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Anteprima milanese de “Il Re Leone” della Disney

L’anteprima milanese de Il Re Leone 2019 è stata una festa. Coloratissima, riuscitissima. Regina della serata Cheryl Porter

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L’animalier, si sa, bisogna saperlo portare! Ieri sera, per l’anteprima del nuovo film della Disney “Il Re Leone”, nel cortile dell’Anteo Palazzo del Cinema a Milano, hanno sfilato tutti i maculati della savana, dai più azzeccati outfit di Csaba dalla Zorza (coordinato con quella di sua figlia Ludovica), alla bellezza a tema ma essenziale di Elenoire Casalegno ad altri che potremmo definire “scimmiottamenti” di stile o tentativi di allineamento.

L’anteprima milanese de Il Re Leone 2019 è stata una festa. Coloratissima, riuscitissima. Regina della serata Cheryl Porter, la sua voce superba e cristallina ha acceso a una a una le stelle all’imbrunire.

Prima di salire sul palco allestito a tema lei, generosa leonessa, ha fatto risuonare la sua voce nuda in ogni angolo del cortile e di “questa vita che gira insieme a noi e non si ferma mai”. Lei “ci prova”, dice scherzando con i giornalisti ma le note, per davvero, si posavano con una magia rinnovata su una storia che si ripete identica ma non ha mai una scadenza. Il suo personaggio preferito è Simba (con la a che accende un ruggito) perché è una metafora del sogno da inseguire: con un destino già scritto e la responsabilità di un branco, solo il coraggio lo incoronerà Re. Ai giornalisti ha raccontato della sua passione per il canto nata contro tutto e tutti, soprattutto contro le paure, ma quando c’è talento la determinazione, il sacrificio e il coraggio pagano.

Mentre gli altri cercano ciò che possono prendere, un vero Re cerca ciò che può dare”, immutato l’insegnamento di Mufasa per il suo cucciolo Simba. La colonna sonora è un accostamento di memoria e novità. Gli insostituibili brani originali composti per il primo Re Leone da Hans Zimmer sono affiancati da nuove canzoni. Immutati la storia, i personaggi ma il coinvolgimento emozionale è diverso, qui si amplifica.

Ognuno ha il suo posto nel cerchio della vita e il nostro, nello spettacolo de Il Re Leone, è quello di spettatori: dunque preparate i fazzoletti, perché c’è verità cruda senza alibi. Non pretende di essere un film: è un film, non un live action ma un photoreal.

A differenza dei precedenti remake della Disney (Il Libro della Jungla ad esempio) con la partecipazione di attori utilizzo di effetti speciali e grafica computerizzata, Il Re Leone è realizzato solo con computer grafica e sono inseriti alcuni fotogrammi reali.

Nelle prime inquadrature la fotografia è reale e vivida, come fosse un documentario.

Strazianti le parti drammatiche, spassose le scene comiche. Le risate sono sonore, rimbombano nell’acustica ma è dentro di noi che esplodono per esorcizzare quel pianto atavico che ci blocca… la paura, l’abbandono. Le ingiustizie.

Le risate arrivano puntuali come un senso di riscatto.

re leone

Le voci italiane sono quella di Marco Mengoni per Simba, Elisa per Nala, Luca Ward per Mufasa, Simone Mori, Simone D’Andrea e Michele Gammino rispettivamente per Pumbaa, Scar e Rafiki.

La pellicola sarà distribuita da Disney Italia, a partire dal 21 agosto.

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Luisella Pescatori
Nella vita uno deve prendere presto coscienza di sé e sapere cosa perseguire, oltre ogni ragionevole ostacolo. A sei anni mi sono innamorata di Massimo Ranieri e senza sosta il mio giradischi arancione inghiottiva "Erba di casa mia", l'unica erba peraltro che io abbia mai assunto, anche negli anni a venire, ma che mi ha creato, parimenti, dipendenza. Da qui il mio sogno: un palcoscenico, un pubblico gli applausi e una grande passione per le operette che seguivo in televisione. Per gli esami di seconda elementare, ho imparato a memoria circa trenta poesie, da declamare alla commissione esterna: ammessa a pieni voti al triennio successivo. ​ I numeri non sono mai appartenuti alle mie determinazioni, ai miei interessi: non ho mai avuto un buon rapporto con loro se non attraverso le mia dita, fedeli complici nei compitini e davanti alla lavagna. Una colossale tonta numerica. Quando al posto dei numeri c'erano le lettere le cose andavamo bene, ero vincente. Nei temi in classe avevo sempre voti alti, ricordo un dieci per aver usato "parole difficili". La professoressa di matematica delle superiori apostrofava me e qualche compagna così: "Signorina lei è una capra", mi trovavo in una dimensione spazio temporale che non mi apparteneva: dov'ero finita? Per uno scherzo del destino: a ragioneria; davvero risuonava estranea alle mie inclinazioni, la materia, ma così era stato deciso. Le ore di tecnica bancaria erano le mie preferite: le parole avevano suoni duri e meccanici, e io mi divertivo a farle risuonare morbide fantasticando su anagrammi improbabili o ripetendole nella mente secondo il verso contrario. Concentravo la vista sullo squarcio di natura che la finestra concedeva, vedevo le lettere animarsi e come soldatini seguire un nuovo ordine. Avevo bisogno di isolarmi da quella materia priva di umanità e di emozioni. Fatto un bilancio: mi interessava altro. Menomale che a salvare la media arrivavano, puntuali, le eccellenze dal professore di italiano che intonava il controcanto, alle colleghe, invocando la salvezza per la "Creatura del Bene". Gli sono riconoscente: ha sostenuto e compreso il mio amore per l'Arte scrittoria. Indirizzo universitario Scienze Letterarie. Ma ancora una volta il destino orienta le scelte. Per me si apre il mondo del lavoro: segretaria contabile. Basta, era chiaro: dovevo fare qualcosa per salvarmi dai numeri. Mi avvicinai all'Arte recitativa. E venne il Teatro. E poi la scrittura.

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