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Branduardi, il ricamatore

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branduardi
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Se almeno sapessimo pregare ci difenderemmo. E avremmo i cuori bianchi, e le nostre piccole gioie verrebbero portate al battesimo da fanciulli sorridenti; anche gli uccelli arriccerebbero le ali per fare rumore e farci alzare gli occhi al cielo.

Se almeno sapessimo che le nostre vite sono morte, e che siamo soltanto un brutto scherzo nell’eterno, ci piegheremmo in due per la sconfitta.

Abbiamo incenerito la Legge purissima di Dio, e ora abbiamo gli occhi vuoti. E più nessuna speranza.

È per questo che Angelo Branduardi ci sta rincorrendo, e potesse ci fermerebbe a uno a uno per spiegarci che l’arte suprema è nello spirito, che noi abbiamo tantissime serrature di sicurezza per non farla scappare. Che ormai il cuore di tutti è lanciato in mille e più di mille mutamenti, che anche l’anima alla fine ne uscirà tumefatta.

Branduardi si è duplicato nelle nostre case, per spiegarci la sua fuga e la sua ragione. Ha voluto essere lirico, per nasconderci i burroni che avevamo di fronte, e le acque putride che avevamo ai piedi. Ci ha voluto portare in quell’universo infinitamente piccolo fatto d’amore e di carezze gentili; di magiche creature cristiane non rispettate dagli umani. Ci ha voluto mettere addosso l’innocenza dei bambini, e fatto pensare che questo mondo in fondo altro non è che un microscopico punto, dipinto nella grandezza fantastica del cosmo.

Ci ha chiesto di fermarci dove cade l’ombra, e di guardare come anche il quel caso la luce è capace di filtrare, perché non c’è tristezza che possa affondare la nostra volontà di rinascita. Ci ha chiesto di tornare a essere pellegrini e profeti, di cantare la gioia infinita della Fede.

Noi non lo abbiamo ascoltato, e abbiamo deciso di rimanere incassati nell’errore, di lasciarci infracidare dalle sozzerie del tempo moderno.

È per questo che Branduardi ha imparato a ricamare, e ora tiene corsi pazienti per la nostra salvezza. E trova orditi delicati, miniature unite di rose e di lupi, perché tutto sia in pace.

branduardi

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