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Prima tappa del tour Emozioni di Gianmarco Carroccia e Mogol – RECENSIONE

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La location di questo concerto e’ a dir poco suggestiva. Il Teatro Romano di Ostia Antica è la prima tappa del tour “Emozioni” di Gianmarco Carroccia e Mogol. Un viaggio attraverso le canzoni dell’indimenticabile Lucio Battisti, accompagnato da un’orchestra di ben sedici elementi.

Comincia proprio da qui la serata, dalla canzone che da il nome all’evento. Gianmarco fa l’ingresso direttamente in platea, in mezzo al pubblico con il quale vuol da subito stabilire un contatto diretto. Interpretazione  impeccabile, alla fine della quale Mogol viene accolto sul palcoscenico e applaudito con una standing ovation di tutto il teatro. Presenta Simone Di Biasio che farà da spalla a  Mogol nella narrazione della storia di ogni canzone e delle vicende che le hanno ispirate.

Comincia Mogol complimentandosi per l’esecuzione del brano “Emozioni” sia con l’orchestra che con Gianmarco. Ed è subito quest’ultimo a raccontare della nascita del progetto avvenuta circa 10 anni fa e che ha l’intento di riportare inalterati i pezzi di Battisti cosi come furono scritti nell’arrangiamento e nella voce. Suonava la chitarra sin da ragazzino Gianmarco, e  ascoltava i pezzi di Battisti dal mangianastri della macchina di suo papà, maturando cosi  l’amore per Lucio  e le sue canzoni.

E’ di nuovo il turno di Mogol, che prima di dare il via definitivo al concerto, rivela di come nacque il sodalizio con Battisti, che all’epoca gli fu presentato da un’amica in comune. Mogol chiese a Lucio di suonare un paio di pezzi per vedere cosa sapeva fare. Lui, chitarra alla mano, canto’ un paio di canzoni che aveva scritto.

Ma alla fine Mogol in tutta franchezza gli disse che quelle canzoni non erano affatto belle. E Battisti con spontaneità e semplicità gli disse che aveva ragione. Mogol fu colpito dall’umiltà di questo ragazzo tutto capelli e sorriso, che invece di difendere il proprio lavoro, ammise sinceramente che non era buono. Fu cosi, che gli disse di tornare il giorno dopo per vedere se potevano scrivere qualcosa insieme.

“Lo feci per “medicare” la delusione di lui, non perché avevo capito che fosse un talento” specifica Mogol. Non poteva certo immaginare il successo che sarebbe arrivato con Balla Linda” che è il quarto brano che Gianmarco esegue, dopo “Per una lira” e “29 Settembre”. A seguire “Io vivro’ senza te” e “Un’avventura” sulle quali il pubblico si scatena cantando a squarcia gola.

Altro obiettivo di questo ambizioso progetto, è quello di far conoscere le canzoni belle, quelle che non sono diventate famose ma che non sono da meno di quelle che hanno avuto successo. E infatti l’ottava canzone in scaletta e’ un pezzo scritto da Gianni Bella.

Spiega Mogol che il suo amico non  ha potuto cantare questo brano  a motivo dell’ictus che lo colpì nel 2010. “Il Patto” cosi si chiama la canzone di Gianni Bella, che questo pubblico ascolta in anteprima e in cui il cantautore immagina una conversazione con Dio.

“Domani chiamerò Gianni e gli dirò che avete apprezzato la sua canzone” dice Mogol dopo lo scrosciante applauso della platea. Seguono “Acqua azzurra” , “Dieci ragazze” e la difficilissima “Fiori rosa, Fiori di pesco” che Gianmarco esegue senza alcuna difficoltà e sbavatura, fino a “Mi ritorni in mente”. 

Ed e’ il momento di un altro pezzo “fuori repertorio”. Siamo infatti i primi ad ascoltare un inno scritto da Mogol insieme ad Ennio Morricone per le olimpiadi di Milano. Al pubblico e’ proposta la divertente sfida di cantarlo, e dopo  un solo giro di prova insieme a Gianmarco e all’orchestra, grazie all’ausilio del testo stampato e distribuito dall’ organizzazione, il pubblico lo esegue come se lo conoscesse da sempre, insieme ad un Mogol a dir poco entusiasta per la riuscita dell’esperimento.

Si riprende il repertorio con “Anche per te” , “I giardini di marzo” a cui segue la standing ovation del pubblico e “Anima latina” uno dei pezzi maggiormente apprezzati dalla critica e che rappresenta una sorta di cambio di registro nella musica di Battisti. Concepita dopo un lungo viaggio in America Latina, questa canzone  porta in se la vita e le sonorità del Brasile.

Si torna al “fuori repertorio” con “Soufflé con le banane” scritta insieme a Riccardo Cocciante, che narra la storia di un bambino nato in un bordello e di sua madre che ne e’ la padrona. Seguono “ Il mio canto libero” “Respirando”  “Vento nel vento” e “La canzone del sole”.

A questo punto Mogol lascia il palco, e la serata termina con  “Fragrante” “Una donna per amico” “Il tempo di morire“Io vorrei non vorrei ma se vuoi”.

Il concerto è stato una sorta di macchina del tempo. Davvero un viaggio bellissimo attraverso le storie che hanno dato vita a capolavori della musica italiana divenuti immortali. Mogol ha animato le canzoni con i suoi racconti entusiastici e genuini. Ricordi vividi di fatti, che a sentir lui sembrano successi ieri. Insieme a Gianmarco e alla sua voce sorprendentemente simile a quella di Lucio, abbiamo ripercorso tappe importanti della storia della musica italiana.

Gianmarco è un artista di altri tempi. Sta sulla scena con sobrietà e discrezione, al servizio della musica quale unica e vera protagonista. Questo progetto non poteva realizzarlo chiunque, e credo che Mogol abbia trovato in lui il degno rappresentante di un lavoro lungo una vita.

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