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sabato, Luglio 11, 2020

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Il mondo accademico e culturale USA contro Trump: prima in una università poi in una biblioteca

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di Silvia Iovine

Melania Trump dona 10 libri ad una scuola del Massachussetts, ma la bibliotecaria li rifiuta.

Per festeggiare il “National Read a Book a Day”, giornata nazionale dedicata alla lettura, Melania Trump ha premiato le migliori scuole degli Stati Uniti regalando 10 volumi della collezione del Dr Seuss.

Il Dipartimento dell’Istruzione ha selezionato le migliori scuole di ogni stato riconosciute per eccellenza ed alti standard.

trump

Liz Phipps Soeiro, bibliotecaria di una scuola del Massachussetts, ha rifiutato i libri giudicandoli pieni di propaganda razzista e di stereotipi nocivi. In un lungo post pubblico, la Soeiro ha dichiarato:

Lavoro in un distretto con molte risorse e che contribuisce direttamente all’eccellenza. I miei studenti hanno accesso a una biblioteca scolastica con più di nove mila volumi e hanno a disposizione l’aiuto e il supporto di una persona con una laurea in scienze della biblioteca”.

La bibliotecaria ha inoltre aggiunto:

Perché non cambiare le regole e regalare libri a comunità sottofinanziate e svantaggiate che continuano ad essere marginalizzate dalle politiche messe in campo dal segretario dell’istruzione Betsy De Vos?”.

La critica mossa dalla bibliotecaria nei confronti dell’iniziativa promossa da Melania si è presto diffusa sui social. Opinioni contrastanti hanno diviso gli utenti tra sostenitori (che erano in maggioranza) ed oppositori. Ma anche questo, come tanti altri casi da quando c’è l’amministrazione Trump, ha diviso gli States.

Intanto l’Ufficio del Distretto scolastico, molto diplomaticamente, ha sottolineato che la bibliotecaria non era autorizzata ad accettare o a respingere i libri donati a nome della scuola o del distretto scolastico… ma intanto la scuola non ha fatto richiesta per riavere il libro.

trump

Comunque non è la prima volta che il mondo della cultura e della scuola rigetta senza mezzi termini il neo presidente Trump.

Alcuni mesi fa nello Stato dell’Indiana, gli studenti dell’università di Notre Dame misero in scena una incredibile protesta anti Trump.

In occasione della cerimonia di consegna dei diplomi presso lo Stadio dell’Università di Notre Dame (Indiana, USA), più di 100 studenti hanno trasformato il proprio dissenso in azione, ispirandosi alla logica della “non violenza”.

Si sono alzati all’unisono e si sono allontanati in silenzio, in segno di protesta contro il vicepresidente americano (ed ex governatore dello Stato), Mike Pence, invitato per il discorso di apertura della giornata.

La protesta, rivolta contro l’operato dell’amministrazione Trump, era stata preceduta da un pronunciamento dell’intera Università di Notre Dame, che si era dichiarata contraria alla presenza di Donald Trump come ospite d’onore dell’evento accademico.

L’iniziativa studentesca è nata dall’impegno di una coalizione di gruppi studenteschi, chiamata “We StaND For”, volta al sostegno della giustizia sociale e della dignità umana.

I social media hanno diffuso l’informazione sul significato della protesta condividendo l’invito a partecipare in maniera silenziosa e rispettosa, semplicemente alzandosi e uscendo fuori dallo stadio. Esprimendo così la propria solidarietà nei confronti delle persone che stanno subendo l’impatto negativo delle politiche di Trump.

Il video della cerimonia (vedi sopra) mostra file di giovani neolaureati che escono dallo stadio a testa alta, esprimendo il proprio dissenso culturale in silenzio, seguiti da familiari e amici. Attorno a loro, l’atmosfera si riempie di fischi ed applausi.

Diversi quotidiani statunitensi – tra cui il “New York Times”, il “Washington Post” e “The Guardian” – hanno riportato le testimonianze di studenti e famiglie che hanno preso parte alla protesta.

Un gruppo ha contestato il ruolo di Pence nel governo di Trump, dichiarando di aver conosciuto la pericolosità delle sue politiche quando era governatore dell’Indiana:

La sua gestione ha causato danni diretti all’educazione pubblica, all’assistenza sanitaria, ai diritti delle donne, all’ambiente, agli individui LGBTQ, agli immigrati e ai rifugiati, ai diritti riproduttivi, alle infrastrutture locali, all’economia del nostro Stato e altro ancora…”.

Luis Miranda, 29 anni, neolaureato in un programma di master, ha affermato:

La celebrazione di consegna dei diplomi non dev’essere una vetrina del potere politico, ma un riconoscimento del nostro duro lavoro. La presenza del signor Pence alla cerimonia è stata particolarmente sconveniente per alcuni studenti e le loro famiglie, inclusi i gay e gli immigrati, che sono stati danneggiati dalle politiche dell’amministrazione Trump. Anche la mia famiglia è stata direttamente colpita dalle sue politiche, quindi ho sentito l’esigenza e il dovere di alzarmi e andar via… È quello che tutti noi abbiamo sentito di dover fare”.

Se a protestare fossero stati anche soltanto cinque di noi – ha aggiunto Luis – sarebbe stato comunque un successo perché sapevamo di fare la cosa giusta. Il fatto che abbiano partecipato così tante persone è stato mitico!”.

trump

La famiglia di una studentessa che ha partecipato alla protesta ha dichiarato:

Amiamo nostra figlia e la sosteniamo. Siamo orgogliosi di quello che ha fatto. Dobbiamo mostrare al mondo che ci deve essere tolleranza e dobbiamo essere più inclusivi, abbracciarci gli uni agli altri, sostenerci, anche se abbiamo credenze e punti di vista diversi”.

Gli studenti che hanno indetto la protesta hanno ricevuto l’approvazione di diverse organizzazioni di sinistra, tra cui il gruppo “Glaad” per la difesa dei diritti gay e il gruppo che ha organizzato la marcia delle donne a gennaio.

Fuori dall’Università, altri gruppi studenteschi hanno partecipato alla protesta esprimendo il proprio dissenso senza grida né offese, uniformandosi all’invito: “Remember to stay respectful”, diffuso online da “We StaND For”.

In sintonia con l’identità cattolica dell’Università di Notre Dame, gli organizzatori della protesta hanno motivato l’opposizione nei confronti di Pence e della politica dell’amministrazione Trump appellandosi ai valori della dottrina sociale della Chiesa e, in particolare, agli insegnamenti di Papa Francesco:

Il Santo Padre – hanno dichiarato – ha esortato a sostenere i profughi siriani, a riconoscere e rispettare l’umanità delle minoranze sessuali, e ad abbattere i muri che ci separano…”.

 

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