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Quote di musica italiana in Radio anche in Italia?

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di Veronica Ventavoli

Quote in radio è da tempo che vengono a gran voce richieste ai legislatori in Italia. Ora la possibilità che questo accada si fa più vicina.

Potrebbe arrivare anche da noi, come in Francia, l’obbligo per le radio di trasmettere una quota di musica italiana; a renderlo possibile, la nuova legge sullo spettacolo.

È quanto ha affermato Dario Franceschini, il ministro di beni culturali e turismo, nel corso di un convegno alla Milano Music Week:

C’è una cosa che la nuova legge consente” – ha spiegato – “Una delle norme più nascoste è immaginare come possiamo prevedere quote di obbligatorietà di trasmissione della musica italiana. È una norma che consente di regolare questo e ci lavoreremo. In Francia ci sono quote per le radio. Noi vedremo“.

Se non proprio una quota obbligatoria, dunque, potrebbe essere introdotto un qualche tipo di premio per coloro che aderiscano all’iniziativa.

Il plauso unanime della nostra industria musicale non scongiura comunque l’eventualità di polemiche e scontri. Qualcosa di simile è infatti accaduto in merito alle quote di film italiani in tv:

Il modello francese andava bene a tutti quando era teorico” – ha ricordato Franceschini – “quando l’abbiamo portato nel nostro ordinamento ha scatenato crisi furibonde, ma stiamo comunque arrivando a compimento”.

Durante l’incontro sul “nuovo codice dello spettacolo e l’industria musicale italiana” – presenti, fra gli altri, il presidente Siae Filippo Sugar, il presidente di Assomusica Vincenzo Spera, il presidente di Nuovoimaie Andrea Miccichè e il director Fpi European Office Lodovico Benvenuti – Franceschini ha ricevuto un disco di platino proprio in virtù della nuova legge sugli spettacoli dal vivo, cui si deve anche l’introduzione dell’IVA agevolata al 10% per i concerti (così come da nostro articolo precedente).

Crediamo fermamente nel valore della creatività” – ha concluso il ministro: “Un patrimonio che ci siamo impegnati e ci impegneremo a difendere e promuovere il più possibile“.

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Veronica Ventavoli
Pistoiese di nascita, prima di laurearmi in Storia medievale all’Università di Siena e poi in Storia contemporanea a La Sapienza di Roma, ho lavorato per oltre dieci anni come cantante solista e in vari gruppi di cover toscani. In tale veste, vincendo quella che al tempo si chiamava Accademia della Canzone di Sanremo, ho avuto l’opportunità di partecipare all’omonimo Festival del 2005 classificandomi al terzo posto nella categoria Giovani. I primi ricordi nitidi che ho mi vedono impegnata a inventare e disegnare cartoni che non si sono mai animati, a imitare nei cortili parenti e personaggi famosi, a consumare i tanti 45 e 33 giri ricevuti in regalo da zii, cugini, vicini di casa: fra le sigle di Fantastico e il prog italiano degli anni Settanta, tra Pupo e i Beatles, anche se priva di fratelli e sorelle non mi sono mai sentita sola! Gli amici mi chiamano “scimmietta” perché sono tuttora curiosissima di conoscere canzoni, libri e film. Sono – da sempre, mi pare – devotamente innamorata di gatti, pastasciutte, David Bowie, Anna Marchesini e “Cipì” di Mario Lodi.

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