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La poesia romantica di Baglioni e la “lucida e grassa ignoranza” di Ricci

Baglioni è figlio dei poeti russi, e di quelli inglesi. Di quell’andare avanti e indietro nella piena conoscenza dell’uomo. Ricci cosa ne sa della Poesia? Nulla, lui nulla, povero, lui

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È nel canto universale, progressivo e battente, in quel suo perpetuo divenire, che il frammento del verso trova l’evoluzione migliore.  È in quell’essere vivi a cuore nudo e fertili che ci si ritrova dinnanzi a un mare, magari non più giovani, ma a sperare ancora che l’opera del tempo ci lasci immuni e fanciulli. Che poi è facile e anche bello poter dire «accoccolati io e te amore, per sottrarre momenti alla morte, per poter gridare forse per l’ultima volta che la vita è adesso, qui mentre qualcuno sta già iniziando a commemorare le nostre azioni. Perché ora e non oltre ho la certezza di averti».

La Poesia romantica, lo si capisca, ha un’eterna sete d’amore e nasconde di volta in volta nelle lettere altre lettere migliori e salta come fosse un capriolo tra le nostre emozioni. È sì spontanea e ha un alfabeto elementare ma il suo sostegno fondamentale  è nei prodigi della visione. È una fabbrica di sostanza sentimentale, di storie umane. Ha un grembo che tortura accoglie stringe scioglie; è fatta di sofferenze e spinte verso il cuore.

Baglioni è figlio dei poeti russi, e di quelli inglesi. Di quell’andare avanti e indietro nella piena conoscenza dell’uomo, e sa folgorare le debolezze e le smanie di questa nostra misera attualità. Con le sue canzoni, della vita, sa fare frutti e cenere e potenza di Dio.

Baglioni ha nella grazia e nel tormento il suo percorso spinato, il suo lume azzurro. E chiama alla responsabilità la nostra incarnazione umana. Dal tempo patito da Trilussa, al suo Tienamente davanti all’ennesimo carro armato. Perché lo ripete da mezzo secolo che ci è stata data la sorte peggiore, e che abbiamo castigato il nostro Gesù. Lo ripete che non abbiamo una data di scadenza e che è ineluttabile rimanere anche noi in attesa di ritrovarci con gli occhi da Gesù buttati al cielo.

La poesia romantica è spontanea ma ha i sentimenti forti; ci lascia sempre la possibilità di una penultima frazione di vita; per meglio dirlo, la speranza. Baglioni, del tempo che c’era e non ci sarà, sa fare il presente. Ci ricorda che il mattino si è svegliato e a sentirlo cantare si sente il richiamo oltre il nostro mondo di tenebre.

Baglioni è una luce acutissima sulle nostre emozioni,  una voce che si allunga sulla scala delle note per toccare il cielo, e poi scuotere gli angeli.

Baglioni è un verseggiatore romantico. È uno di quelli che anche con gli squali di fronte continua a rimanere, come vorrei essere capace anche io, accoccolato ad ascoltare il mare. Per sua naturale destinazione poetica, romantica.

Ma a mal proposito, Ricci, dico lui, cosa c’entra, cosa ne sa della Poesia? Nulla, lui nulla, povero, lui.

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