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Fimi: dal 2018 nelle classifiche solo gli streaming a pagamento

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Ennesima rivoluzione nel mondo delle classifiche dei dischi, sia nel segmento singoli che in quello album: dal 2018 ci sarà un ritorno al passato.

Ma facciamo un passo indietro. A luglio del 2017 la FIMI decise di includere i dati dello streaming nella Top of The Music by FIMI/GfK che per la prima volta avrebbe integrato i dati dello streaming provenienti dalle piattaforme audio attive in Italia con i dati dei download per i singoli, dei download e delle vendite fisiche per gli album. Infatti l’utilizzo dei numeri degli streaming nel computo delle classifiche musicali è stato introdotto nel settembre 2014 per la chart dei singoli e da luglio 2017 per la classifica degli album.

Ora, dopo solamente sei mesi, si torna al vecchio metodo. Verranno scorporati gli streaming gratuiti e ci si baserà per entrambe le classifiche solo sulle vendite effettive, sia digitali che analogiche, oltre che sugli streaming a pagamento

Negli Usa la rivista Billboard annuncia che dal 2018 terrà conto degli streaming gratuiti nel conteggio totale delle sue classifiche, ma avranno un peso inferiore e saranno privilegiati invece gli ascolti degli utenti abbonati.

La Fimi ha fatto forse il passo più lungo della gamba e adesso si sta ricredendo? O qualcuno, a cui hanno pestato i piedi, si sta imponendo per un ritorno verso certificazioni più favorevoli verso un settore musicale piuttosto che altro? Cosa è successo in realtà in questi mesi? Molti nomi nuovi, per la maggior parte rappers e giovani prodotti da “talent show”, hanno raggiunto le prime posizioni delle varie classifiche, a scapito di artisti più blasonati e famosi.

É anche questo uno specchio della realtà? Forse non del tutto, in quanto “i giovani leoni”, che appoggiano parte della loro fama su uno zoccolo duro di fans attivissimi ai listening party sulle diverse piattaforme gratuite, non sono poi quelli che affollano gli stadi.

Vi sono quindi due mondi diversi?

A quanto pare sì, ci sono proprio due categorie distinte: gli artisti (o presunti tali) per chi la musica la vive e la usa come un qualsiasi prodotto di consumo, meglio se gratuitamente, che viene facilmente adottata da un numero nutrito di fans e altrettanto facilmente abbandonata dall’ennesimo prodotto creato ad hoc, e poi ci sono gli artisti che ancora, incredibilmente, sono acquistati, per cui si compra un cd o lo si scarica pagandone il giusto prezzo. Di questa seconda categoria parliamo di artisti storici, di cantautori, di grandi interpreti e personaggi che lavorano da anni per proporre la propria musica, che probabilmente dal cambiamento della Fimi del luglio scorso hanno avuto poche gioie e molti dolori.

Sui social i fans club più attivi spingono all’acquisto, o al download, o semplicemente ai listening streaming a loop del disco del proprio beniamino affinchè quest’ultimo raggiunga la soglia del disco d’oro, metà che ormai rasenta il ridicolo: per la certificazione di un disco d’oro  bastano 25.000 copie (acquistate + scaricate + ascoltate, anche gratis), per il platino 50.000, una miseria rispetto alla vetta del milione e oltre di anni fa. Quando poi si arriva all’oro o raramente al platino, partono i vari post simili a “manifesti propagandistici” con cui vengono  blasonati i vari talenti di turno, come se avesse raggiunto chissà quale record. Insomma sono una tristezza i numeri, ridotti ai minimi termini, stabiliti dalla Fimi per le certificazioni, numeri che si sono abbassati di anno in anno fino alle soglie attuali, e questo perchè altrimenti quasi nessuno avrebbe raggiunto una qualsivoglia certificazione di vendita.

Da un altro punto di vista, si può comunque rilevare che molti giovani artisti hanno avuto la possibilità di essere improvvisamente al centro dell’attenzione e di acquisire una certa notorietà che possa permettere loro di fare il “salto” verso una vera e propria carriera professionale. I nomi più famosi, che da anni ci tengono compagnia con le loro canzoni, hanno invece adottato una nuova moda, quella di riproporre, soprattutto verso la fine dell’anno, un “repack” (ristampa) di un album uscito già diversi mesi prima, una seconda edizione spesse volte con qualche brano in più, illudendosi (o sperando) così che i fan vogliano ricomprare, per la seconda volta, lo stesso disco. É evidente che il giochetto, già attuato in passato nel post-Sanremo di qualche artista in gara, stia già mostrando la corda. Chi ha già comprato il disco, difficilmente lo ricompra, al massimo scarica dalle piattaforme apposite i brani aggiunti per l’occasione.
E intanto la crisi del settore continua, imperterrita.

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