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Gemma, la figlia di Rita

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gemma
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Perché Gemma lo avrebbe voluto nelle mani un martello. E vi avrebbe massacrato la testa. E avrebbe avuto le mani ardenti e vi avrebbe fatti cadere stesi nel vostro stesso fango. Perché Gemma ha voluto essere un pesce sordo, per evitare di sentirvi. Perché lei lo sapeva che ci sarebbe stato un tempo grave per quelle come lei. Che sareste stati un intoppo per la sua sensibilità. E allora ha ben creduto di dovervi ignorare, e di doversi rendere libera dalla vostra ignoranza. Perché Gemma, questo dovete saperlo, si è andata ad accoppiare con la Luna. E vi ha lasciati a giudicare, nella terra imputridita dalle vostre malelingue.

Gemma era la figlia di Rita. E anche lei aveva una voce che si staccava, e mandava un bagliore nei vostri cuori tristi, e vi toglieva dagli occhi le nebbie della noia. Perché lei con un tono altissimo e fortissimo, vi scendeva dall’anima. Ma eravate già suoi nemici e non ve ne siete accorti; le avete arso la gola, e le mani e gli occhi, l’avete resa debole con la vostra voce feroce. E l’avete accusata di essere una cagna da sparare, un’allodola da strozzare: perché lei stava rendendo corrotto ogni vostro accordo sociale, ogni vostra quieta disonestà.

Gemma era la figlia di Rita e vi ha messo un cardo duro nelle mani, la sua croce. E voi siete rimasti fischiatori della più povera allegria. Ancora incapaci di capire, riempite le vostre stanze con i fiori delle tende, con l’assoluta finzione nella coscienza. E per difesa, per credervi qualcosa qualcuno, urlate, minacciate, spaventate.

E Rita rimane in ginocchio, allarmata. E per il timore tiene gli occhi bassi.

Credeva di poter essere ancora la mamma di Gemma, di potervi spiegare che la sua figlia virtuale è morta suicida perché omosessuale e non compresa. Credeva che qualcuno di voi la ricordasse, quella ragazza benedetta, che tutti voi avete reso martire. Credeva aveste finito l’olio da dare alle streghe, e vi foste migliorati.

Rita ha scritto di Gemma oltre trenta anni fa.  Da allora è stata al suo capezzale, nell’attesa che il mondo cambiasse, che non vi fossero più aggressioni, che non vi fossero più discriminazioni.

Adesso avete messo dell’acqua vischiosa ai suoi piedi, per farla scivolare più facilmente e renderla buffa. E la guardate come se la sua voce la sua musica i suoi testi non servissero; la guardate come non avesse storia e fosse appena nata; la guardate come fosse consumata, capace di emettere solo un lamento e non un timbro vigoroso e straordinario. La guardate e vi inzuppate il pane nel coro ingiurioso.

Rita, dovete saperlo, è una montagna di fiori capace di coprire tutta Sanremo e anche la vostra stoltezza.

gemma

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