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L’avv. Giorgio Tramacere parla del plagio musicale – INTERVISTA

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Nel campo musicale il plagio è frequentemente oggetto di attenzione, e per questo è materia di discussione e riflessione da parte sia degli studiosi di diritto, che da parte della giurisprudenza.

Ne abbiamo parlato con l’avv. Giorgio Tramacere, esperto di diritto d’autore e musicista.

Spesso ascoltiamo delle canzoni che ci ricordano altre canzoni. Che cosa si intende per plagio?

Per rispondere a questa domanda dovremmo parlare per ore perché l’argomento è complesso e articolato. Il termine plagio non trova, nel nostro ordinamento, una esatta definizione legislativa. Il “Plagio” però si può definire come la riproduzione, totale o parziale, di un’opera da parte di un autore, che fa passare per propria un’opera frutto del lavoro altrui. In altre parole, per plagio si intende la riproduzione abusiva di un’opera altrui, o meglio, l’usurpazione della paternità dell’opera dell’ingegno altrui, che viene quindi vantata come propria e originale, e sfruttata economicamente. Se non c’è uno sfruttamento economico dell’opera oggetto di usurpazione non possiamo parlare di plagio. Siamo di fronte ad un plagio ogni volta che un autore si appropria degli elementi creativi di un’opera di altri per introdurli nella propria opera. In tutti i contenziosi in materia, l’elemento più difficile da accertare è il grado di identità e il metro di valutazione degli elementi creativi rubati da colui che ha commesso il plagio.

Ogni analogia o somiglianza tra due brani è quindi un plagio?

No assolutamente. Anzi, la semplice assonanza melodica non dà automaticamente origine ad un plagio, anche perché le canzoni di musica leggera, per la loro immediatezza ed orecchiabilità, sono produzioni in cui le analogie, le somiglianze e le reminescenze sono accadimenti del tutto normali e naturali. Io penso che un pezzo sia bello proprio quando ti evoca qualcosa di inconscio e ti suscita emozioni o messaggi, forse anche già vissuti. L’opera simile all’originale, per essere realmente definita un plagio, deve suscitare nell’ascoltatore le stesse emozioni dell’originale e deve avere un grado di somiglianza tale da far ritenere coincidente proprio l’idea dell’originalità e della creatività delle due opere messe a confronto.

Ma cosa si intente per opera musicale?

Un’opera musicale è un’opera dell’ingegno protetta dal nostro ordinamento soltanto se è originale e ha un carattere creativo, nel senso che l’opera deve rappresentare un qualcosa di nuovo, innovativo e non ripetitivo rispetto ad altre preesistenti. È quindi importante che un’opera sia diversa (originale) e nuova (creativa) rispetto a qualsiasi altra opera precedente.

Quando la creatività e loriginalità di brano musicale coincidono con la creatività e loriginalità di un altro brano?

Il concetto di originalità e di creatività è molto importante perché in una causa di plagio il giudice, quando formula il quesito al consulente tecnico d’ufficio in merito all’analisi dei due brani, chiede prima di accertare se l’opera presunta plagiata sia dotata dei requisiti di creatività e di originalità richiesti dalla normativa sul diritto d’autore. Soltanto in caso di accertamento positivo di questi due requisiti, il consulente metterà poi a confronto i due brani e accerterà le eventuali coincidenze melodiche, armoniche e ritmiche. A tal fine sono importanti soprattutto le coincidenze melodiche, perché è la melodia l’elemento che costituisce il principale dato identificativo di una canzone, ovvero quello che viene percepito dagli ascoltatori.

In altre parole, il consulente nominato dal giudice metterà a confronto i due brani di causa soltanto se prima abbia accertato positivamente che il brano precedente, quello assertivamente plagiato, abbia i requisiti di creatività e di originalità richiesti dalla legge. Tanti casi non arrivano nemmeno al confronto dei due brani, perché spesso il consulente nominato, nell’accertare la prima parte del quesito, esclude che il brano preesistente abbia i requisiti di creatività e di originalità necessari per avere protezione. In Italia, possiamo ormai dire che la creatività e l’originalità non esistono più, perché tra i consulenti tecnici, che vengono nominati nelle cause di plagio, è ormai diventata una consuetudine e quasi una “regola” andare a ricercare nel patrimonio musicale del passato una sequenza di note simili a quelle del brano assertivamente plagiato e ciò per escludere l’originalità e la creatività dello stesso.

Tale consuetudine ha portato a pronunce a dir poco sconvolgenti e assurde. Basta che Bach o Beethoven abbiano scritto una sequenza di note simili a quelle del brano preesistente, che quel brano non sarà giudicato originale e creativo e quindi non potrà essere considerato opera dell’ingegno protetta dalla normativa sul diritto d’autore. Non importa il contesto in cui sono state scritte queste note, per loro basta una semplice coincidenza di poche note, senza alcuna valutazione di altri elementi.

Questo succede soltanto in Italia, perché negli altri Paesi questi giudizi vengono decisi con criteri diversi, nel senso che non ci si limita a valutare la coincidenza di poche note nella melodia, ma si valutano anche altri fattori come l’armonia (successione degli accordi di base della struttura del pezzo), il ritmo (inteso come cadenza della sequenza delle note e degli accordi, o in generale, del brano, nel tempo), la funzione, la posizione, il contesto e il genere di appartenenza. Non è pensabile in questi giudizi devolvere l’accertamento della creatività a un maestro di musica e decidere in base alle sue conclusioni. Spesso questi maestri non hanno nemmeno la più lontana idea del significato di creatività, ma hanno una visione limitata che spesso stravolge il suo significato.   

Ma cosa intendi per creatività?

Il concetto di creatività non è quello che tanti consulenti tecnici ritengono o descrivono. A mio giudizio per creatività dovrebbe intendersi la capacità di realizzare qualcosa di nuovo e di diverso a partire da elementi già esistenti nella tradizione e nel nostro ambiente. La creatività non può mai prescindere dalla memoria. Non è pensabile e non può esistere un atto creativo totalmente indipendente dalla memoria di ciò che già siamo a conoscenza e delle emozioni che abbiamo già provato. Nessuno scrive o compone facendo del proprio cervello tabula rasa. Come tutti i processi mentali, anche la creatività nasce da elementi dati: non si può creare dal nulla. La creatività non può essere sganciata totalmente da quanto già esiste: dai nostri studi, dalle esperienze e dal vissuto di chi crea. Quindi, il concetto di creatività, cui fa riferimento la legge sul diritto d’autore, non coincide – come  tanti consulenti tecnici ritengono – con quello di creazione, originalità e novità assoluta. Affinché un’opera possa trovare protezione dovrebbe bastare atto creativo, seppur minimo, suscettibile di esteriorizzazione materiale.

Attenzione perché questo significa che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici o perché il pezzo ha una melodia facile e scontata. Uno scrive partendo dal patrimonio del passato. Creatività significa illuminare la tradizione, combinare gli elementi a disposizione in qualcosa di nuovo e di diverso. Questo concetto è completamente sconosciuto da gran parte dei consulenti tecnici, i quali per valutare la creatività di un brano si limitano erroneamente a ricercare nel patrimonio musicale del passato una, spesso casuale, coincidenza di note, senza considerare il contesto in cui queste note sono inserite nelle rispettive opere.

Come dicevo prima non è pensabile devolvere l’accertamento di un concetto così ampio e complesso come il plagio a soggetti che non hanno la benché minima idea del significato etimologico e sociologico di creatività e della sua rilevanza nell’ambito di tali giudizi. Per avere un accertamento equo e giusto il giudice, in questi casi, dovrebbe nominare un maestro di musica avente quantomeno il titolo di diploma accademico di secondo livello in Composizione, affiancandogli anche un musicologo che possa coadiuvarlo nella valutazione del grado di originalità e di creatività del brano. 

Quando invece il brano plagiato passa il primo vaglio e dopo il confronto venga accertato il plagio che cosa succede? Come vengono quantificati i danni?

Quando il plagio viene accertato, la sola violazione del diritto dell’autore di un’opera costituisce un danno in re ipsa, con la conseguenza che il danneggiato non dovrà fornire altra prova. Altro problema è invece, quello relativo alla quantificazione del danno. Qui ci sono due distinti orientamenti: quello “del giusto prezzo del consenso” (che riconosce alla vittima il compenso che questa avrebbe presumibilmente percepito quale corrispettivo se avesse autorizzato il compimento degli atti di utilizzazione che invece sono stati compiuti illecitamente) e quello della “retroversione degli utili” (secondo il quale la vittima del plagio dovrebbe essere risarcita con i profitti che il responsabile ha tratto dalla violazione stessa).

In Italia si applica il criterio della retroversione degli utili, che verranno quantificati con una nuova consulenza tecnica contabile che avrà per oggetto l’esame delle scritture contabili di colui che ha commesso l’illecito, per accertare quanto lo stesso ha guadagnato con il proprio brano. Le risultanze della perizia del consulente del Tribunale, al 99% dei casi, saranno poi fatte proprie dal giudice nella sentenza.

Cosa consigli agli autori per proteggere le loro canzoni?

Consiglio di depositare sempre e comunque alla Siae i pezzi che scrivono, perché il deposito è un atto che certifica che a quella precisa data quell’opera era già nata. L’importanza della data certa per noi avvocati, in qualsiasi causa, è sempre un fattore determinate, sia dal punto di vista sostanziale, che probatorio. Quindi, in un caso di plagio, il bollettino di deposito di un brano alla Siae è una prova documentale che entra nel processo e attesta che quel brano era esistente in quella data. Quindi depositate sempre!

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