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Francesco Di Giacomo è la parte mancante

Esce oggi l'album di inediti "La parte mancante"di Francesco Di Giacomo. Il disco esce nel giorno del 5to anniversario dalla scomparsa dell'artista

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Di Giacomo
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“Aprite la finestra e pensate alla simbiosi del paradiso con la terra; a Gesù Cristo e Satana, entrambi invitanti, che vi danno arsura spumeggianti come una birra. Non cercate un nome specifico, perché la carne è di nessuno. E allora mettete le bacinelle d’acqua davanti alla porta, fateci entrare tutto il cielo; in una bolla d’aria mettete un singhiozzo e una preghiera, vedrete volare via la sventura: troverete la mia mano e nelle orecchie la mia causa sonora.

Io vi afferro e vi lascio, perché non voglio farmi rintracciare. Arrivo a cinquemila all’ora, senza nessuna disciplina, e poi volo di nuovo via senza aspettare che la terra mi bruci.

La vita è una pura farsa, un avvenimento con il culo scoperto. È per questo che tutto rimane uguale: il dolore nel mondo è l’unico alfabeto; la miseria il chiodo che vi hanno conficcato nell’ingranaggio, che alla fine pensate sia davvero questa la storia dell’umanità. L’aria vi fa male, vi hanno sovrapposto la morte.

Io vorrei potervi tenere imprigionati nella mia cintura, essere lo stelo, il cuore liquido gassoso fatale. Vorrei farvi aggrappare alla luce che sorge dalle stelle, come foste tutti gigli sacri, e belli.

Ma non avete cambiato nulla, e questo mi rende perplesso. Quella che vivete è la mortalità, l’unica eloquenza del demonio. Solo l’anima è forte.

Sarei stato la parte mancante e vi avrei insegnato l’impossibile, avrei dato un tocco alla vostra gioia. Ma non ci sono tra voi: la mia pelle le mie vene le mie costole sono bianche; dicono come gli angeli o i bambini. Non ci sono tra voi, sono innocente. E ancora fragile.

Non avete cambiato nulla, e io sparpaglio delle campane per assordarvi”.

Ho immaginato che Francesco ci parlasse. L’ho immaginato ascoltando “La parte mancate”. Un disco postumo in genere è un ricordo, a volte un semplice tentativo di riesumare gli esseri perduti. Qui viene alimentata la sua rabbia, la sua rivolta. Con Francesco ci ho parlato a lungo, molte volte. Era sempre dilaniato dall’indolenza degli uomini. Era sempre pronto a offrirsi. Con Francesco parlavamo di poesia.

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