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Guccini in un viaggio senza ritorno

A Guccini oggi gli sarà accorciata la vista. Non avrebbe permesso a tutte queste carote con il ciuffo di cantarlo. Non sono riusciti a lasciare intatto neanche quel suono poderoso che aveva il tono vocale del Maestro.

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Quando andarono a cercarlo avevano sperato di non trovarlo come colui che prega di non fargli troppo male. Per entrare nella sua casa dissero parole confuse, che ascoltate da vicino sembrava potessero stare in piedi.

Guccini sapeva che già da tempo c’era un traffico intorno alla sua desistenza, per alcuni un anticipo al funerale. Nella sua casa li guardava come alberi storti, e pensava a quanto fosse perfetta la sua nave che filava verso i suoi ormai pochi bisbigli.

Avrebbe dovuto aprire i suoi cassetti per quelle voci da lepre, che neanche un senso avevano nel significato delle sue canzoni, avrebbe dovuto lasciarsi all’incompiuto.

Guccini era una grande macchia a Pavana, e aveva gli occhi chiusi che non si capiva se fosse per la noia o per il vino. Comunque, non aveva più la voglia di svegliare nessuno. E allora gli si sono attaccati al collo, per sfruttarlo e riprendersi le maglie perdute. E hanno creduto di poter diventare i precettori della sua filosofia.

Ma sono stati solo peccati da balera, giocattoli rotti che suonano impediti. Perché non sono orrendi soltanto i canti ma anche quelle note compiute alla cieca. Guccini sarà rimasto gelido ascoltando il suo armonioso giardino musicale, ridotto a porri o a ortiche o a malerba.

Non sono riusciti a lasciare intatto neanche quel suono poderoso che aveva il tono vocale del Maestro. Lo hanno reso come un canto pio, piatto, di quelli che avrebbero a breve distribuito le ostie. Lo hanno reso una vergogna da sweet pop quando lui è stato un militare e con la sola chitarra teneva il fuoco aperto.

A Guccini oggi gli sarà accorciata la vista. Non avrebbe permesso a tutte queste carote con il ciuffo di cantarlo. Altrimenti avrebbe detto: Di viaggio: venite avanti è una masturbazione, un cazz* in cul*.

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