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È qui la festa? Concerto dei Tiromancino a Torino del “Fino a qui Tour” – RECENSIONE

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Una festa.

Hai presente quando organizzi una festa e ci tieni a fare bella figura, e sei tra l’emozionato e il “gasatissimo”, felice di avere così tanti “ospiti” che hanno accettato il tuo invito e sono curiosi di vedere cosa ci sarà da gustare?

Ecco, il “FINO A QUI TOUR” di Federico Zampaglione – frontman dei TIROMANCINO – nella tappa torinese al teatro Colosseo, è stata un po’ così, una festa per celebrare una carriera trentennale (omaggiata con l’album “Fino a Qui“) ma soprattutto per dimostrare che è possibile rimanere coerenti con se stessi, aldilà di numeri e di classifiche: la libertà di perseguire scelte musicali di qualità e di avere il pubblico che ti sostiene in ciò che fai è un bellissimo risultato.

In questa nuova dimensione teatrale, i brani dei Tiromancino ritrovano ancora più linfa ed energia con il supporto dell’Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal maestro Giacomo Lopriero: fiati ed archi conferiscono una qualità e una raffinatezza di suoni che vanno ad impreziosire e a rendere più “movimentati” tutti i brani in scaletta.

Federico Zampaglione è felice, dispensa sorrisi a destra e a manca, si diverte come un bambino con le sue chitarre che cambia a seconda del brano che suona, duettando con l’altro chitarrista Antonio Marcucci e il bassista (con un piglio e un look tra Magnum P.I. e Romanzo Criminale) Ciccio Stoia, fino ad arrivare a cimentarsi, nel Bis finale come omaggio alla Giornata della Memoria, in Brothers in Arms dei Dire Straits di Mark Knopfler.

La scenografia, con grandi riflettori sullo sfondo e suggestivi cambi di luce (ma che fine hanno fatto le immagini “promesse” che avrebbero dovuto impreziosire il concerto?) ricorda un grande show televisivo targato RAI anni 60: non stupirebbe veder uscire Mina a duettare con lui o Corrado e Alberto Lupo a presentare i brani in scaletta.

Zampaglione (con un doppiopetto gessato nero, uscito direttamente da un gangstamovie) canta, suona e racconta piccoli aneddoti legati alle sue canzoni.

Il concepimento della sua versione di “Un tempo piccolo“ del maestro Califano avviene a Genova, in piena notte, ascoltando in macchina l’album del “Califfo” e rimanendo folgorato dalla bellezza del testo; la dedica alla madre con “Quasi 40“ (modificata ineluttabilmente in Quasi 50) e l’invito ai presenti di godersi le mamme il più possibile finchè sono in vita; la canzone per l’amata figlia Linda “Immagini che lasciano il segno”  (Fedez e J-Ax qui avrebbero molto da imparare); il racconto dell’esperienza sanremese del 2000 che li vide correre dal ristorante all’Ariston per un secondo posto inaspettato; l’amore per il blues che fece nascere in lui la passione enorme per questo mestiere.

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Il pubblico, anagraficamente trasversale, ha gradito e vocalizzato insieme a lui, con la tipica compostezza del torinese ai concerti.

Mi sembra anche di avere intravisto la nuova compagna di Zampaglione, l’attrice Giglia Marra, con il badge al collo nel corridoio laterale del teatro Colosseo, cantare con trasporto le canzoni dell’amato:

Perché siamo due destini che si uniscono
Stretti in un istante solo
Che segnano un percorso profondissimo
Dentro di loro

Il tour continua e, forse, dati i molteplici sold out, si aggiungeranno anche altre date.
Non perdetevelo!

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