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Tratto dal libro “Fare Canzoni” di Alberto Salerno – 2nda Puntata

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Carosone, nella sua formazione musicale, ha assorbito molto dalla musica americana che si è diffusa in Italia nell’immediato dopoguerra. Napoli in particolare è diventata la capitale italiana della musica di importazione, quella a stelle e strisce, e ciò lo si deve alla massiccia presenza, nel porto del capoluogo partenopeo, di soldati della Marina americana, che hanno portato, oltre alla potenza militare, anche le loro abitudini e la loro cultura.

L’immagine musicale per antonomasia di quella contaminazione culturale, è una canzone celebre proprio dell’accoppiata Nisa – Carosone, Tu vuò fa’ l’Americano, nella quale si racconta la tendenza dei giovani napoletani del tempo ad assumere le abitudini degli yankee, dal whisky al baseball.

Sono abbastanza sicuro che mio padre, per scrivere il testo, si sia ispirato al mitico film interpretato dal grandissimo Alberto Sordi “Un americano a Roma”.

Carosone aveva già scritto e interpretato diverse canzoni di rilievo prima di incontrare mio padre, come ad esempio Maruzzella del 1956, ma non era ancora diventato veramente famoso. Il loro è un incontro magico voluto da Mariano Rapetti, padre di Giulio in futuro conosciuto come Mogol, direttore generale delle Edizioni Ricordi.

Questo incontro darà vita ad una collaborazione molto felice, perché i due si completano a vicenda. Mio padre è un vero napoletano nei modi, nell’accento (che conserverà anche nel futuro) e nel carattere. Renato, invece, è in un certo senso più settentrionale, più concreto, un eccellente manager di se stesso, il primo artista italiano ad avere una sua etichetta discografica, la Stereo, e un suo studio di registrazione. Oltre a Modugno, Carosone sarà l’unico cantante italiano dell’epoca ad andare in tournée negli Stati Uniti.

Lui, in qualità di membro più dinamico della coppia, deve a volte spronare mio padre. Lo incalza “Allora lo scrivi o no questo testo?“. E mio padre spesso gli risponde “Non mi viene nessuna idea, non sono ispirato!“.

Lavorano con semplicità e talento e, oltre a sfornare grandi successi, insieme si divertono molto.
Iniziano con Tu vuò fa’ l’Americano e proseguono con una serie di successi che non verranno mai dimenticati. Da adulto posso confessare che è proprio quello che negli anni è accaduto. Di quelle canzoni esistono moltissime incisioni in diverse lingue.

I due hanno fatto la storia della musica in questi tempi, periodo in cui gli italiani si sono finalmente lasciati alle spalle la guerra riuscendo a guardare al futuro con ottimismo, pronti a vivere l’atteso boom economico.

Ed è proprio in questo periodo, quando avevo circa 7 anni, che entrai per la prima volta in una sala di registrazione. Mio padre mi portò con sè e lì incontrai Carosone e il suo complesso.
Erano tutti al lavoro per registrare Torero. Per un ragazzino come me la sala di registrazione era un posto magico. Le luci soffuse, l’atmosfera ovattata degli isolanti acustici, le apparecchiature per la registrazione con tante spie e manopole.

Ricordo di essere stato molto timoroso, ma allo stesso tempo talmente curioso da cominciare a mettere le mani sugli strumenti, cercando di capirne il funzionamento, fino a quando un tecnico in camice bianco, che sembrava un dottore, mi chiese di non toccare più nulla. Forse, chissà, temeva potessi cancellare qualcosa, rischiando di vanificare il lungo lavoro di tutte quelle persone in sala di registrazione. All’epoca, infatti, un registratore professionale possedeva solo due tracce, quindi realizzare le registrazioni era molto complicato.

Ma comunque, furono tutti gentili e spiritosi con me, e tutto sommato anche per loro era sicuramente inusuale lavorare con un bambino che si aggira per la sala.

Ad un certo punto Gegè Di Giacomo, il batterista del gruppo, si esibì solo per me in un divertente assolo di batteria, lo stesso che eseguì in seguito anche in televisione. Gegè diede il suo prezioso contributo ai tanti successi di Nisa e Carosone; ad esempio fu lui l’ideatore della celebre frase “Cantanapoli…“.

Ricordo di essere uscitoda quella sala di registrazione eccitatissimo, senza immaginare neppure lontanamente di avere messo un piede nel mio futuro.
To be continued…

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IL LINK DELLA PRIMA PUNTATA DI “FARE CANZONI” ->QUI

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