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Elisa e i suoi “Diari Aperti” troppo chiusi al buon passato – RECENSIONE

Elisa esce con il nuovo album "Diari Aperti”, il secondo interamente in italiano della sua produzione dopo “L'anima vola” del 2013

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Anticipato dai singoli “Quelli che restano” con la partecipazione di Francesco De Gregori, “Se piovesse il tuo nome” e “Promettimi”, è stato pubblicato il nuovo album di ElisaDiari Aperti”, il secondo interamente in italiano della sua produzione dopo “L’anima vola” del 2013.

E questo secondo tentativo la dice lunga su come mai fin dall’inizio della sua carriera (a parte, per forza di cose, l’excursus sanremese con “Luce – Tramonti a Nord-Est”, comunque tradotta in italiano per l’occasione con la  collaborazione di Zucchero) abbia sempre preferito cantare in lingua inglese piuttosto che in italiano: nella lingua madre la sua voce suona più infantile, esile, a tratti tremolante, assai meno convincente e accattivante che con i colori e le sfumature timbriche consentite dall’inglese.

Anche musicalmente siamo lontani dalle avvincenti sonorità delle produzioni passate, un’involuzione tanto a livello compositivo, poco originale e dal sapore antico (ma non in senso buono), quanto a livello arrangiamenti, veramente minimali, scarni e privi di personalità.

Nonostante ciò l’album parte bene, illudendo l’ascoltatore con un buon brano (per chi scrive il migliore dell’intera raccolta) “Tutta un’altra storia” (rispetto al resto dell’opera?), parole e musica di Elisa, sorretto da un’incalzante ritmica a metà strada tra il reggae e la tarantella. Anche il testo si incastra perfettamente sulla musica con rime e assonanze ben piazzate, il tutto cantato in modo convincente e con la giusta nonchalance.

Il secondo singolo apripista, “Se piovesse il tuo nome” (Calcutta-Vanni Casagrande-Dario Faini), abbassa subito il livello rispetto al precedente che aveva fatto ben sperare, diventando fastidioso fin dalle prime battute e addirittura insopportabile nel ritornello, sensazioni destinate a riproporsi in quasi tutti i brani successivi.

Si ha l’impressione che Elisa non se lo senta addosso il brano, e il risultato è un’interpretazione poco adulta e cantilenante che non arriva alla sufficienza. Viene da chiedersi come mai abbia voluto (o dovuto?) inciderlo. Dubito che Caterina Caselli avrebbe mai approvato questa scelta.

Tua per sempre” (Davide Petrella) – Semplicemente banale. Sembra un brano di serie B degli anni ’90, un riempitivo che non fa onore ad un’artista del calibro di Elisa.

Anche fragile” (Elisa) – Avrebbe dovuto cederlo alla Pausini… 20 anni fa…

Promettimi” (Elisa) – Idem come sopra. “…conta quel che rimane…”, ma Marco se n’è andato e non ritorna più… Dai Elisa, hai fatto e puoi  fare di meglio.

L’amore per te” (Elisa) – E con questo la tentazione di tagliarsi le vene è sempre più forte. Per fortuna lo spirito di sopravvivenza fa scattare lo skip.

“L’estate è già fuori” (Elisa-Davide Petrella) – Sí, decisamente fuori luogo in un album pubblicato il 26 ottobre, ma anche se fosse stato pubblicato il 26 maggio difficilmente avrebbe riscosso successo nelle serate estive. Troppo leggerino, né carne né pesce.

“Con te mi sento cosí” (Elisa-Andrea Rigonat-Davide Petrella) – Noioso, punto! Ha solo il pregio di essere il brano più breve dell’album (3′ 03”).

“Vivere tutte le vite” (Elisa-Cheope-Federica Abbate) – Finalmente un po’ d’allegria ad alleggerire il tedio generale. Un reggaettino frizzante e gradevole, che si lascia ascoltare fino al finale tronco che ti coglie un po’ di sorpresa.

“Come fosse adesso” (Elisa) – A ulteriore conferma di quanto scritto sopra a proposito di come mai abbia sempre preferito scrivere in inglese piuttosto che in italiano. Il brano musicalmente ha qualcosa d’interessante, soprattutto verso il finale, ma il testo è decisamente stucchevole.

Quelli che restano” (Elisa), con Francesco De Gregori, resta un mistero, perchè non si capisce come un gigante della statura di De Gregori si sia prestato a un gioco di “evocazione forzata” che nessun vantaggio porta alla sua sublime carriera.

Ordini di scuderia (F&P)? Mah…

Tirando le somme, su 11 brani se ne salvano due o tre, che vista l’artista in oggetto è veramente troppo poco. Non so come sarà accolto dai fans, ma a me questa sorta di “pausinizzazione” non è proprio piaciuta.

Un accorato appello: “Elisa, torna a casa, o meglio, torna a Caselli
e ai tempi che furono”.

elisa

TRACKLIST  “Diari Aperti” – Elisa

Tutta un’altra storia; 
Se piovesse il tuo nome; 
Tua per sempre; 
Anche fragile; 
Promettimi; 
L’amore per te; 
L’estate è già fuori; 
Conte mi sento così; 
Vivere tutte le vite; 
Come fosse adesso; 
Quelli che restano feat. Francesco De Gregori.

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Claudio Ramponi
Claudio Ramponi Cremona 08-08-1956 Comincia a studiare musica all'età di 8 anni presso la Banda Musicale Cittadina di Romagnano Sesia. Nel 1971 forma il gruppo Pick-up con Franco Serafini e Claudio Allifranchini. Nel 1973 sempre con i Pick-up collabora con l'Orchestra di Luciano Fineschi ed inizia a studiare basso e chitarra classica col M° Antonio Mastino. Nel 1974 con i Museum inizia professione di musicista suonando nei principali dancing del Nord Italia. Nel 1975 passa con i Fango (che cambieranno poi il nome in Fantastic Big Orchestra e quindi Fragola & Panna) restandoci fino agli inizi del 1978, dovendo interrompere causa servizio militare, prestato nella Fanfara della Brigata Alpina Taurinense in cui suona il trombone a coulisse. Nel 1979 entra a far parte dei Panda appena prima della scissione del gruppo e con i fuoriusciti membri forma il gruppo Everest con cui registra per la PolyGram Italiana il singolo "Hey città / Park Hotel". Nel 1982 scrive gran parte dei testi per l'album di esordio di Franco Serafini, tra cui il singolo "Se ti va cosí". Nel 1984 si iscrive al Conservatorio Antonio Vivaldi di Novara dove studia contrabbasso per 2 anni col M° Giorgio Giacomelli e consegue la Licenza di Teoria e Solfeggio sotto la guida del Mº Gabriele Manca. Dal 1986 al 1997 lavora come bassista freelance con diversi gruppi ed orchestre tra cui Kalliope, Working Brass, Cabarock, Diego Langhi Big Band, Claudio Allifranchini Big Band, Daniele Comoglio Quartet. Collabora inoltre con la Vetriolo S.r.l. alla realizzazione di jingles pubblicitari in onda sui principali network nazionali. Nel 1991 conosce Raffaele Fiore e con lui collabora alla realizzazione dei testi ed arrangiamenti oltre alla produzione dell'opera rock "4uattro" portata in scena in diversi teatri del novarese tra cui il Faraggiana di Novara, il Silvio Pellico di Trecate ed il Comunale di Oleggio. Contemporaneamente collabora come polistrumentista con la Compagnia La Goccia di Novara per le rappresentazioni teatrali dei musical "Jesus Christ Superstar", "Hair", "Tommy" e diversi Concerti Tributo ai Beatles. Inoltre si unisce, in qualità di corista, al gruppo A Fourty One che allestisce un mega tributo ai Queen con due gruppi contemporaneamente sul palco ed un coro di 20 persone, portato in scena in diversi palasport, teatri e locali di Piemonte e Lombardia tra il 1992 ed il 1995. Nel 1997 si trasferisce a Tenerife, Isole Canarie, dove tuttora risiede esercitando la professione di musicista nei principali hotel.

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