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Le quote per la musica italiana in radio: una proposta giurassica visti i tempi

Ho letto della proposta della lega di imporre alle radio, pubbliche e private, una quota di brani italiani, 1 su tre. Di questo se ne parla da tanto

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di Mela Giannini 

Ho letto della proposta della lega di imporre alle radio, pubbliche e private, una quota di brani italiani … 1 su tre.

Di questo se ne parla da tanto, da decenni, prima che arrivasse l’ondata della musica liquida, e soprattutto prima delle piattaforme streaming, delle playlist. Insomma se ne parla da quando le radio contavano qualcosa a livello promozionale. Ora è troppo tardi, è anacronistico, perchè le radio non influenzano più gli ascoltatori o chi compra musica… ammesso che i dischi vengano ancora comprati (cosa poco verosimile, o quasi).

La gente non ascolta più la radio esclusivamente per la musica (il fruitore musicale ormai ascolta la musica on-line, in streaming), ma per i programmi radiofonici in cui degli speaker parlano e fanno intrattenimento, mentre passa in sottofondo della musica (a parte qualche rara eccezione).

Ma anche volendo dare alle radio ancora quella valenza che di fatto non hanno, la proposta della lega è FARLOCCA e meramente propagandista, come tutte le proposte di legge che stanno facendo con questo governo (quelle delle radio, infatti, arriva a cavallo dell’onda del dopo Festival e delle varie polemiche che tanto hanno animato gli animi degli italiani).

Prendiamo ad esempio quello che fanno altri paesi europei, soprattutto la Francia, dove una quota musicale di brani francesi esiste da tempo nella programmazione delle radio: in Francia, oltre alla quota di brani francesi, c’è un considerevole investimento sulla cultura e la musica che qui, in Italia, non c’è… e non c’è nemmeno nella proposta di legge in oggetto, che rimane solo una imposizione senza nessuna idea sul come supportare la musica, i musicisti, gli artisti e l’indotto tutto italiano.

Anzi, se la vogliamo dire tutta, qui in Italia siamo lontani anni luce dal considerare la “musica” una forma d’arte culturale. E se vogliamo infierire oltremodo, possiamo aggiungere che nel nostro paese la Cultura è bistrattata, è considerata poco importante. Basti pensare che l’attuale governo ha fatto dei tagli alla stessa cultura tra i più drastici, sostanziosi e ingiustificati mai fatti in passato.

Per cui mi chiedo: quanto interessa davvero la cultura e la musica italiana a questa gente? Sicuramente molto meno dei loro cul* attaccati agli scanni parlamentari e ministeriali, altrimenti avrebbero fatto proposte più concrete e intelligenti, lungimiranti e direzionate più al cuore della cultura stessa che alla pancia di quella gente che poi dovrebbe votare a chi la spara più grossa.

Dicono (loro) che con la cultura non si mangia, mentre invece la cultura dà (o darebbe) da mangiare ad una lunga filiera di addetti ai lavori, oltre che ad “alimentare” l’intelletto della gente, che di questi tempi di decadenza culturale sarebbe cosa buona e giusta.

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