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lunedì, Agosto 2, 2021

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L’APPELLO DI STEFANO MASSINI E LA CULTURA IN ITALIA – E IL GOVERNO PARTE DALLE LIBRERIE. MA NON BASTA!

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Stefano Massini, come sempre fa ogni settimana nel programma di Piazza Pulita, ha lanciato l’ennesimo messaggio, accorato, diretto e profondo.
Questa volta l’argomento era dei più nobili, la CULTURA, che in questo periodo di Coronavirus e decreti ministeriali, sembra come sempre la più bistrattata.
Ed è per questo che Massini ha intitolato l’intervento Io non sono inutile.

Il trattamento che viene da sempre, e ora più che mai, riservato al mondo della cultura, è sotto gli occhi di tutti: se da una parte l’isolamento nelle nostre case ha dimostrato che è impossibile sopravvivere senza canzoni, libri e film, dall’altra è purtroppo doloroso prendere atto che il Governo, parlando di una riapertura graduale delle attività commerciali, continui a considerare teatri, cinema e musei, arene e ogni luogo per concerti come un fanalino di coda nell’elenco delle priorità.

Eppure la cultura non solo muove centinaia di migliaia di posti di lavoro, ma è parte stessa del nostro DNA di italiani: la ripartenza, qualunque essa sia, non può prescindere dalla musica, dal teatro, dal cinema, dai libri. Da tutto ciò che si traduce in ricordi e quindi in vita.

Massini si è rivolto in particolare al rapporto millenario che lega l’Italia alla Bellezza dicendo che “Questo fa parte della nostra identità”.

L’appello dello scrittore riporta a vecchi “dolori” e ferite che trovano la loro origine ben prima dell’arrivo del Coronavirus. La dicotomia tra cultura e politica risale al lontano 2010, quando l’allora Ministro dell’economia del governo Berlusconi, Giulio Tremonti, disse in  modo spregiudicato e sprezzante che “con la cultura non si mangia”, condannando all’oblio decine di settori, dallo spettacolo alla musica, dal teatro al cinema ecc. ecc.
A parte rarissime e non sufficenti eccezioni, le cose non sono molto cambiate negli anni, anche se al Governo si sono alternate diverse forze politiche. La cultura è sempre stata bistrattata e non valorizzata a dovere.

Nel suo discorso Massini pone un interrogativo che ha il sapore di una sana provocazione: “perché non ripartire proprio dalla cultura?

Intanto, arriva dal Governo il via libera alla riapertura delle librerie a partire dal 14 aprile.  Ma sembra una scelta ambigua, non basta, perchè si gira attorno al problema senza affrontarlo davvero, anche perchè le librerie rappresentano solo un piccolo aspetto di tutte quelle numerose realtà artistiche e professionali italiane (e non). Ricordiamoci che, come ha detto lo scrittore, che a ogni concerto, ogni esibizione, ogni mostra, ogni prodotto culturale porti con sé una miriade di addetti e dipendenti retribuiti. C’è la nobile bellezza sì, ma al pari di un reale indotto economico.

Dall’arte al cinema, dal teatro alla musica, sono stati tantissimi i personaggi che hanno aderito, riconoscendosi nelle parole dello scrittore: da Vasco Rossi a Renato Zero, da Carlo Verdone a Fiorella Mannoia, da Silvio Orlando a Jovanotti, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Gianna Nannini, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Emma, Pierfrancesco Favino, Ambra Angiolini, Paola Turci, Tosca, Tommaso Paradiso, Ferzan Ozpetek e tanti altri.

L’APPELLO DI STEFANO MASSINI

Oggi il virus che sta cambiando tante cose sta portando anche una nuova contrapposizione: quella tra essere umani necessari e quelli inutili. Oggi abbiamo costantemente dati agghiaccianti sui morti in cui diciamo che erano di una certa età o erano portatori di altre patologie, come dire che anche in quel caso tranquilli tutti perché la loro utilità era già minacciata. Oggi si parla del fatto che devono partire i settori fondamentali, come l’industria, la scuola, i centri commerciali […] E poi ci sono io, che come scrittore sono un totale parassita della società: i teatri, i cinema, concerti, vedremo se aprire. Si capisce che ci sono dei problemi sanitari mettendo centinaia di persone insieme ma non è quello il punto. Il punto è il modo irritante in cui si dà per scontato il fatto che l’arte, il teatro, il cinema, la musica siano delle cavolate marginali che anche se non cominciano, chissenefrega. Le cose utili, quelle sì, ma noi non ne facciamo parteSi dà il caso che il paese sia in una sorta di carcerazione obbligata dai motivi sanitari da svariate settimane… Posso dire che probabilmente gli inutili cantanti, gli inutili attori, gli inutili scrittori con le loro inutili opere, con le loro inutili canzoni, con i loro inutili film hanno probabilmente fatto sì che questa carcerazione fosse più sopportabile. Grazie a canzoni e film che hanno inondato computer, telefonini, iPad e televisori siamo riusciti a tenere compagnia alla gente e quindi forse tanto inutili non eravamo […] C’è una frase bellissima del grande Aldous Huxley che dice: ‘Ogni essere umano ha la sua letteratura e quella letteratura sono i suoi ricordi’. I capitoli più importanti di questo nostro libro coincidono guarda caso con quello spettacolo o quel film che hai visto quella volta o con quel concerto in cui hai cantato a squarciagola in quel determinato stadio. Quindi significa che l’arte, la cultura, la bellezza non sono scemenze di cui si può fare a meno e chissenefrega, ma sono qualcosa che è parte radicale dei ricordi e della sete di bellezza che abbiamo ognuno per parte propria […] Quindi sì, il mio è un appello stasera. Un appello per dire che se dobbiamo ripartire dobbiamo farlo con un occhio alla bellezza perché la bellezza è essenziale, la sete di ricordi passa dalla bellezza”.

 

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