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Guccini ha presentato a Milano il progetto “Note di Viaggio”

Presentata a Milano "Note di viaggio, Capitolo 1: venite avanti…", la prima parte della raccolta delle più belle canzoni di Francesco Guccini che ritorna a cantare sui versi di una Poesia

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Presentata a Milano, al Teatro Franco Parenti, Note di viaggio, Capitolo 1: venite avanti la prima parte della raccolta delle più belle e indimenticabili canzoni di Francesco Guccini che ritorna a cantare sui versi di una Poesia.

Natale a Pavana, note morbide e rotonde piene di ricordi di una vita lontana, di affetti andati, di treni partiti. La bellezza di quei Natali non era solo nel ritorno ma era anche nel gusto e nell’esclusività della festa. “I tortellini una volta si mangiavano solo a Natale!”, precisa Guccini.

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Crediti Foto Luisella Pescatori

Tra duecentocinquanta canzoni Mauro Pagani ne ha selezionate una quarantina. “Ho fatto una scelta personale individuando tre o quattro brani da assegnare a ciascun interprete. Per molti di loro Francesco è stato un elemento formativo della cultura musicale, e addirittura della loro adolescenza, quindi alcuni avevano già le idee chiare sulla canzone che avrebbero voluto interpretare. L’unico brano che è stato ‘conteso’ è l’Avvelenata, perché quello che dice Francesco con quel testo, tutti quelli che fanno il nostro mestiere, almeno una volta lo hanno pensato”.

Tanti i nomi che hanno aderito con entusiasmo al progetto, che non ha alcun sapore celebrativo malinconico ma ci proietta nel futuro, con le canzoni del Maestro: Elisa, Ligabue, Carmen Consoli, Giuliano Sangiorgi, Nina Zilli, Brunori Sas, MaliKa Ayane, Francesco Gabbani, Samuele Bersani e Luca Carboni, Margherita Vicario. È lo stesso Mauro Pagani con Manuel Agnelli che reinterpreta L’Avvelenata.

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È stato bellissimo constatare quanto affetto e quanto amore ci sia nei confronti di Francesco, e quanta riconoscenza per l’importanza che ha avuto”, continua Mauro Pagani “per la crescita di tutti noi!”.

Tu dici bene: ho fatto duecentocinquanta canzoni (sono tante…) ma delle volte sembra che io ne abbia scritto soltanto tre L’avvelenata, Dio è morto, e La Locomotiva e basta. Invece ne ho fatte tante altre e molto più belle. Sono sorpreso che in questa selezione ci sia Tango per due, perché non è una canzone facile“.

La vita è solo una cosa rimasta indietro: non c’è più ma c’era”.

È dispiaciuto invece che non ci sia Van Loon, “canzone che ho dedicato a mio padre, perito elettromeccanico, che avrebbe voluto fare studi umanistici. È una canzone lunga, forse troppo, abbastanza, ma le canzoni brevi tra le mie sono pochissime. Sono tutte lunghe perché il materiale da raccontare e da dire urgeva. Mi dispiace che non ci sia perché non sono stato più capace di cantarla dopo la morte di mio padre. Mi veniva sempre il nodo alla gola. È stata ignorata, peccato”.

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Pagani spiega che il lavoro di arrangiamento è stato molto interessante, ogni brano è stato studiato per essere reinterpretato come fosse un nuovo abito, una seconda pelle da indossare.

Il primo titolo, dopo l’inedito, è Auschwitz: “…tante persone, ma un solo grande silenzio” è cristallina e leggera la voce di Elisa, pacata nella ragione e nella verità quella di Guccini, che esprimere il suo il suo sdegno sulla vicenda di Liliana Segre:

«È una vergogna che Liliana Segre debba viaggiare con la scorta, probabilmente verrò insultato sui social però ho la fortuna di non frequentarli…».

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Luisella Pescatori
Nella vita uno deve prendere presto coscienza di sé e sapere cosa perseguire, oltre ogni ragionevole ostacolo. A sei anni mi sono innamorata di Massimo Ranieri e senza sosta il mio giradischi arancione inghiottiva "Erba di casa mia", l'unica erba peraltro che io abbia mai assunto, anche negli anni a venire, ma che mi ha creato, parimenti, dipendenza. Da qui il mio sogno: un palcoscenico, un pubblico gli applausi e una grande passione per le operette che seguivo in televisione. Per gli esami di seconda elementare, ho imparato a memoria circa trenta poesie, da declamare alla commissione esterna: ammessa a pieni voti al triennio successivo. ​ I numeri non sono mai appartenuti alle mie determinazioni, ai miei interessi: non ho mai avuto un buon rapporto con loro se non attraverso le mia dita, fedeli complici nei compitini e davanti alla lavagna. Una colossale tonta numerica. Quando al posto dei numeri c'erano le lettere le cose andavamo bene, ero vincente. Nei temi in classe avevo sempre voti alti, ricordo un dieci per aver usato "parole difficili". La professoressa di matematica delle superiori apostrofava me e qualche compagna così: "Signorina lei è una capra", mi trovavo in una dimensione spazio temporale che non mi apparteneva: dov'ero finita? Per uno scherzo del destino: a ragioneria; davvero risuonava estranea alle mie inclinazioni, la materia, ma così era stato deciso. Le ore di tecnica bancaria erano le mie preferite: le parole avevano suoni duri e meccanici, e io mi divertivo a farle risuonare morbide fantasticando su anagrammi improbabili o ripetendole nella mente secondo il verso contrario. Concentravo la vista sullo squarcio di natura che la finestra concedeva, vedevo le lettere animarsi e come soldatini seguire un nuovo ordine. Avevo bisogno di isolarmi da quella materia priva di umanità e di emozioni. Fatto un bilancio: mi interessava altro. Menomale che a salvare la media arrivavano, puntuali, le eccellenze dal professore di italiano che intonava il controcanto, alle colleghe, invocando la salvezza per la "Creatura del Bene". Gli sono riconoscente: ha sostenuto e compreso il mio amore per l'Arte scrittoria. Indirizzo universitario Scienze Letterarie. Ma ancora una volta il destino orienta le scelte. Per me si apre il mondo del lavoro: segretaria contabile. Basta, era chiaro: dovevo fare qualcosa per salvarmi dai numeri. Mi avvicinai all'Arte recitativa. E venne il Teatro. E poi la scrittura.

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