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Gigi D’Alessio, The Voice e i cattivi consigli: “Per cantare ci vuole 100 lire di voce e 1000 lire di cuore”

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E’ ricominciato The Voice of Italy 2019 su Rai 2 (leggi nostro articolo) con la conduzione di Simona Ventura e 4 nuovi (in parte discutibili) giudici impegnati nella scoperta di nuovi talenti: Morgan, Gue Pequegno, Elettra Lamborghini, Gigi D’Alessio.

Alle Blind spicca tra gli altri, il caso del concorrente che suona ai funerali. Scende il terrore sui giudici e sul pubblico, da prima esitante, ma che ha poi applaudito Alberto Nemo. Non serve a convincere i giudici, e nessuno di loro schiaccia il pulsante, eliminandolo cosi dalla gara.

La serata in generale mi ha divertita ed incuriosita. Anche la rosa dei giudici è ben assortita. Elettra Lamborghini, tanto criticata ( a giusta ragione) nelle vesti di vocal coach, impersona il gusto (o la maggior parte del “NON -Gusto”) del pubblico. Mentre i “dotti” della situazione sono Gigi D’Alessio e Morgan, Gue Pequegno si impegna a reclutare artisti che possano rientrale nella classe rap.

Ho apprezzato il fatto che molti cantanti suonassero uno strumento, alcuni addirittura sono poli-strumentisti, altri sono compositori. D’Alessio si è aggiudicato, con palesi manifestazioni di gioia, la concorrente Eliza G, una cantante che all’estero ha calcato palcoscenici importanti per anni, ma che adesso vorrebbe realizzare qualcosa in Italia.

In tutto ciò non poteva mancare una nota stonata. Il D’Alessio che con espressione grave e autorevole dice che:

“per cantare ci vuole 100 lire di voce e 1000 lire di cuore”.

Ora, sono d’avvero convinta che non volesse dire che non è necessario studiare. Dopo tutto lui stesso si è diplomato in pianoforte dopo aver compiuto ben 10 anni di studio al conservatorio.

Al di là di questo, le parole vanno pesate, soprattutto se a dirle è un personaggio del suo calibro e con un seguito di giovani non indifferente.

La generazione di oggi è gia’ abbastanza ammorbata dall’insana convinzione che il successo si possa raggiungere a basso costo.

E’ vero che il cuore è una componente importante, e che non è necessario far sfoggio di virtuosismi vocali per arrivare al pubblico. Ma è anche vero che il cuore ha bisogno di contenuti. E i contenuti scarseggiano, soprattutto se sei stato cresciuto a Kinder bueno e Kinder fetta a latte.

Nino Manfredi e Alberto Sordi, per esempio, cantavano oltre a recitare. Non li ricordiamo per chissà quali acrobazie con la voce, ma per quello che raccontavano nelle loro canzoni e per come lo raccontavano cantando.

Anche tra i cantautori abbiamo voci discrete come quella di Fabrizio De Andrè o di  Franco Battiato, ma che hanno scritto e cantato brani che rimarranno immortali e insieme alle loro voci verranno ricordati per molto tempo ancora.

Questi personaggi di grande levatura avevano un’esperienza di vita di un certo tipo e da essa attingevano per esprimersi.

Esiste un vero e proprio studio sull’interpretazione di un brano, che va fatto per “metterci il cuore”, soprattutto quando il brano è una cover e devi quindi cantare le parole di un altro.

Bisogna  analizzare il testo, capire perché l’autore l’ha scritto, di cosa e di chi parla, se di stesso o di un’altra persona. E poi bisogna cercare di associare al pezzo la propria storia o se non la si è vissuta direttamente, si può anche pensare a quella di qualcun altro che conosciamo.

Insomma si deve letteralmente  prelevare un pezzo di vita vissuta e cantarlo. Ma alcuni giovani ahime’ sanno prelevare al massimo dalla carta di credito dei loro genitori.

Di gente che vuol cantare in giro ce n’è tanta. Bisogna giocarsi le opportunità distinguendosi, cercando di elevare se stessi prima come persone e poi come professionisti attraverso lo studio. Che non significa cercare di essere meglio degli altri. Significa dare dignità a ciò che si fa mettendoci impegno, tempo ed energie.

In attesa di avere la vostra occasione lavorate sodo per farvi trovare pronti.

Fate la gavetta e andate a cantare dal vivo nei locali, invece che chiudervi tra una stanzetta ed uno studio di registrazione dove rifanno la voce più bella…

Perchè di tante belle parole cantante con “il cuore”, restera’ il fatto che  quel pulsante non lo schiacceranno, D’Alessio per primo, se fate una nota stonata, se spoggiate i suoni a sproposito o se volete camuffare la voce dietro timbriche finte ed artefatte.

Il palcoscenico non è per tutti e non lo si può improvvisare. Non c’è spazio per “non ho avuto tempo per studiare” o “non ce l’ho fatta a fare questo compito”.
Questo non riguarda solo la musica, ma la vita in se, che non fa sconti a nessuno.

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