinema e luoghi di cultura. La risposta del presidente non si è fatta attendere.

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«Possiamo fare a meno di cose necessarie, però il superfluo no, non ce lo togliete, vaga è la nozione di cosa è veramente importante» canta Mario Venuti in un suo brano di qualche anno fa.

Il problema è stabilire cosa sia superfluo e cosa necessario, questione non facile visto che dipende dalla sensibilità di ciascun individuo, ma certe scelte, quelle ad ampia scala, vanno prese da chi ci governa. Chi sta ai piani alti dovrebbe avere un’idea progettuale ed intellettuale che miri ad un arricchimento del proprio popolo, arricchimento che avviene a scuola, col diritto all’istruzione, col diritto allo studio.

I luoghi del sapere sono biblioteche, musei, monumenti del nostro patrimonio. Luoghi che però restano muti se non si conosce, se non si è messi nelle condizioni di poter bere direttamente alla fonte.

Nei mesi scorsi, in attesa di un’inevitabile seconda ondata del temuto, a ragione, virus, tutti i luoghi della cultura sono stati preparati per rendere possibile la partenza delle attività tra settembre ed ottobre.

Scuole, musei, teatri, sale concerti, hanno subito drastiche modifiche per rendere possibile il loro utilizzo, fruizione che è vitale per (riporto alcuni articoli della L. 92 del 20 agosto 2019 per l’insegnamento a scuola dell’educazione civica, voluta fortemente da tutte le parti politiche) “l’educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni”, un ingrediente ben più importante del lievito sparito dagli scaffali dei supermercati alla prima settimana di look down.

Eppure, noncuranti dell’aspetto nutrizionale che luoghi come i teatri, possono avere per la gente, nell’ultimo dpcm il governo ha stabilito che per garantire la sicurezza dei cittadini “cinema e teatri” devono restare chiusi.
Un enorme danno sia per i fruitori, che per i lavoratori del settore che, ancora una volta, si sono ritrovati nella condizione di calare il sipario ancor prima di aprirlo.

Prima del comunicato a reti unificate del Presidente del Consiglio Conte di domenica pomeriggio. il mondo dello spettacolo aveva sottoscritto una petizione dal titolo “Vissi d’arte” (firma la petizione), un grido d’aiuto rivolto al Presidente Conte e al Ministro Franceschini, per non far chiudere, come si temeva, cinema e teatri. Appello rimasto inascoltato.

muti

APPELLO DEL MAESTRO MUTI

Dopo l’emanazione del decreto è arrivato l’appello di Riccardo Muti, messaggio rivolto al Presidente Conte, pubblicato sul Corriere della Sera, queste le sue parole:

«L’impoverimento della mente e dello spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo. Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come ‘superflua’ l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità».

Dopo questa prima stoccata parla anche del danno per i lavoratori del settore:

«tale decisione non tiene in considerazione i sacrifici, le sofferenze e le responsabilità di fronte alla società civile di migliaia di artisti e lavoratori di tutti i vari settori dello spettacolo, che certamente oggi si sentono offesi nella loro dignità professionale e pieni di apprensione per il futuro della loro vita».

Il messaggio si chiude con la speranza che il Presidente Conte possa tenere conto di quest’appello anche rassicurato dal fatto che i luoghi in questione rispettano le norme per prevenire la diffusione del virus proprio perché le distanze sono assicurate dai posti assegnati e dal controllo scrupoloso delle norme, il Maestro Muti, portavoce autorevole di tutto il mondo dello spettacolo, conclude il messaggio con la speranza di essere ascoltato:

«ridare vita alle attività teatrali e musicali per quel bisogno di cibo spirituale senza il quale la società si abbrutisce. I teatri sono governati da persone consapevoli delle norme anti Covid e le misure di sicurezza indicate e raccomandate sono state sempre rispettate. Spero che lei possa accogliere questo appello, mentre, fiducioso, la saluto con viva cordialità».

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CONTE RISPONDE

La risposta del premier Conte non si è fatta attendere, perchè poche ore dopo, nero su bianco, ha replicato quanto segue:

Gentile Maestro Muti […] Siamo stati costretti a prenderla perché l’obiettivo primario deve essere adesso recuperare il controllo della curva epidemiologica ed evitare che la sua continua ascesa possa compromettere l’efficienza del nostro sistema sanitario e, con esso, la tenuta dell’intero sistema sociale ed economico. È una decisione che non abbiamo preso a cuor leggero perché siamo consapevoli che tutti i protagonisti del mondo dello spettacolo – artisti, musicisti, autori, imprenditori, tecnici, lavoratori – stanno soffrendo enormi difficoltà ormai da molti mesi…

Non abbiamo deciso queste chiusure indiscriminatamente. Tutte le misure messe in campo rispondono alla necessità di tenere sotto controllo la curva dei contagi. Con lo smart working e il ricorso alla didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado, puntiamo a ridurre momenti di incontri e soprattutto l’afflusso nei mezzi di trasporto durante il giorno, perché sappiamo che è soprattutto lì che si creano affollamenti e quindi occasioni di contagio. Acquistare subito centinaia di nuovi mezzi pubblici è impossibile, per questo andava decongestionato il sistema del trasporto pubblico agendo su scuola e lavoro e altre occasioni di uscita come lo sono l’attività sportiva in palestre e piscine…

Stessa cosa abbiamo fatto la sera, abbiamo ridotto tutte le occasioni di socialità che spingono le persone a uscire nelle ore serali e a spostarsi con i mezzi pubblici. Uscire la sera per andare al ristorante, cinema o teatro significa prendere mezzi pubblici o taxi, fermarsi prima o dopo in una piazza a bere qualcosa o a incontrarsi con amici abbassando la propria soglia di attenzione e creando assembramenti. Ecco perché abbiamo sospeso le attività di ristoranti, cinema e teatri. Così si è meno incentivati a uscire di casa…

Se i provvedimenti del Dpcm non si riveleranno efficaci, tra 20 giorni c’è il rischio di trovarsi di fronte a una rapida impennata della curva dei contagi e a 990mila casi positivi, con oltre 60mila ricoverati, di cui 5.700 in terapia intensiva e 500 decessi giornalieri. È la previsione fatta da un gruppo di ricercatori dell’Università e del Policlinico di Pavia, del Politecnico di Milano e delle Università di Udine e di Trento…

 

 

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