Home Le pillole di A. Salerno Tratto dal libro “Fare Canzoni” di Alberto Salerno – 1ma Puntata

Tratto dal libro “Fare Canzoni” di Alberto Salerno – 1ma Puntata

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Non mi hanno mai raccontato di come si sono conosciuti o forse lo hanno fatto, ma me lo devo essere scordato. Ricordo invece quello che mi ha narrato mio fratello: mio padre, giovanotto, frequentava casa Bixio, il noto maestro con cui aveva già scritto alcune canzoni di successo. Soprattutto trascorreva con loro le vacanze in un ameno paesino, Trarego, sul lago Maggiore. Fra le varie passeggiate in montagna, mio padre incontrerà in uno stretto sentiero, proprio mia madre, lo stretto sentiero che verrà poi immortalato ne “La strada nel bosco’, di Nisa e Bixio.

Quello che è certo è che mio padre e mia madre rappresentano, per me ragazzino, due caratteri e due culture totalmente agli antipodi, anche dal punto di vista geografico. Napoletano, estroso, artista mio padre Nicola, piemontese, pragmatica, solida mia madre Giuliana. Nozze travagliate, dati i tempi. Lei è ebrea e, di conseguenza, sottoposta alle leggi razziali. Un matrimonio “misto” ma solido quanti altri mai.

I racconti di mio padre, su tutto ciò che gli era capitato prima della mia nascita, sono per me, ancora oggi, meglio delle favole. Ascoltavo a bocca aperta i suoi racconti di guerra.
Scoppiata la guerra, io non ero ancora nato, mio padre viene chiamato alle armi e inviato in Sicilia, a Cefalù. Sarà la sua salvezza. Dati i suoi trascorsi artistici gli viene affidato l’incarico di allestire degli spettacoli per allietare il morale delle truppe, cosa che egli fa ottenendo un buon risultato fra i commilitoni.

Non così bene va a mia madre che è costretta a sfollare, scappando da un paese all’altro fino a Cellamonte, in provincia di Alessandria, dove finalmente vede la luce mio fratello Massimo. Nel frattempo le truppe italiane si arrendono agli americani e mio padre, con molti altri, viene fatto prigioniero e mandato in Algeria, nel campo di concentramento di Organi, dove rimane per circa un anno e mezzo. Riuscirà a trovarsi bene anche da prigioniero e ricorderà sempre con ammirazione l’organizzazione dell’esercito americano e la grande disponibilità di materiale per allestire gli spettacoli per le truppe.

Riesco a immaginarlo in quella situazione drammatica, darsi da fare con entusiasmo, armato della sua straordinaria capacità di adattamento tipica dei napoletani. E poi è un artista che ha già cominciato la sua carriera di autore prima della guerra, e un artista non si dimentica mai di esserlo.

Mio padre ama vivere in centro a Milano perché gli piace uscire di casa e poter andare a piedi in Galleria Del Corso, il luogo che è considerato il centro del mondo della musica. Fosse per lui abiterebbe addirittura in Piazza Duomo.
Non aveva il senso del risparmio, così era capace di spendere cifre incredibili per una casa in affitto. Come sempre sarà la concretezza di mia madre a convincerlo a comprare casa. La scelgono in Via Washington, che si trova ancora in periferia da cui, verso ovest, si vedono solo prati. Milano su sta sviluppando, e nel giro di pochi anni diventerà una metropoli.
To be continued…

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