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LA DROGA PEGGIORE È L’IGNORANZA

L'inutile dibattito nato dall'inutile annuncio sulla possibilità di chiudere le tabaccherie che vendono l’erba legale, che droga non è

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Negli stessi giorni in cui Matteo Salvini dichiarava la chiusura delle tabaccherie che vendono l’erba legale, che droga non è, dato che è priva della componente thc della vera marijuana, non sapendo nemmeno che la cannabis è venduta nelle farmacie e viene  prescritta dai medici sia in Europa che negli Stati Uniti, ho ascoltato una sera un dibattito sul tema, in uno dei tanti talk show televisivi preserali.

Tra gli ospiti c’erano alcuni benpensanti che parlavano di cannabis senza nemmeno conoscerne le origini e fortunatamente c’era Andrea Scanzi che a un certo punto ha candidamente dichiarato:

“Se non ci fosse stata la droga non avremmo potuto ascoltare composizioni di Jimi Hendrix o i testi scritti da Jim Morrison”.

Dichiarazione assolutamente non sconfessabile. Ovviamente ha suscitato l’ira dei benpensanti in studio, a cui era sfuggita una semplicissima verità, cioè che una pianta non si può criminalizzare, che sia canapa o papavero, così come un fungo messicano o qualsiasi elemento naturale che nasce spontaneamente.

Mi è venuta in mente una frase di Giorgio Gaber che divenne poi uno slogan della rivista Re Nudo:

“La marijuana non fa niente, speriamo non si annoi”.

La marijuna nelle tabaccherie in effetti non fa niente, magari è dannosa solo alle tasche dato che viene venduta a un prezzo non ragionevole.

Il talk show mi ha spinto a rileggere alcuni capitoli di un libro che stavo scrivendo tempo fa a proposito dell’arte drogata, o meglio di tutti quegli artisti, non solo musicisti, che hanno creato opere e musiche in stato di alterazione procurato da droghe o da alcol.

Gli esempi sono innumerevoli anche nella letteratura, da Charles Baudelaire a William Burroughs, passando per un certo Sigmund Freud che scrisse persino un saggio sulla cocaina raccontando le sue esperienze.

Mi sono riletto anche un capitolo sulla psichedelia, un movimento culturale che ha coinvolto intere generazioni in tutto il mondo, che guarda caso nacque in un laboratorio chimico della Sandoz, società svizzera nel campo farmaceutico dove operava un certo Albert Hoffman, il creatore dell’acido lisergico.

Lo stesso Hoffman lo scoprì per caso e lo assunse per sbaglio, inconsapevole di passare una notte in preda alle visioni di ogni tipo, da cui apprese più cose a proposito di percezioni sensoriali e di antropologia, rispetto alle decine di saggi e volumi letti nei suoi innumerevoli studi e ricerche.

Scrisse così “LSD il mio bambino difficile”, best sellers che ancora oggi è distribuito nelle librerie. Morì all’età di 102 anni.

Poi ho riletto un mio capitolo tratto dal libro “Woodstock” di Michael Lang che lo organizzò cinquanta anni fa. Nel libro si racconta che quel Festival, il più importante raduno musicale della storia, fu il più grande discount di droga di sempre.

Circa mezzo milione di giovani si drogarono per tre giorni consecutivi, eppure i decessi furono solo due, uno solo dovuto a un’overdose da droga pesante, l’altro per un banale incidente di cui fu vittima un giovane hippie. Mentre dormiva in un sacco a pelo fu travolto da un trattore. A Woodstock ci fu anche la nascita di una bambina.

Ebbene in quel festival la droga circolava tranquillamente. Quasi tutti gli artisti suonarono strafatti sul palco, da Carlos Santana e la sua band, fatti di mescalina, a Crosby Still & Nash fatti di erba colombiana.

Nel back stage circolava di tutto: acidi, cocaina per la crew, erba a volontà. Qualcuno gettò dal palco, persino dei “francobolli californiani” di LSD. Eppure in quei tre giorni il tasso di mortalità fu di gran lunga inferiore rispetto a qualsiasi notte in qualsiasi città del mondo. C’è da rifletterci sopra.

Ma non è questo il punto.

La questione è che la droga, o qualsiasi sostanza che provoca un’alterazione psico-fisica, non va analizzata esclusivamente sotto il profilo morale. Soprattutto se c’è di mezzo l’arte, la musica o la creatività in genere, altrimenti dovremmo smettere di ascoltare il jazz di Chet Baker, la voce di Billie Holiday, le canzoni di Vasco Rossi o “Il cantico dei drogati” di Fabrizio De Andrè o i dischi dei Beatles, dei Rolling Stones, dei Beach Boys, dei Pink Floyd, di Bob Marley, di Eric Clapton, di James Brown, di Ray Charles e altre migliaia di artisti che di queste sostanze criminalizzate, ne hanno fatto largo uso.

Questi benpensanti oscurantisti da talk show non sanno nemmeno che nella storia dell’umanità, certe sostanze venivano utilizzate persino nelle cerimonie sacre, non solo pagane.

Bisognerebbe ricordare loro che foglie di cannabis sativa sono state ritrovate persino nel relitto della nave punica di Marsala, custodito nel Museo archeologico Baglio Anselmi di Marsala. Le foglie venivano utilizzatate per alleviare le fatiche dei marinai.
Foglie di cannabis sono state trovate anche in alcune anfore dei fenici.

Invece nei noti “calumet della pace” dei nativi nordamericani c’erano erbe, radici o funghi in grado di elevare il loro spirito nelle sacre cerimonie.

Alle soglie del 2020 c’è ancora qualcuno che va in televisione e non sa che dalla fine dell’Ottocento in poi, in alcune zone del nord Italia, molte mamme contadine preparavano infusi di papaverina (alcaloide contenuto nell’oppio) per i loro bambini prima di andare a letto. Altro che tisane.

Quei bambini non si sono mai gettati dalla finestra in preda al panico ma hanno dormito alla grande, sono cresciuti come tutti gli altri, e sono divenuti anch’essi mamme, papà, nonni.

Questi signori la cui ignoranza rasenta il ridicolo, vorrebbero chiudere certe tabaccherie, eliminando quasi diecimila posti di lavoro, dimenticandosi che nei bagni di Montecitorio si trovano regolarmente tracce di cocaina nelle toilettes.

Questi signori sono drogati di ignoranza, che è la droga più micidiale di sempre.

Detto questo sono contrario all’uso indiscriminato di droghe e alle dipendenze di ogni tipo, esattamente come sono contrario ai proibizionismi dei falsi moralisti che vorrebbero incriminare persino certe piante e fiori.

Così credo che riprenderò a scrivere il mio libro.

Nel frattempo mi ascolto un disco di Charlie Parker e in treno, mi rileggo “A scuola dallo stregone” di Carlos Castaneda.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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